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L'importanza dei nutraceutici nella dieta e prevenzione nel Morbo di Alzheimer

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Montanari
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di II livello in Nutrizione, Nutraceutica e Dietetica applicata
Anno: 2018
Docente/Relatore: Polzonetti Valeria
Istituito da: Università degli Studi di Camerino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

Oggi il Morbo di Alzheimer rappresenta la patologia più diffusa tra le varie forme di demenza [WHO, 2017]. Dal rapporto mondiale sulla malattia di Alzheimer del 2015 emerge che nel mondo 46,8 milioni di persone sono affette da una forma di demenza di cui il 60-70% dei casi [WHO, 2017] sono malati di Alzheimer.
Le stime prevedono che entro il 2050 si arriverà a raggiungere i 131,5 milioni di persone affette da demenza, un nuovo caso ogni 3,2 secondi. E’ chiaro come diventa fondamentale la ricerca nel trattamento dei fattori di rischio e nel prevenire tale malattia. Negli ultimi anni si è prestata particolare attenzione a studi su: modulatori di β e γ secretasi, inibitori della biosintesi del colesterolo, inibitori di aggregazioni amilodi, immunizzazione attiva, stress ossidativo a livello celebrale. In quanto essendo il peptide β amiloide un iniziatore chiave, nello sviluppo della malattia di Alzheimer [Tiraboschi P. et al., 2004] è evidente come la maggior parte degli approcci allo sviluppo di terapie implicano ricerche su interferenze con la sua formazione e gli effetti tossici che esso innesca. Dopo un’attenta analisi mi è stato possibile enunciare che le strategie terapeutiche sperimentali che hanno mostrato una risposta positiva nel prevenire o addirittura bloccare la progressione di tali placche sono: l’utilizzo di farmaci anti - infiammatori non steroidei che permettono di modulare l’attività delle γ secretasi [Weggen, s. et al, 2000]e la somministrazione di farmaci a base di statite per ridurre ipercolesterolemia e per migliorare l’apprendimento [Li L. et al., 2006] ma a supporto della medicina tradizionale giocano un ruolo fondamentale contro i fattori di rischio tipici della malattia di Alzheimer anche le abitudini alimentari.
Infatti si è dimostrato che l’aderenza a una dieta mediterranea riduce il rischio di insorgenza della malattia di Alzheimer di circa il 10% [Sofi F. et al., 2010]. L’introduzione con la dieta di nutraceutici antiossidanti come: epigallocatechina-3-gallato presente in grande quantità nel tè verde, permette di inibire la formazione di aggregati metallo - peptide β amiloide [Cascella M. et al., 2017]; la curcumina permette una riduzione della densità delle placche senili di circa il 40% esplicando anche un’azione antinfiammatoria [Giselle P. Lim et al., 2001], l’acido ascorbico (Vitamina C) si dimostrato in grado di modulare la neuroinfiammazione, inibire la fibrillazione del peptide β amiloide [Choudhry F., et al., 2012]; la somministrazione di estratti di berberina [Cai Z. et al., 2016] sembrano essere in grado di regolarizzare la dislipidemia, di ridurrre le placche amiloidi e di grovigli neuro fibrillari, inibire la patogenesi dell'aterosclerosi, ritardare lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione nella malattia di Alzheimer [Zhiyou Cai et al., 2016]. Mentre gli elevati valori di omocisteina ematica sono in grado di favorire l’accumulo del peptide β amiloide [Hasegawa, T. et al., 2005].
La carenza di vitamine e folati i pathway a valle dei metaboliti associati all'omocisteina, possono contribuire all'insorgenza e alla progressione delle malattie neuropsichiatriche e neurodegenerative [Stanger et al., 2009].
Notevoli studi sono stati fatti ma per essere riconosciuti come strategie terapeutiche la ricerca deve fornire ancora più dati.
La mia ricerca vuole sensibilizzare all’utilizzo di questi composti fitochimici a supporto della medicina tradizionale nella cura di patologie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, e sollevare la dieta mediterranea come icona per uno stile di vita sano.

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A.A. 2016/2017 SILVIA MONTANARI 20 Strategie Terapeutiche Negli ultimi anni si è prestata particolare attenzione a studi su: modulatori di β e secretasi, inibitori della biosintesi del colesterolo, inibitori di aggregazioni amilodi, immunizzazione attiva, stress ossidativo a livello celebrale. In quanto essendo il peptide β amiloide un iniziatore chiave, nello sviluppo della malattia di Alzheimer [Tiraboschi P. et al., 2004] è chiaro che la maggior parte degli approcci allo sviluppo di terapie implicano ricerche su interferenze con la produzione, l'autoassociazione e gli effetti tossici di questo peptide. Gli inibitori delle secretasi potrebbero non aiutare i pazienti con morbo di Alzheimer in stadio terminale, dal momento che l'estensione della neurodegenerazione potrebbe andare oltre il punto di non ritorno. Tuttavia, la terapia potrebbe rallentare o arrestare il processo patologico in individui con AD in fase iniziale o intermedia [Wolfe MS. 2002]. Resta da vedere se questo può essere ottenuto con i modulatori secretasi, ma i risultati recenti offrono la possibilità di realizzare composti biodisponibili sicuri. Inoltre, studi epidemiologici sugli agenti che abbassano il colesterolo, indicano che questi farmaci potrebbero essere utili nella prevenzione dell'AD. Poiché gli agenti che abbassano il colesterolo sono già approvati per l'uso umano e sono noti per essere sicuri per il trattamento cronico, potrebbero presto essere avviati test clinici per testare questo concetto in modo più rigoroso. Un'altra strategia generale per prevenire l'accumulo di peptidi β amilodi è quella di migliorare la clearance di questo peptide. Un nuovo approccio è l'immunizzazione, sia attivamente con il peptide β amilode stesso che passivamente con gli anticorpi anti-Ap. Sebbene l'immunizzazione attiva offra un approccio nuovo ed efficiente tanto da non richiedere un somministrazione cronica, al momento si temono effetti collaterali caratterizzati da grave tossicità. L'immunizzazione passiva potrebbe essere più sicura dell'immunizzazione attiva, ma richiede una somministrazione cronica e potrebbe quindi essere proibitiva per i costi da sostenere. Questo approccio potrebbe tuttavia essere accettabile per il trattamento di individui che stanno già mostrando segni di AD. Nei prossimi anni, gli sforzi continui nei laboratori accademici e farmaceutici dovrebbero fornire test cruciali per l'ipotesi dell'amiloide e

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Parole chiave

dieta mediterranea
alzheimer
nutrizione
tè verde
malattie neurodegenerative
berberina
vitamina c
nutraceutica
folati
epigallocatechina3gallato

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