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Il fenomeno del mobbing: la tutela del lavoratore

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Del Core
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giuseppe Ferraro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

Con il termine mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori, ripetuti da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all’altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo “scomoda”, inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento. Il mobbing si manifesta come un’azione o una serie di azioni che si ripete per un lungo periodo di tempo, compiuta da uno o più mobber per danneggiare qualcuno, quasi sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato viene letteralmente accerchiato e aggredito intenzionalmente (il verbo inglese to mob significa “assalire, aggredire, affollarsi intorno a qualcuno”), da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale. I rapporti sociali si volgono alla conflittualità e si diradano sempre più, relegando la vittima nell’isolamento e nell’emarginazione. Non rilevano dunque, nell’individuazione del fenomeno, le situazioni di conflitto solo “temporaneo”, che pure di frequente possono presentarsi nelle relazioni interpersonali che si intrecciano nei luoghi di lavoro, ma solo quelle particolari situazioni con riguardo alle quali la frequente ricorrenza, pressocchè giornaliera, la durata e l’intensità delle condotte vessatorie poste in essere nei confronti della vittima determinano un’insostenibilità psicologica che può portare ad un crollo dell’equilibrio psicofisico del soggetto mobbizzato, con comparsa di vere e proprie patologie dal punto di vista psichiatrico o psicosomatico. L’accertamento in sede giudiziale del pregiudizio subito dal lavoratore vittima del mobbing non è tuttavia agevole, soprattutto laddove rilevino delle lesioni unicamente della sfera psichica od “esistenziale” del soggetto. Il lavoratore si trova infatti a dover assolvere un rigido onere probatorio circa la sussistenza del nesso di causalità delle condotte latu sensu persecutorie lamentate in relazione alla pretesa compromissione dell’equilibrio psicologico e/o dello stato psicofisico. Quanto alle modalità di risarcimento del danno, dal momento che, come è intuitivo, in molti casi di mobbing potrebbe non essere possibile dare la prova del suo preciso ammontare, questo potrà essere individuato con una valutazione equitativa del giudice, secondo regole abbastanza assestate, in base alle quali la retribuzione, solitamente quella mensile, funge da parametro per determinare il pregiudizio subito dal lavoratore in relazione a beni tutelati; così identificato il metro di riferimento, il quantum potrà poi essere modulato tenendo conto di altri elementi, quali la durata della condotta lesiva, l’età e l’anzianità del dipendente, la tipologia dell’ambiente di lavoro e la risonanza del fatto nell’ambiente specifico, per citarne solo alcuni. In questa sintesi del lavoro svolto abbiamo tentato di evidenziare alcuni aspetti problematici legati alla valutazione, ma anche alla rilevazione, delle condotte da mobbing all’interno dei luoghi di lavoro e nell’ambito delle relazioni interpersonali che ivi si realizzano. In quest’ottica vengono confrontate le diverse opportunità di tutela messe a disposizione dall’ordinamento nelle forme del Codice Civile e dello Statuto dei Lavoratori e la necessità, veritiera o paventata, di una legge ad hoc che regoli la fattispecie del mobbing.

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5 INTRODUZIONE Il termine “mobbing”, dal verbo inglese “to mob”, significa assalire, aggredire con violenza; esso è mediato dall’etologia e si riferisce al comportamento di alcune specie animali, solite circondare minacciosamente un membro del gruppo, al fine di eliminarlo, perché ritenuto diverso, pericoloso, o inadeguato. Nell’ambito lavorativo il mobbing implica un processo conflittuale che si sviluppa all’interno delle relazioni e delle situazioni dei gruppi di lavoro: il dipendente è oggetto di soprusi da parte dei superiori, essendo poste in essere nei suoi confronti pratiche dirette ad isolarlo dall’ambiente di lavoro e, nei casi più gravi, ad espellerlo. Queste pratiche hanno un effetto deleterio sull’equilibrio psichico del prestatore di lavoro e ne pregiudicano la capacità lavorativa, provocando depressione e, nelle ipotesi peggiori, persino il suicidio. L’aggressione si può sostanziare attraverso molestie morali e psicologiche esercitate da uno o più individui nei riguardi di un altro soggetto; essa si attua tra pari (mobbing orizzontale) o nell’ambito della gerarchia aziendale, tra capo e subordinato (mobbing verticale).

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Parole chiave

bossing
danno biologico
danno esistenziale
dequalificazione
diritto del lavoro
mobbing
risarcimento del danno
liquidazione del danno
tutela dei lavoratori
vessazione

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