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Il pensiero politico cristiano - Tra accettazione vigile e resistenza

Informazioni tesi

  Autore: Gerardo Vuocolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Domenico Taranto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

Oggetto di analisi del presente studio è la risposta formulata dal primitivo Cristianesimo –nel periodo che va dal suo irrompere sulla scena del mondo antico alla sua vittoria nei confronti della religione pagana e della resistenza opposta da coloro i quali vedevano nella superstitio illicita un pericolo per la società e per lo Stato- di fronte alle stimolazioni provenienti dall’autorità politica, tanto sul piano teorico della definizione di questa come categoria concettuale, quanto sul piano pratico delle concrete relazioni che, nel dispiegarsi della vita sociale, vengono ad essere poste in atto con le manifestazioni empiriche che l’autorità assume nelle sue differenti forme storico-politiche.
Il nostro studio partirà dalla percezione di uno degli aspetti più caratteristici del Cristianesimo e della sua visione dell’uomo: il messaggio cristiano, infatti, articolandosi e definendosi nelle strutture istituzionali e nelle formulazioni teoriche, della Ecclesia come della cathedra, approfondisce ed interiorizza il principio, già presente nel Nuovo Testamento, di un dualismo che pone l’uomo, reso homo novus dal sangue di Cristo, con i piedi ancorati alla città terrena e con lo spirito anelante a «quella città il cui architetto e costruttore è Dio stesso» .
Il cristiano abita la città terrena, dimorando come il popolo di Israele nelle tende del deserto, ma il suo sguardo è fisso oltre questo mondo la cui scena, nelle parole piene di ansia escatologica di Paolo come nel grido accorato della prima comunità cristiana raccolto dalla Didachè, passa e passa in fretta.
Riteniamo che partire da questo dualismo sia necessario perchè attraverso di esso è possibile leggere in filigrana il delinearsi di una serie di atteggiamenti e di risposte sia teoriche che concrete nei confronti del problema politico.
Così, benché la vera patria del cristiano sia il Cielo - si pensi alla Epistola agli Ebrei con la sua bellissima definizione dei seguaci di Cristo come alla ricerca di una città avvenire, nella quale avrà stabile dimora la giustizia -, nell’attesa della parusia gloriosa del suo Signore egli vive in questo mondo, sentendosene sì soltanto ospite, ma ospite rispettoso, obbediente verso leggi che, se non contrarie alla legge naturale e alla rivelazione di Cristo, recano in sè come la traccia di un imperscrutabile disegno della Sapienza divina che, luce che splende nelle tenebre, luce che illumina ogni uomo che viene al mondo , suggerisce alla umana intelligenza quelle regole che consentano una convivenza pacifica e serena nel consorzio sociale al quale l’uomo è naturalmente chiamato.
Sulla scena fugace di questo mondo il cristiano è un attore non protagonista, eppure con rispetto e dedizione si dedica alla parte che gli è stata affidata; egli si serve del mondo, ma senza rallegrarsene; utilizza i beni effimeri ma solo per fare ciò che piace a Dio; come l’apostolo Paolo, ogni credente in Cristo deve esser crocifisso per il mondo, ed il mondo crocifisso per lui .
Pur partendo da una concezione trascendente che ne caratterizza la visione dell’esistenza, il cristiano non deve dimenticare i doveri che lo legano alla città degli uomini in cui vive, nè quelli verso le autorità che la governano: egli ha dei doveri verso la città e verso le autorità, e l’essere un suddito obbediente e leale sarà indicato nelle pagine di Paolo come un dovere religioso e morale oltre che civico.
Questo studio intende conoscere da vicino il cristiano nel suo esilio terreno, che per lui è ineludibile necessità di fissare e levare tende da pellegrino in mezzo ad istituzioni e città degli uomini.
La prima cosa che chiederemo all’uomo seguace di Cristo è dirci in quale misura sia possibile alla sua consapevolezza di una rinnovata dignità servire uomini ed obbedire ai loro precetti.
La nostra analisi si chiederà quindi se la sottomissione alle autorità terrene da parte dell’uomo appartenente a Cristo avvenga in contrasto con la libertà da lui stesso rivendicata in seguito al sacrificio del suo Redentore, o piuttosto proprio in virtù e nella piena realizzazione di tale libertà, se è vero che questa libertà si esprime con efficacia non come un velo - sono le parole dell’apostolo Pietro - che copra la malizia, ma nel servizio a Dio e nell’obbedienza alla sua volontà che, tutto disponendo per il bene e per la salvezza di ogni uomo, ha voluto l’ordinamento esistente.
Questo è il punto di partenza del presente lavoro; ora abbiamo bisogno di indicare una meta, passando per tappe intermedie, quasi soste nell’evoluzione di un pensiero, nell’affermarsi di concetti ed idee religiose ed umane, spirituali e politiche.

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1 INTRODUZIONE Oggetto di analisi del presente studio è la risposta formulata dal primitivo Cristianesimo –nel periodo che va dal suo irrompere sulla scena del mondo antico alla sua vittoria nei confronti della religione pagana e della resistenza opposta da coloro i quali vedevano nella superstitio illicita un pericolo per la società e per lo Stato- di fronte alle stimolazioni provenienti dall’autorità politica, tanto sul piano teorico della definizione di questa come categoria concettuale, quanto sul piano pratico delle concrete relazioni che, nel dispiegarsi della vita sociale, vengono ad essere poste in atto con le manifestazioni empiriche che l’autorità assume nelle sue differenti forme storico-politiche. Il nostro studio partirà dalla percezione di uno degli aspetti più caratteristici del Cristianesimo e della sua visione dell’uomo: il messaggio cristiano, infatti, articolandosi e definendosi nelle strutture istituzionali e nelle formulazioni teoriche, della Ecclesia come della cathedra, approfondisce ed interiorizza il principio, già presente nel Nuovo Testamento, di un dualismo che pone l’uomo, reso homo novus 1 dal sangue di Cristo, con i piedi 1 Sul concetto di homo novus in San Paolo, si veda in particolare: - 2 Cor 5,17: «Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove»; - Gal 6,15: «Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura». In Paolo torna spesso il contrasto tra tenebre e luce, come immagine del rinnovamento portato al mondo da Cristo: cfr. Ef 5,8, 1 Ts 5,4ss; 2 Cor 4,6; 2 Cor 6,14; Col 1,12-13.

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cristianesimo
eusebio da cesarea
origene
pensiero politico cristiano
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