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Le Sicav: tecniche di composizione del portafoglio investimenti

Le società di investimento a capitale variabile sono state recepite dall’ordinamento italiano soltanto nei primi anni ’90, mentre in Francia e in Lussemburgo la loro introduzione risale a oltre venti anni prima.
Le prime SICAV proposte in Italia erano di diritto lussemburghese, favorite dalla locale normativa fiscale meno stringente. Simili ai fondi comuni di investimento, dai quali differiscono tuttavia per la natura societaria ad esse peculiare, le SICAV conferiscono ai risparmiatori lo status di azionista.
La caratteristica di continua variabilità del capitale sociale che coincide con il patrimonio netto fanno della SICAV una società per azioni del tutto particolare, la cui disciplina deroga inevitabilmente dalla normativa relativa alle S.p.A. ordinarie.
Trattandosi di intermediari finanziari cui i risparmiatori affidano risorse, sottraendole a decisioni di consumo immediate per finanziare maggiori consumi prospettici, riveste un’importanza fondamentale la gestione del pubblico risparmio che deve portare ad una performance che ottimizzi il trade off rischio rendimento.
Lo studio dei criteri alla base delle decisioni di asset allocation, dunque di composizione del portafoglio investimenti delle SICAV, non può prescindere dall’esposizione delle principali teorie di portafoglio formulate da numerosi studiosi del XX° secolo. Definite le gestioni attive e passive si possono esaminare in maniera più approfondita i parametri valutati dai gestori nella scelta di azioni e obbligazioni, senza dimenticare l’analisi tecnica e gli strumenti di copertura del rischio, per una minore volatilità della performance a tutela dei risparmiatori.
A quasi dieci anni dalla nascita le SICAV di diritto italiano sono tuttora molto poche, anche se il mercato ha avuto una forte crescita durante il rialzo dei mercati a cavallo tra il 1999 e il 2000, grazie soprattutto alle performance molto significative offerte da alcune SICAV di diritto straniero, veri punti di riferimento in un mercato ancora in fase embrionale.

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1.2 IL RISPARMIO GESTITO “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”: così recita l’articolo 47 della Costituzione della Repubblica Italiana. In questa ottica appare evidente la fondamentale importanza del risparmio gestito come veicolo di diffusione del benessere. In Italia il fenomeno del risparmio gestito ha maggiori potenzialità di crescita che negli altri paesi, perché l’Italia è da sempre tra i paesi a maggiore propensione al risparmio e per di più si trova in ritardo rispetto agli altri paesi industrializzati per quanto riguarda la gestione professionale del pubblico risparmio. Il fenomeno del risparmio gestito, nato con l’introduzione dei fondi comuni di investimento aperti nel 1983, non ha mai smesso di crescere, accompagnato da innovazioni finanziarie e normative volte a tutelare al massimo i singoli risparmiatori, in linea con il dettato costituzionale. Nel 1992 l’introduzione delle SICAV risponde a questo bisogno crescente di espansione del risparmio gestito. Questa nuova realtà ha conosciuto un forte sviluppo negli ultimi due decenni non solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale. I motivi alla base di questo fenomeno sono sostanzialmente tre: • il costante invecchiamento della popolazione, fenomeno tipico delle economie post industriali, ha causato una crescente concentrazione di risparmio nelle mani dei Fondi Pensione, dei Fondi Comuni d’Investimento e delle Assicurazioni dovuta al movente precauzionale, ai vantaggi fiscali e al miglior rapporto in

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Calabretta Contatta »

Composta da 351 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.