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L'usura bancaria: la disciplina penalistica e i riflessi economici

Informazioni tesi

  Autore: Irene Roveron
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Diritto
  Relatore: Vittorio Manes
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

In questo lavoro si è cercato di ricostruire il complesso fenomeno umano, sociale ed economico rappresentato dall’usura. Si tratta di un argomento di estrema attualità ed in continua evoluzione che, sin dalle sue origini, ha dato luogo a numerosi confronti e dibattiti tra giuristi ed interpreti del diritto in merito ai differenti profili di problematicità caratterizzanti l’articolata prassi usuraria. L’etimologia del termine usura deriva dal latino “usus”, ed indica il corrispettivo riconosciuto al creditore, in aggiunta alla restituzione del bene mobile o del denaro, per il prestito effettuato a favore del debitore; espressione senz'altro affrancata dalla connotazione negativa che conosciamo oggi.
Nel primo capitolo, dopo aver analizzato il concetto di usura e tracciato i confini definitori della stessa, si è proposta un’attenta analisi dell’excursus storico della normativa susseguitasi in materia, partendo dal periodo romano e giungendo all’attuale disciplina in vigore; prestando particolare attenzione all’evoluzione avvenuta in sede penale, al fine di conferire un’adeguata tutela al soggetto debole della relazione contrattuale.
Il delitto d’usura venne introdotto all’interno del nostro ordinamento giuridico dal codice penale Rocco del 1930, che individuava tra gli elementi essenziali per la configurazione del reato: “l’approfittamento” dello stato di bisogno altrui e “l’usurarietà” dei vantaggi promessi o consegnati come corrispettivo del denaro ottenuto; requisiti questi difficilmente accertabili in sede processuale. La legge 7 marzo 1996, n. 108, rubricata “Disposizioni in materia di usura”, intese superare le concrete difficoltà applicative della normativa precedente, predisponendo una fattispecie base ed una sussidiaria del reato d’usura, entrambe oggetto di approfondita trattazione nel secondo capitolo dell’elaborato. Si tratta di una riforma che ha segnato un punto di svolta radicale nella lotta alla criminalità economico-organizzata, la quale, nell’arco degli ultimi due decenni si è dimostrata sempre più interessata all’ottenimento di profitti illeciti tramite la realizzazione di condotte usurarie.
La nuova legge antiusura ha, di fatto, completamente riformulato la disciplina contenuta nell’art. 644 del codice penale, introducendo al terzo comma l’ipotesi di usura “presunta”, secondo cui: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari […]”.
Il processo di determinazione del TEGM, da cui si ricava il tasso soglia, rappresenta il centro nevralgico del nuovo delitto d’usura, sul quale ha fortemente discusso la dottrina; in quanto viene effettuata una scelta importante tra interessi contrapposti individuati: da una parte, nella libertà di autodeterminazione della propria sfera patrimoniale che spetta al singolo sul contenuto negoziale; e dall’ altra, nell’esigenza di tutela della funzione stessa del contratto e più in generale dell’ordine macroeconomico.
Dopo aver esaminato i requisiti oggettivi della nuova fattispecie, si sposta l’attenzione sull’elemento soggettivo richiesto per l’integrazione della stessa, per poi proseguire esponendo le diverse tesi proposte da dottrina, giurisprudenza e Corte di Cassazione sulla delicata questione relativa dell’individuazione del momento “consumativo” del reato.
Nel terzo capitolo, invece, si esamina la fattispecie d’usura prestando particolare attenzione alla disciplina degli interessi usurari nei contratti bancari, considerando una diversa prospettiva, comunque connessa al profilo giuridico, ma maggiormente confacente alla disciplina economica. Nel dettaglio, si è affrontato il problema della natura e della rilevanza degli interessi moratori ai fin della determinazione dell’usurarietà del contratto, esponendo le diverse tesi formulate dagli interpreti a riguardo e gli orientamenti, spesso contrastanti, dell’Arbitro Bancario e Finanziario e della giurisprudenza di legittimità.
In un secondo momento, si è concentrata l’analisi sulla spinosa questione, oggetto di forti scontri nelle aule giudiziarie tra istituti di credito e clientela, sull'applicazione delle commissioni di massimo scoperto nei contratti di apertura del credito. In questa ultima parte della dissertazione si è voluto, infatti, approfondire la relazione della commissione in oggetto, con l’ipotesi delittuosa dell’usura, a norma dell’art. 644 del c.p.; riportando una chiara e dettagliata ricostruzione dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa avvenuta in materia.

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9 Introduzione In questo lavoro si è cercato di ricostruire il complesso fenomeno umano, sociale ed economico rappresentato dall’usura. Si tratta di un argomento di estrema attualità ed in continua evoluzione che, sin dalle sue origini, ha dato luogo a numerosi confronti e dibattiti tra giuristi ed interpreti del diritto in merito ai differenti profili di problematicità caratterizzanti l’articolata prassi usuraria. L’etimologia del termine usura deriva dal latino “usus”, ed indica il corrispettivo riconosciuto al creditore, in aggiunta alla restituzione del bene mobile o del denaro, per il prestito effettuato a favore del debitore; espressione senz’altro affrancata dalla connotazione negativa che conosciamo oggi. Nel primo capitolo, dopo aver analizzato il concetto di usura e tracciato i confini definitori della stessa, si è proposta un’attenta analisi dell’excursus storico della normativa susseguitasi in materia, partendo dal periodo romano e giungendo all’attuale disciplina in vigore; prestando particolare attenzione all’evoluzione avvenuta in sede penale, al fine di conferire un’adeguata tutela al soggetto debole della relazione contrattuale. Il delitto d’usura venne introdotto all’interno del nostro ordinamento giuridico dal codice penale Rocco del 1930, che individuava tra gli elementi essenziali per la configurazione del reato: “l’approfittamento” dello stato di bisogno altrui e “l’usurarietà” dei vantaggi promessi o consegnati come corrispettivo del denaro ottenuto; requisiti questi difficilmente accertabili in sede processuale. La legge 7 marzo 1996, n. 108, rubricata “Disposizioni in materia di usura”, intese superare le concrete difficoltà applicative della normativa precedente, predisponendo una fattispecie base ed una sussidiaria del reato d’usura, entrambe oggetto di approfondita trattazione nel secondo capitolo dell’elaborato. Si tratta di una riforma che ha segnato un punto di svolta radicale nella lotta alla criminalità economico-organizzata, la quale, nell’arco degli ultimi due decenni si è dimostrata sempre più interessata all’ottenimento di profitti illeciti tramite la realizzazione di condotte usurarie. La nuova legge antiusura ha, di fatto, completamente riformulato la disciplina contenuta nell’art. 644 del codice penale, introducendo al terzo comma l’ipotesi di usura “presunta”, secondo cui: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono

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Parole chiave

usura
interessi usurari
delitto d'usura
t.e.g.m
commissioni di massimo scoperto

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