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Lo sguardo mutante. Trasformazioni dei modelli di fruizione del prodotto cinematografico

Oggetto principale di questo testo è il cinema.
Mai come in questi anni gli uomini hanno consumato immagini, in qualunque modo e di qualunque tipo. Siamo abituati a fruire di mille immagini ogni giorno, nei giornali, sui cartelloni pubblicitari per la strada, alla televisione, al cinema, ci vengono spedite immagini attraverso il computer quando navighiamo in Internet e quando giochiamo ai videogiochi: alcune le vogliamo, altre no, alcune ci piacciono, altre no, alcune hanno un senso, altre no.
Ci troviamo continuamente coinvolti in flussi di immagini, di suoni, di parole a cui siamo invitati a dare un senso, personalmente, e la domanda di immagini-flusso, disarticolate e disincorniciate, che esiste, in qualche modo si contrappone alla più tradizionale domanda di contenuti finiti, fondati sulla linearità del racconto.
Il cinema oggi si dibatte tra l’evidente vantaggio e la necessità di sfruttare le più diverse modalità di consumo offerte anche dalle tecnologie, e il timore di perdere la propria identità, che per molti è fortemente collegata al tradizionale luogo di fruizione del film.
La diversificazione dei modelli di fruizione del prodotto cinematografico ha creato, di fatto, una diversificazione del prodotto stesso: un film visto al cinema non è lo stesso film della visione casalinga attraverso il televisore, o quello noleggiato in una videoteca. La modalità di consumo trasforma l’oggetto della fruizione, perché una pellicola cinematografica, come ogni altro testo, non vive solo in se stessa, ma nella relazione tra sé e il proprio spettatore, e quando questa cambia, muta anche l’opera stessa.
Partendo dall’inizio della storia del cinema, scorrendo la creazione del primo pubblico e delle prime sale cinematografiche, le loro trasformazioni e l’intervento di fattori esterni a mutare i rapporti tra il cinema e i suoi spettatori, ho tentato di ricostruire l’evoluzione, nel tempo, dei modelli di fruizione cinematografica, anche al fine di immaginare gli sviluppi, nell’immediato futuro, di questo importantissimo mezzo di comunicazione di massa.

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4 La democratizzazione del piacere “All’alba del diciannovesimo secolo il tempo del contadino, quello dell’artigiano e quello dell’operaio erano discontinui, pieni di imprevisti, casuali, soggetti ad interruzioni fortuite o ricreative. Questo tempo relativamente lento, flessibile, malleabile, occupato da attività spesso imprecisate è stato a poco a poco sostituito dal tempo calcolato, previsto, ordinato, affrettato dell’efficienza e della produttività; tempo lineare, strettamente misurato, che può essere perso, sprecato, recuperato, guadagnato”. Alain Corbin Ci sono alcuni concetti che penso sia bene affrontare almeno brevemente prima di cominciare una trattazione sulla trasformazione dei modelli di consumo del prodotto cinematografico: essi sono connessi principalmente all’evoluzione dei problemi attinenti al tempo libero e alle pratiche di consumo. Durante il diciannovesimo secolo non esisteva una separazione netta tra il tempo di lavoro e quello di non lavoro e la scissione tra due ambiti distinti della vita umana può essere considerata un’acquisizione di una società, quale quella occidentale, che stava lentamente maturando di pari passo con l’industrializzazione e con l’elaborazione intellettuale. Il tempo di non lavoro per le classi lavoratrici continuò a lungo ad essere considerato un tempo morto, tempo dedicato esclusivamente al riposo, a parte le rituali attività religiose cui tutti erano chiamati in un tempo a parte, la domenica o in particolarissimi giorni di festa. L’alta società al contrario aveva sempre goduto di molto tempo libero a disposizione, e lo esibiva come segno di distinzione sociale e di eccellenza personale attraverso le alte e nobili attività in cui tradizionalmente lo impiegava; d’altra parte considerava segno di umiltà e di bassezza, nonché di povertà, il non disporne, e non attribuiva al ceto basso dei lavoratori la capacità di goderne, se avessero potuto, in modo costruttivo e morale. Ampio disprezzo venne espresso nei confronti dell’“ozio dei

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Laura Pompei Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.