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Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione

Informazioni tesi

  Autore: Micol Burighel
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

Questa tesi prende avvio da due riflessioni riguardanti la condizione del giornalismo nell’era di internet, delle fake news, della viralità e delle comunità virtuali, senza dimenticare che si tratta anche del tempo dei progetti collaborativi, dell’intelligenza della collettività, del picco di diffusione raggiunto da sapere e conoscenza. Da qui si è partiti per arrivare alla presentazione di un nuovo modello, quello del giornalismo integrato, che volutamente ricorda la nota distinzione fra apocalittici e integrati introdotta da Umberto Eco negli anni Sessanta (U. Eco, Apocalittici e integrati, 1964). Con una nuova sfumatura interpretativa: in questo lavoro, il termine integrato non designa un entusiasmo un po’ ingenuo e fazioso verso i nuovi media, ma uno stato di armonia con la propria epoca e con l’attuale struttura della società che il giornalismo dovrebbe quantomeno ambire a raggiungere. Integrazione in questo caso significa essere vicini alle comunità per cui si produce informazione, coscienti rispetto ai nuovi mezzi e alla realtà digitale, inseriti a pieno nel proprio tempo.
In Occidente, la transizione al digitale ormai è completa. Questa nuova realtà ‒ così immateriale e leggera da essere scambiata a volte per una non realtà ‒ fa parte della quotidianità delle persone e ne rappresenta il presente e il futuro, anche se non si sa ancora in che misura e in che forma. Capirla, analizzarla e adattarvisi, imparando a valorizzare le sicure opportunità e a minimizzare gli aspetti negativi del sistema, diventa una questione di sopravvivenza. E questo vale soprattutto per il mondo dell’informazione.
Entrano così in gioco le nuove alfabetizzazioni, come information, media e digital literacy. Se in passato era sufficiente saper leggere, scrivere e far di conto per essere in grado di orientarsi nella società, oggi le competenze indispensabili per prendere decisioni ragionate sulla vita pubblica e privata comprendono nuove abilità, tecniche, comunicative e cognitive. Conoscere i meccanismi di internet e la sua logica ipertestuale, avere padronanza dei new media, essere sicuri nel proprio uso dei social sono alcune delle competenze a cui né i giornalisti, né i lettori possono rinunciare. In che modo, dunque, giornalismo e new literacies sono legati? Perché il mondo dell'informazione dovrebbe investire sull'educazione al digitale della propria audience? Da una parte, è lapalissiano che un buon giornalismo non possa che essere alfabetizzato. Dall'altra, un lettore con un alto grado di digital literacy è in grado di riconoscere con sicurezza l'informazione di qualità, sviluppando le difese immunitarie contro disinformazione e fake news e riguadagnando fiducia nel giornalismo di qualità.

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6 Introduzione Questa tesi prende avvio da due riflessioni riguardanti la condizione del giornalismo nell’era di internet, delle fake news, della viralità e delle comunità virtuali, senza dimenticare che si tratta anche del tempo dei progetti collaborativi, dell’intelligenza della collettività, del picco di diffusione raggiunto da sapere e conoscenza. Da qui si è partiti per arrivare alla presentazione di un nuovo modello, quello del giornalismo integrato, che volutamente ricorda la nota distinzione fra apocalittici e integrati introdotta da Umberto Eco negli anni Sessanta (U. Eco, Apocalittici e integrati, 1964). Con una nuova sfumatura interpretativa: in questo lavoro, il termine integrato non designa un entusiasmo un po’ ingenuo e fazioso verso i nuovi media, ma uno stato di armonia con la propria epoca e con l’attuale struttura della società che il giornalismo dovrebbe quantomeno ambire a raggiungere. Integrazione in questo caso significa essere vicini alle comunità per cui si produce informazione, coscienti rispetto ai nuovi mezzi e alla realtà digitale, inseriti a pieno nel proprio tempo. In Occidente, la transizione al digitale ormai è completa. Questa nuova realtà ‒ così immateriale e leggera da essere scambiata a volte per una non realtà ‒ fa parte della quotidianità delle persone e ne rappresenta il presente e il futuro, anche se non si sa ancora in che misura e in che forma. Capirla, analizzarla e adattarvisi, imparando a valorizzare le sicure opportunità e a minimizzare gli aspetti negativi del sistema, diventa una questione di sopravvivenza. E questo vale soprattutto per il mondo dell’informazione. La prima riflessione muove da questa consapevolezza: nella profonda convinzione che il giornalismo sia leale prima di tutto nei confronti dei cittadini e sia rivolto al benessere della società in cui opera, come si concretizza la sua funzione di servizio pubblico nell’epoca digitale? In che maniera può giovare ai lettori, come li può guidare a comprendere la matassa della realtà, riguardo a quali temi deve prendere posizione? Che cosa deve sostenere e che cosa deve combattere? Per cercare di dare una risposta a tali quesiti è essenziale partire dall’analisi del contesto contemporaneo in cui i professionisti dell’informazione si trovano a svolgere il proprio lavoro:

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Parole chiave

community
disinformazione
giornalismo online
giornalismo digitale
fake news
nuove alfabetizzazioni
new literacies
digital literacy
giornalismo integrato
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