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La disciplina delle organizzazioni non profit

Con il Decreto Legislativo 460 del 1997 (riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale in attuazione della legge Delega 662 del 1996) si tenta un primo passo verso una razionalizzazione del settore del NonProfit in Italia.Una riforma in questo settore era auspicabile, visto che il codice civile, nel libro primo titolo II, non prevede alcuna definizione degli enti non lucrativi limitandosi a disciplinare i presupposti per addivenire al riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato e a dettare alcune regole basilari per la formazione di atti costitutivi e di statuti e per l'amministrazione delle personalità giuridiche medesime. Il decreto in parola ha ridefinito il sistema degli enti non commerciali, soprattutto per quanto riguarda il loro trattamento fiscale, ed ha introdotto le organizzazioni non lucrative di utilità sociale come soggetto giuridico tipico per tutti gli enti non lucrativi che abbiano fini di utilità sociale. Nell'analizzare il quadro normativo che definisce il settore del non profit si cercherà di raccordare la disciplina del codice civile con quella fiscale e di mettere in evidenza i punti che spingono verso una riforma complessiva del settore e le sue direttrici principali.Prima di entrare nel vivo della discussione sui soggetti giuridici che caratterizzano il panorama di quello che viene definito il terzo settore, sarà necessario fornire un quadro generale sulla caratterizzazione dello stesso e dei suoi fondamenti. Si definirà poi il settore sia in termini dimensionali che qualitativi per poi ricercare nella Costituzione italiana i fondamenti valoriali e giuridici che giustificano l'importanza del non profit in Italia.
L'intera disciplina degli enti non lucrativi si fonda, come visto precedentemente, sulle disposizioni del libro primo titolo II del codice civile e quindi saranno proprio le norme previste in questi articoli a costituire la base dell'intero quadro giuridico che andremo a delineare. Si tratta di trentuno articoli che pur non qualificando gli enti non commerciali ne dettano la struttura ed il funzionamento. Dall'istituzione del codice civile ad oggi c'è stato uno scarso adeguamento delle norme in esame con le reali esigenze del settore. Il D.Lgs.460/97 viene in contro a questa esigenza di qualificazione degli enti non commerciali e si vedrà qual è stato il suo impatto sulla normativa preesistente. L'introduzione delle onlus costituisce la vera novità del decreto, in quanto identifica puntualmente, seppur a fini fiscali, quella parte degli enti non commerciali che svolgono attività socialmente utili distinguendoli da quelli con scopo mutualistico.Delle onlus si analizzeranno gli elementi costitutivi e gli organismi di vigilanza. Verranno altresì analizzate le posizioni degli enti soggetti a leggi speciali che rientrano di diritto fra le onlus come le cooperative sociali, le organizzazioni di volontariato e le organizzazioni non governative.
Parlando di enti non profit nella maggior parte dei casi, si fa riferimento a organizzazioni piuttosto semplici e dinamiche per le quali la previsione di adeguati regimi contabili è fondamentale per non disincentivarne lo sviluppo. L'analisi degli adempimenti contabili verrà svolta sia in relazione alle norme civilistiche sia in relazione ai più importanti adempimenti di carattere tributario. La trasparenza nella gestione, che un adeguato sistema di rendicontazione offre, è il punto cruciale per quanto riguarda il problema delle erogazioni liberali. Le esigenze di semplicità della contabilità riscontrate prima non possono andare a scapito delle esigenze conoscitive di tutti i portatori di interessi esterni alle organizzazioni; in particolare chi effettua delle donazioni verso gli enti di utilità sociale ha diritto a ricevere un'esauriente documentazione riguardo alla destinazione di tali liberalità. Il problema delle fonti di finanziamento delle organizzazioni non profit viene fortemente condizionato dalle previsioni fiscali in materia di donazioni e dei relativi sgravi fiscali. Il trovare un punto di equilibrio fra contributi pubblici, anche sotto forma di convenzioni, donazioni private ed autofinanziamento, tramite attività commerciali secondarie, costituisce la chiave di volta per garantire un solido futuro a questo tipo di organizzazioni e in certi casi una scelta obbligata in tema di "welfare" pubblico. Una volta così definiti tutti gli elementi risulta più facile valutare quali siano i punti critici di una riforma, che così com'è è, senz'altro parziale e non è sufficiente per dar slancio ad un settore con grosse potenzialità sia in termini di servizi offerti che in termini di occupazione.Dal mondo del non profit vengono mosse numerose obiezioni all'attuale assetto normativo. Si è voluto includere tra gli spunti critici il "Manifesto per la riforma del terzo settore" presentato dall'Istituto Kaspar Hauser.

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V INTRODUZIONE Con il Decreto Legislativo 460 del 1997 (riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale in attuazione della legge Delega 662 del 1996) si tenta un primo passo verso una razionalizzazione del settore del NonProfit in Italia. Una riforma in questo settore era auspicabile, visto che il codice civile, nel libro primo titolo II, non prevede alcuna definizione degli enti non lucrativi limitandosi a disciplinare i presupposti per addivenire al riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato e a dettare alcune regole basilari per la formazione di atti costitutivi e di statuti e per l'amministrazione delle personalità giuridiche medesime. Il decreto in parola ha ridefinito il sistema degli enti non commerciali, soprattutto per quanto riguarda il loro trattamento fiscale, ed ha introdotto le

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Marco Seravalli Contatta »

Composta da 262 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.