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Il Sutra del Podio del Sesto Patriarca. Analisi di alcuni aspetti linguistici

La grammatica del Cinese Medio o Medievale (100-1200 d.C.) è stata oggetto di più o meno ampi riferimenti nelle grammatiche storiche di Wang Li (1957-1958), Zhou Fagao (1959,1961, 1962), Öta Tatsuo (1958); inoltre studi specifici sui sotto periodi linguistici del Cinese Medievale Medio (circa 600-900 d.C.) e del Cinese Medievale Tardo (circa 900-1200 d.C.) si sono susseguiti anche in Occidente a partire dalla ricerca pioneristica di Maspero (1914) sugli elementi “colloquiali” presenti in cinque testi del genere yulu della tradizione buddhista Chan. All’interno dei primi studi specifici riferiti al Cinese Medievale Medio, il testo del Sutra del Podio del Sesto Patriarca ponendo qualche problema riguardo alla sua datazione, non è stato usato come fonte materiale dai primi studiosi del genere yulu, pervenendo in seguito ad una rivalutazione.
Questo testo riporta la dottrina ed i concetti fondamentali alla base del buddhismo Chan stabiliti dal famoso maestro Huineng (638-713), il Sesto Patriarca; il testo a cui ci si riferisce in questa ricerca è il manoscritto ritrovato in una grotta a Dunhuang nel 1900 ed è composto da circa 11.000 caratteri cinesi. La datazione del manoscritto, l’attribuzione ad un determinato autore, la storia del testo nella sua evoluzione e nelle numerose versioni e riedizioni successive è quanto mai complessa e, per una trattazione più estesa, si rinvia all’introduzione; qui ci si limita a sottolineare l’attribuzione del manoscritto non datato da parte del Prof. Akira Fujieda, eminente esperto della calligrafia di Dunhuang, ad un periodo tra l’830 e l’860, attribuzione sostanzialmente confermata da Yampolsky, che, sulla base del genere di errori presenti nello stesso manoscritto, afferma che il Sutra del Podio, copia di una precedente versione, fu scritto probabilmente attorno all’820.
Il testo del manoscritto del Sutra del Podio, tratto dall’edizione di Yampolsky del manoscritto di Dunhuang, è è oggetto di questo studio. Quindi il presente lavoro, dal titolo “Il Sutra del Podio del Sesto Patriarca - Analisi di alcuni aspetti linguistici”, riguarda un testo che ritengo sia da porre in rilievo perché, con molte probabilità, è uno dei primi esempi del genere yulu attribuibili al periodo Tang (618 - 907); in questo trovo riferimenti e conferme nell’ articolo di Gurevich, “On the historical grammar of the Colloquial Chinese Language of the Tang Dynasty (based on the Chan - Buddhist yulu)”, in cui l’autrice, nella sua analisi del manoscritto, affronta le problematiche connesse ai criteri per l’inclusione dello stesso nel suo studio.
Malgrado il mio lavoro non operi una analisi complessiva a livello grammaticale e lessicale, e consapevole dell’eventualità di errori ed omissioni solamente a me imputabili, sulla base dell’articolo, già citato, di Gurevich e dell’opera di Yampolsky “The Platform Sutra of the Sixth Patriarch - The Text of The Tun-Huang Manuscript with Translation, Introduction, and Notes by B. Yampolsky”, opera valida ed esauriente che offre anche una traduzione completa, giungo alle seguenti conclusioni: il linguaggio del manoscritto ha molto in comune con quello del periodo precedente, ad esempio il linguaggio delle prime traduzioni buddhiste, o, in altre parole, il tipo di linguaggio vernacolare del periodo pre -Tang, ma, d’altra parte, il linguaggio del manoscritto presenta anche qualche elemento grammaticale specifico per i bianwen “letteratura di trasformazione” una forma popolare di letteratura di narrazione che si sviluppò durante la dinastia Tang, che alternava prosa e parti ritmate per la recitazione e il canto, spesso su temi buddhisti) di Dunhuang e perfino specifico per il genere yulu più tardo; da quanto detto trova ulteriore conferma la datazione del manoscritto operata da Yampolsky e Gurevich, in quanto l’analisi grammaticale della versione di Dunhuang non alimenta alcun sospetto di una sua seria modificazione più tarda; quindi si ribadisce l’importanza del testo come fonte materiale per lo studio degli yulu in quanto è il primo esempio del genere e si presenta come un utilissimo strumento anche per osservare l’evoluzione del linguaggio all’interno di uno stesso genere. Affidandomi su queste premesse, ho sviluppato questo lavoro che è da inserire tra quelli riguardanti lo studio delle forme del linguaggio cinese che segnalano il passaggio dal cinese classico al Cinese medioevale, caratterizzato dall’uso sempre più diffuso del cinese vernacolare (“kouyu" o “yutiwen” o “baihua").

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Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Tomaso Bonavita Contatta »

Composta da 287 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.