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I luoghi di trasferimento della nuova conoscenza applicativa

Informazioni tesi

  Autore: Carlotta Sasso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Cristiano Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

In questa tesi si discute della conoscenza applicativa, concetto che nasce dal passaggio da un modello lineare di produzione di conoscenza ad un modello di rete, in cui l'applicazione al contesto d'uso, il lato tacito e la componente di interazione e di complementarietà tra soggetti e tipi di conoscenza posseduti sono caratteristiche imprescindibili del bene, che diventa così un bene collettivo.
La conoscenza applicativa deve essere trasmessa dagli istituti di formazione per permettere il trasferimento nell'impresa di un approccio di reciprocità e di cooperazione, che possa massimizzare il valore economico della conoscenza e che permetta il raggiungimento del ricavo totale potenziale senza incrementare i costi (se ci si limita ad usare la conoscenza attraverso la codificazione).

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3 INTRODUZIONE La conoscenza è sempre stata oggetto di studio e di riflessione da parte di esponenti dei più diversi ambiti d’azione accademica, in quanto frutto della mente e della struttura sociale in cui si viene a creare e quindi specchio dell’evoluzione umana. Da sempre i filosofi, a partire da Platone ed Aristotele, si sono occupati della conoscenza, fomentando la dicotomia, classicamente occidentale, tra mente e corpo e scienza e tecnica, considerata la causa principale del diverso approccio tra la cultura occidentale e quella orientale nei confronti della conoscenza (Nonaka, Takeuchi 1995). A partire da Platone, i filosofi occidentali sono stati attirati dalla ricerca della razionalità e dalla determinazione di assiomi che possano legittimare un elemento di conoscenza; la conoscenza assume quindi dignità e si può definire scienza quando può essere considerata universale e frutto di assiomi dimostrati veri. Già Aristotele, però, si contrapponeva al maestro Platone sul tema della conoscenza, dandone una prospettiva empirista e sostenendo: “ […] che questi stadi della conoscenza non siano né innati in una forma predeterminata, e nemmeno sviluppati a partire da altri più elevati stati di conoscenza, ma derivino dalla percezione sensibile” 1 , mettendo così in evidenza il fondamentale vincolo tra il contesto specifico in cui si sviluppa la conoscenza e la conoscenza stessa, che non può quindi esistere a priori. Spesso la direzione dell’evoluzione del pensiero punta al superamento di questo dualismo tra razionalismo ed empirismo, come possiamo apprezzare nelle parole di Kant: ”Affermare che ogni conoscenza muove dall’esperienza non significa sostenere che si esaurisca in essa” 2 . Alla luce però degli innumerevoli interventi successivi sul tema, si può ritrovare nelle parole degli autori, a distanza di secoli da Platone ed Aristotele, il ritorno alle due 1 ARISTOTELE (1973), Analytica Posteriora, II 19 (100a), Bari. 2 KANT I. (1950) Critica alla Ragion Pura, Bari: Laterza

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Parole chiave

bene collettivo
conoscenza tacita
conoscenza tecnologica localizzata
economia della conoscenza
istituti di formazione
formazione
economia dell'innovazione
conoscenza applicativa

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