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Dal multinazionale al multilocale: lo sguardo di Taiye Selasi

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Longo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Interfacoltà di Scienze della comunicazione, scienze politiche e lettere
  Corso: Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale
  Relatore: Giovanni Ruocco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

Lo spunto per la stesura del mio lavoro di scrittura scaturisce dall’interesse di un discorso tenuto della scrittrice Taiye Selasi durante l’evento GlobalTed Talks. Si tratta di un ciclo di conferenze che hanno come oggetto tematiche di ogni natura, dall’arte alla medicina, dalla politica alla tecnologia.
Nello specifico, l’intervento del quale mi sono occupata ha come tema centrale il discorso sulla nazione legata all’identità: Taiye Selasi, che potremmo definire multilocale, come lei stessa suggerisce, affronta l’argomento della nazione e della conseguente identità nazionale offrendo uno sguardo nuovo, semanticamente e significativamente rivoluzionario, mettendo in risalto l’importanza della località sulla nazionalità. Ribadendo la tesi della nazione come concetto moderno, la stessa Selasi solleva la questione identitaria legata ai confini e al senso di appartenenza ad un unico stato-nazione, presentandola come limitante e a tratti erronea, perché facente riferimento a realtà che si sono estinte o che sono state accorpate ad altri confini. Selasi non solo trova riduttivo dover limitare l’identità di un essere umano ad un concetto, che in quanto tale, potrebbe essere superato da parametri più indicati, quali le esperienze, ma crede che sia erroneo lasciare che una sola nazionalità, ancora prima delle esperienze di vita quotidiana, abbia la capacità esclusiva di forgiare chi siamo, presentandoci al mondo secondo criteri generalizzati, generalizzanti e non specifici. 
Il mio elaborato, dunque, non si prefigge lo scopo, alquanto presuntuoso altrimenti, di proporre nuove ricerche su un tema, come quello della nazione, largamente sviscerato e dibattuto nel secolo scorso da illustri teorici quali Hobsbawm, Gellner, Anderson e Smith, le cui teorie sono state esposte nella prima parte. Infatti, questa premessa generale è stata funzionale ad una riflessione critica e de-essenzialista condotta non solo da autori post-strutturalisti, da autori postcoloniali ma anche da esponenti degli studi femministi sull’idea di nazione.
Il riferimento particolare all’analisi del discorso della scrittrice Taiye Selasi Don’t ask me where I’m from, ask me where I’m local presenta un cambiamento di prospettiva che vede l’esperienza locale, i rituali e le relazioni interpersonali spodestare le nazioni, le quali continuano ad ispirare e condizionare l’identità collettiva e culturale, anche in un mondo che vede avanzare processi di globalizzazione ed eliminazione delle frontiere.
Perciò, con l’obiettivo di tracciare un discorso di impronta contemporanea e post-nazionale, si pone come punto di partenza il seguente quesito: “sarebbe possibile, almeno su un piano etico-morale, superare i limiti che il concetto di nazione ci impone se si fosse in grado di de-essenzializzarlo e spogliarlo di tutte quelle sovra-strutture che lo compongono?”.
Una risposta definitiva risulta alquanto problematica, vista la complessità nello scavalcare il binomio stato-nazione e fattori quali l’ordine, la sicurezza e la cittadinanza, ma sarebbe perlomeno auspicabile, come suggerisce Taiye Selasi, chiederci dove ci sentiamo “del posto” e non “da dove veniamo”, tanto per iniziare ad abbattere se non altro i pregiudizi e i confini mentali.

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3 INTRODUZIONE “I’m not multinational. I'm not a national at all. How could I come from a nation? How can a human being come from a concept?” A pronunciare tali parole è la scrittrice “multilocale” Tayie Selasi, in occasione di una serie di conferenze dal nome Global Ted Talk tenutosi nell’ottobre del 2014. Con smisurata eleganza e palpabile carisma si accinge ad affrontare un argomento tanto scontato quanto eterogeneo come quello del nazionalismo abusivamente correlato alle identità, ai limiti e ai confini. Sono queste sue due domande a fare da colonne portanti nel mio percorso di scrittura, il quale si prefigge di tracciare un discorso che, partendo da un’idea centrale come quella del concetto di nazione, abbia la facoltà di abbracciare svariati temi passati, presenti e futuri. Passati perché sarà necessario partire da un concetto come quello di nazione, che palesatosi intorno al XVIII secolo, è da almeno due secoli che costituisce un punto di riferimento fondamentale nei meccanismi di formazione e di consolidamento delle identità collettive e che opera come una forza storica di prima grandezza; presenti, perché, nonostante gli innumerevoli studi susseguitisi nei decenni si tratta di una questione palesemente attuale, ancora oggetto di diversi dibattiti al futuro. E, in un mondo che volge sempre più verso l’interdipendenza e l’interazione globale senza limiti e confini, sarà auspicabile rivisitare il concetto di “multinazionale” in favore di “multilocale”. Luminari sono le parole di Francesco Tuccari secondo cui Questa moltiplicazione di <<mondi locali>>, d’altra parte, si è andata paradossalmente svolgendo in un pianeta sotto vari e decisivi aspetti sempre più uniforme e interdipendente, unificato in misura crescente dalla forza onnipervasiva dei mercati finanziari e delle imprese deterritorializzate, dal verbo universale della tecnica, da flussi culturali e da un mercato della comunicazione e dell’informazione sempre più omogenei, dalla crescente omologazione dei consumi e degli stili di vita. 1 Se, da un lato, il concetto di nazione tende a raggruppare individui secondo canoni quali la lingua, le tradizioni e la religione i quali si sentono così parte di un insieme, dall’altro accentua la particolarità di questi gruppi, costringendo ogni singolo a 1 Francesco Tuccari, La Nazione, Laterza Editore, Bari, 2000, p. 7.

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