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I movimenti islamisti egiziani e la presidenza Mubarak

Informazioni tesi

  Autore: Marco Capponi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marcella Emiliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

Lo scopo della tesi qui riassunta è quello di compiere una ricerca sugli sviluppi che il fenomeno islamista e le organizzazioni che diversamente lo caratterizzano hanno avuto in Egitto durante il ventennio di governo del presidente Mubarak e del Partito Nazionale Democratico. Con islamismo è stata definita l’ideologia propria dei movimenti che, con metodi riformisti o rivoluzionari, propugnano un cambiamento dello status quo politico in favore dell’instaurazione di uno Stato che fondi il proprio ordinamento sulla Shari’a, la legge santa dell’Islam. Il caso egiziano costituisce un esempio limitato di una tendenza politica e religiosa che ha investito tutto il mondo musulmano.
In particolare, sono state prese in considerazione l’ideologia e l’attività dei movimenti principali in cui si articolano le diverse tendenze islamiste: l’Associazione dei Fratelli Musulmani, attiva dal 1928, contraddistinta da posizioni moderate e riformiste da un lato, e gruppi come al-Jihad e al-Gama’at al-Islamiyya che fondano la propria azione su una dottrina estremista e violenta dall’altro. Contestualmente, sono state analizzate le varie strategie del governo egiziano volte a contenere e a reprimere l’opposizione politica che queste formazioni sono state in grado di esercitare.
A fronte di un processo di liberalizzazione insufficiente, i movimenti islamisti – soprattutto nella versione riformista incarnata dai Fratelli Musulmani – costituiscono ad oggi la più forte e temibile opposizione al governo ventennale del Partito Nazionale Democratico. Estromessi dalla politica “ufficiale”, essi riescono a trarre profitto dal forte sentimento di disaffezione e di ostilità nei confronti del regime politico manifestato da vasti segmenti della società.

La metodologia adottata in questa ricerca è stata finalizzata a raggiungere gli scopi descritti. Grazie a una borsa di studio dell’Università, ho trascorso un periodo al Cairo durante il quale ho potuto consultare le biblioteche dell’American University in Cairo (AUC), del Centre d’Etudes et de Documentation Economique, Juridique et Sociale (CEDEJ) e di Al-Ahram, uno dei più importanti quotidiani egiziani. Allo studio di libri, saggi e numerose pubblicazioni periodiche, ho potuto affiancare alcune interviste realizzate a personalità del mondo accademico e non, durante il mio soggiorno in Egitto. In Appendice alla tesi sono riportati i colloqui avuti con i professori Saad Eddin Ibrahim e Walid Kazziha dell’AUC, con Nabil Abdel Fattah del Centro per gli Studi Politici e Strategici di Al-Ahram e con Montasser El-Zayyiet, avvocato islamista ed ex membro della Gama’at al-Islamiyya.

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Introduzione Questa ricerca è volta a descrivere e a spiegare il fenomeno dell’attivismo islamico in Egitto, nelle forme che ha assunto nell’arco dei due decenni della presidenza Mubarak. Esso si sostanzia nell’azione di gruppi che, con metodi riformisti o rivoluzionari, si propongono di cambiare lo status quo politico per instaurare uno Stato islamico fondato sulla Shari�a, la legge santa dell’Islam. Con islamismo indicheremo questo insieme di gruppi e l’ideologia che ne muove le azioni. Il caso egiziano degli ultimi venti anni propone solo un aspetto di una tendenza culturale, politica e religiosa molto complessa: gli attivisti che hanno perseguito obiettivi politici in nome dell’Islam non costituiscono un evento limitato ai nostri giorni, né circoscritto geograficamente all’Egitto. L’azione di movimenti islamisti, radicali o moderati, è stata spesso associata all’avvento e alla caduta delle dinastie regnanti nel mondo musulmano. Per limitarci all’Egitto moderno, ricorderemo come esso sia stato testimone di tre ondate principali di islamismo: verso la fine del XIX secolo, contestualmente all’occupazione britannica, alla metà del XX e nell’ultimo trentennio. Il ruolo dell’Islam come linguaggio della protesta politica ha costituito, perciò, una costante nella scena politica e sociale di questo secolo. L’assassinio del presidente Anwar Sadat – da parte del gruppo di al-Jihad – nell’ottobre del 1981 è stato un punto di svolta a partire dal quale l’islamismo egiziano ha mosso dall’orientamento prevalentemente violento degli anni Settanta, a un atteggiamento di relativo pacifismo. Il primo decennio della presidenza Mubarak non ha conosciuto il livello di violenza politica comune durante gli anni Settanta. Piuttosto, vi ha proliferato la tendenza islamista riformista o pragmatica incarnata dall’Associazione dei Fratelli Musulmani. Tuttavia, seppure a bassa intensità, l’estremismo di matrice islamista non ha mai smesso di agire. Il periodo di calma è finito nel 1990, quando Refaat El-Mahgoub, il Presidente del Parlamento egiziano, è stato ucciso da militanti della Gama’at al-Islamiyya, uno dei gruppi radicali più attivi durante la presidenza Mubarak. L’assassinio seguiva l’uccisione di Mohi-Eldin, uno dei leader di questa formazione, da parte delle forze di sicurezza. La violenza delle fazioni estremiste dell’islamismo egiziano ha investito tutti gli anni Novanta.

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Parole chiave

attivismo islamico
egitto
fratelli musulmani
islamismo
jihad
omar abdel rahman
ayman al zawahiri
hosni mubarak

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