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Oltre l'antropocentrismo, oltre l'antropodiniego: verso un ''antropomorfismo critico''

L'elaborato propone una riflessione aggiornata sull'antropomorfismo critico, concetto introdotto dallo psicologo comparativista Gordon Burghardt nel 1985, da intendersi come un approccio teorico e metodologico nel campo dello studio del comportamento animale che tenta di superare i vincoli e i limiti che da sempre la tradizione culturale umana ha posto a questo ambito di studi e ricerche. Il lavoro svolto parte da una disanima dei concetti di antropocentrismo e antropomorfismo/antropodiniego, confrontando quelli che sono i risultati della speculazione filosofica e della ricerca scientifica nel corso della storia, partendo dall'età antica fino a quella contemporanea, con lo scopo di analizzare le possibilità di superare la visione antropocentrica e la concezione di antropomorfismo come "errore categoriale", per giungere nell'ultimo capitolo all'analisi della genesi del concetto di antropomorfismo critico e dei suoi sviluppi e contributi apportati alla ricerca scientifica negli ultimi anni. In conclusione della tesi vi sono riflessioni personali su possibili ulteriori sviluppi del concetto in luce di un suo utilizzo nell'ambito del rapporto dell'uomo coi propri conspecifici.

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1. INTRODUZIONE Il tema di questa tesi, l'antropomorfismo critico, mi è stato suggerito, dopo un percorso di comune riflessione che aveva preso le mosse dal mio percorso di studi e dagli interessi di ricerca cui esso mi aveva condotto, dal relatore, prof. Marco Celentano, e non ho avuto esitazione nell'accogliere tale proposta, nonostante essa rappresentasse per me una vera sfida. Non mi ero, infatti, ma trovato, prima, ad affrontare gli ambiti di studio cui l'antropomorfismo critico è più strettamente legato, ovvero l'etologia e la psicologia comparata, ma ho subito avuto l’impressione che questo concetto, e le proposte metodologiche ad esso legate, possano offrire contributi innovativi a questioni ancora in parte irrisolte per gli stessi “addetti ai lavori”, nel campo delle scienze comportamentali, incentivando lo sforzo di umiltà, duttilità negli approcci, attenzione alle specificità dei soggetti studiati, che oggi sono i primi requisiti richiesti, almeno in ambito etologico, a chi voglia studiare il comportamento, le menti, e le forme espressive animali 1 . L'argomento mi è sembrato, dunque, fin da subito interessante e degno di speciale attenzione. Ho poi potuto constatare, nel corso del lavoro di ricerca e stesura della tesi, che affrontare un concetto come quello di antropomorfismo critico pone di fronte alla necessità di studiare analizzare, nei limiti in cui la formazione e gli strumenti ermeneutici acquisiti lo consentono, la storia del rapporto degli esseri umani con se stessi, con i propri conspecifici, e con tutte le componenti di quel mondo “esterno”, composto dagli uomini di altre culture, dagli altri esseri viventi, dagli altri animali in particolare, e dalla “natura” in generale, che, nella tradizione occidentale, dall’antichità al moderno, è stato concepito come l’“altro”, il diverso, e, spesso, l’“inferiore”. 1 Si veda su questo i testi di Celentano M., de Waal F., Marchesini R. citati nella tesi e in bibliografia. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andrea Sollai Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 65 click dal 30/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.