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Sordità e linguaggio scritto: la scoperta di una realtà e la logogenia

Questo metodo può risultare utile nella riabilitazione o educazione al linguaggio, per sordi che necessitano di un recupero logopedico.
La sua meccanica appare semplice quanto incompleta: appoggiandosi sulle teorie chomskiane, si pone come traguardo quello di riattivare l’innata tendenza a sviluppare la conoscenza linguistica. Per fare ciò non si avvale dei normali metodi della Logopedia, avendo come origine la Linguistica, ma di una tecnica trasparente ed immediata: il dialogo scritto. Questo, ovviamente, è arricchito di molteplici stimoli lessicali, morfologici, sintattici (lessico, punteggiatura, articoli, clitici e particelle pronominali, preposizioni semplici e articolate, l’ordine delle parole, le frasi ambigue), e se il soggetto risulta in grado di recepirli, anche semantici. Incompleta perché non si concentra sui problemi linguistici senza approfondire, qualora ce ne fosse bisogno, le motivazioni psicologiche e cliniche del ritardo o perdita del linguaggio.
I dialoghi vengono instaurati tra logogenista e il soggetto da recuperare; vengono redatti su di un quaderno sempre in possesso dello stesso soggetto; si strutturano in modo tale da alternare momenti di spontanea comunicazione, atta anche a smorzare la tensione del soggetto ed instaurare con lui un piacevole clima di cooperazione, ad altri ricchi di stimoli, input linguistici. Questi vengono offerti principalmente sotto forma di coppie minime di frasi (‘Ho visto la tua fotografia’ ‘Ho visto una tua fotografia’), in modo tale da fare emergere, immediatamente, la differenza tra frasi molto simili, ma delle quali una sola è corretta o hanno significati differenti fra loro. Ciò è fondamentale per trasmettere la consapevolezza che la lingua è elastica e creativa.
Nell’applicazione della metodologia non si può utilizzare alcun altro mezzo di comunicazione, oltre la scrittura: questo perchè aiuta a focalizzare l’attenzione su questo codice solo, l’unico in grado di riportare ogni dettaglio della lingua, come i clitici, gli articoli, la punteggiatura. Inoltre non si possono spiegare le funzioni della lingua utilizzando il metalinguaggio, ma solo sfruttando i continui esempi dell’utilizzo di parole magari dal significato poco chiaro, o proprio le coppie minime. Ciò, di conseguenza, porterà il soggetto stesso, a sforzarsi durante ogni incontro di leggere e capire ogni piccola parola incontrata, e non intuirla tramite una contestualizzazione resa impossibile dall’eccessiva brevità delle frasi presentate. Questo ripetersi continuo di elenchi di parole o frasi può, a lungo termine, generare una reazione di rifiuto, causato dalla noia e dalla stessa reiterazione di schemi sempre uguali. Per questo motivo è indispensabile alternare momenti di esercitazione linguistica ad altri nei quali si ‘chiacchiera’ spontaneamente, senza soffermarsi su eventuali errori (magari sfruttarli per esercizi futuri). E’ importante creare, al di fuori delle sedute, l’occasione per stringere amicizia e per trasmettere la consapevolezza che il logogenista non è un insegnante: in sua presenza il soggetto deve mantenere spontaneità di espressione e fantasia; si rischia altrimenti il verificarsi di una situazione troppo controllata durante gli incontri che genera scarsità di errori causati da povertà di materiale linguistico e fuori dagli stessi alcun miglioramento oggettivo.
Il metodo originale non prescrive i test di valutazione; a nostro avviso invece possono svolgere la duplice funzione di avere, all’inizio ed alla fine del ciclo di sedute, dei dati univoci a cui fare riferimento, ed un buon suggerimento per valutare quali sono gli errori e le difficoltà più frequenti. Da questi abbiamo sempre tratto spunti e suggerimenti per i primi incontri. Di questi abbiamo sfruttato tranelli linguistici e costrutti sintattici ritenuti, nella maggioranza dei casi, poco chiari.
I test presentati ai soggetti sono stati i T.C.G.B. e gli M.T.:i Test di Comprensione Grammaticale del Bambino, i primi (consistono in tavole figurate relative ad altrettante frasi che le rappresentano). Gli altri sono delle prove di lettura graduati per ogni classe della scuola dell’obbligo e differenziate in ‘prove di ingresso’ e ‘di uscita’; le letture erano correlate di domande a risposta multipla, atte a valutare il grado di comprensione del brano offerto. Il saper comporre frasi corrette non significa essere in grado di comprendere quanto letto, e ricordarlo. Inoltre è fondamentale non soltanto trasmettere usi linguistici e nozioni, ma anche fare in modo che i soggetti siano in grado di recuperarli al di fuori della seduta.
Tale metodi finalizzato al ‘risveglio linguistico’ è stato applicato su alcuni studenti adolescenti sordi prelinguali. Ciò non preclude la possibilità di vederlo adattato a studenti stranieri.

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1 INTRODUZIONE Quattro anni fa conobbi una ragazza sorda. Come per molti, la mia reazione immediata alla sua “strana” voce gutturale fu di imbarazzo e desiderio di fuga, ma lei continuò a rivolgersi a me con molta serenità e schiettezza, come se da sempre fosse abituata a farsi avanti per avere anche solo una possibilità di interazione con il mondo degli udenti. Mi conquistò la sua disponibilità e la comprensione del mio stato d’animo, a tal punto da spingermi a non scappare, ma a mettermi in confronto con lei fino a scoprire quanto era in grado di capire le mie parole pur senza sentirle, e non solo, anche senza essere in grado di pronunciarle correttamente o di trascriverle. Era come se la lingua parlata, o vista attraverso la lettura labiale, fosse una lingua diversa da quella scritta. Sapevo, infatti, che la ragazza lavorava come segretaria, era, quindi, assolutamente in grado di esprimersi utilizzando la scrittura.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Serena Martini Contatta »

Composta da 458 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9673 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.