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Il fascino delle rovine nella letteratura latina

Il confronto fra uomo e rovina, intesa come traccia materiale di qualcosa che è passato, e quindi come occasione per una riflessione che si slega dalla contingenza del momento e della materialità presente, rappresenta un tema di lunga durata nella letteratura.
Nelle pagine che seguono cercheremo di analizzare gli esiti di questa costante nell'ambito della letteratura latina.
Come si avrà modo di osservare essa non ebbe mai, a Roma, uno sviluppo ed una parallela teorizzazione tale da diventare un vero e proprio genere letterario, presentandosi piuttosto sotto forma di ricorrenze sparse in opere il cui motivo principale è di natura diversa.
Questo presupposto ha condizionato profondamente il carattere della nostra ricerca, essa infatti non è dedicata ad un autore o ad un periodo particolare della letteratura latina, cercando invece di dare uno sguardo il più possibile generale al suo sviluppo, almeno a partire dal primo secolo avanti Cristo, che è poi il limite superiore di attestazione del tema nelle testimonianze che abbiamo rintracciato.
Ciò non deve d'altro canto far pensare che l'indagine sia organizzata in senso diacronico: essa, piuttosto, si sviluppa intorno a tre nuclei di riflessione principali, sulla base dei quali abbiamo diviso l'esposizione in tre diversi capitoli.
Senza escludere inevitabili sconfinamenti e contaminazioni fra una sezione e l'altra, nella prima tratteremo le corrispondenze fra la letteratura delle rovine e la filosofia stoica; la seconda sarà invece dedicata all'evoluzione della percezione delle rovine famose dell'epos, ed in particolare di quelle di Troia, molto particolari per la sensibilità di Roma, dal momento che avevano a che fare con la sua origine mitica. Il terzo capitolo, infine, avrà un taglio più storico, essendo dedicato allo spettacolo delle rovine dell'Impero negli anni delle grandi invasioni barbariche e dell'affermazione definitiva del Cristianesimo.
Abbiamo poi pensato di concludere la nostra tesi seguendo il cammino di un topos, quello delle città che muoiono, che supera i limiti della letteratura latina, ricomparendo, più o meno trasformato, nella letteratura delle rovine posteriore, medievale e moderna.
Avendo a che fare con una ricerca tematica, per trattarne esaurientemente alcuni aspetti abbiamo avuto spesso la necessità di considerare anche realtà letterarie diverse da quella latina, ricorrendo così a testimonianze di autori greci o, parlando dei cristiani, alle Sacre Scritture.
Si considerino questi riferimenti degli sconfinamenti, semplici occasioni di confronto, e non tentativi di allargare la nostra indagine ad ambiti che non le competono.
Non esistono veri e propri studi specifici sul rovinismo antico, il tema è però ampiamente trattato in un libro di Francesco Orlando a cui faremo spessissimo riferimento nel corso della nostra esposizione. Dedicato a tutti gli oggetti desueti della letteratura, esso ha il pregio di rappresentare un utilissimo repertorio per le attestazioni delle immagini di rovine da Omero ai giorni nostri, permettendo di valutarne gli sviluppi e di confrontare fra loro le diverse fasi che ha attraversato il tema.
Ci siamo poi basati su articoli dedicati ai passi che abbiamo raccolto, o, il più delle volte, sui commenti dedicati alle opere dai quali questi passi provenivano, cercando spunti per le riflessioni che tenteremo di organizzare nelle pagine che seguono.

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3 PREMESSA Il confronto fra uomo e rovina, intesa come traccia materiale di qualcosa che è passato, e quindi come occasione per una riflessione che si slega dalla contingenza del momento e della materialità presente, rappresenta un tema di lunga durata nella letteratura. Nelle pagine che seguono cercheremo di analizzare gli esiti di questa costante nell’ ambito della letteratura latina. Come si avrà modo di osservare essa non ebbe mai, a Roma, uno sviluppo ed una parallela teorizzazione tale da diventare un vero e proprio genere letterario, presentandosi piuttosto sotto forma di ricorrenze sparse in opere il cui motivo principale è di natura diversa. Questo presupposto ha condizionato profondamente il carattere della nostra ricerca, essa infatti non è dedicata ad un autore o ad un periodo particolare della letteratura latina, cercando invece di dare uno sguardo il più possibile generale al suo sviluppo, almeno a partire dal primo secolo avanti Cristo, che è poi il limite superiore di attestazione del tema nelle testimonianze che abbiamo rintracciato.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elvio Pasca Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5311 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.