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Il lavoro interinale: l'esperienza italiana

Informazioni tesi

  Autore: Marzia Vetturini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giorgio Rodano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

Questa tesi ha per oggetto lo studio del contratto di lavoro interinale, introdotto in Italia con la legge n°196 del 24 giugno 1997; l’obiettivo che si pone è di definire il ruolo che questo contratto ha assunto all’interno del mercato del lavoro italiano.
Attualmente il lavoro interinale rappresenta circa lo 0,4% dell’occupazione dipendente ed anche se difficilmente raggiungerà quote superiori all’1,5-2%, come sottolineano i Rapporti di Monitoraggio del Ministero del Lavoro, il suo ruolo è rilevante non tanto dal punto di vista quantitativo, quanto da quello del contributo alla flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Con l’introduzione del contratto di lavoro ad interim, la legislazione italiana si è equiparata alle legislazioni degli altri paesi europei in termini di strumenti contrattuali di base per la flessibilità del mercato del lavoro. Rispetto alle diverse forme che ha assunto il lavoro interinale in Europa, il modello italiano si caratterizza per aver regolato attraverso atti normativi particolarmente dettagliati le fattispecie in cui è ammesso il ricorso al lavoro temporaneo. Lo schema adottato in Italia si inserisce in un quadro di riforme del mercato del lavoro più ampio, che ha seguito prevalentemente la strada della regolamentazione delle forme non standard di lavoro (in alcuni casi accompagnata da strumenti di incentivazione all’utilizzo di queste forme contrattuali, come è il caso del part-time), piuttosto che di deregolamentazione delle forme standard (ad esempio la liberalizzazione del contratto a termine o del collocamento).
Il percorso di analisi sviluppato in questa trattazione si divide in quattro capitoli impostati come segue.
Il primo capitolo si apre con un’elencazione di alcuni fatti stilizzati che descrivono cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro negli ultimi quindici anni. Tra questi l’aspetto che interessa porre in evidenza è l’affermarsi di modelli organizzativi flessibili e il legame di questi con l’evoluzione dei regimi di protezione dell’impiego avvenuta negli anni novanta, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione a tempo determinato che ha significato un aumento della cosiddetta flessibilità al margine.
Il secondo capitolo si concentra sul dibattito che si è sviluppato intorno alle posizioni espresse dall’Oecd relative alla presenza di rigidità all’interno del mercato del lavoro europeo che sarebbero state responsabili dell’alto tasso di disoccupazione in questa area nella prima metà degli anni novanta, e sulle strategie per l’occupazione delineate in occasione del Trattato di Amsterdam del 1997 (rese operative dal vertice straordinario sull’occupazione di Lussemburgo del 1999), che seguivano appunto le indicazioni espresse dall’Oecd. Le rigidità cui si riferisce l’Oecd operano in quattro aspetti relativi al mercato del lavoro, vale a dire: nell’assetto della contrattazione, nella regolamentazione del mercato del lavoro, mediante il livello dei sussidi alla disoccupazione e il cuneo fiscale. Le linee guida che formano il piano d’azione per l’occupazione ruotano introno a quattro pilastri, strutturati su quattro dimensioni: a) il miglioramento dell’occupabilità; b) lo sviluppo dell’imprenditorialità; c) la promozione dell’adattabilità delle imprese e dei loro dipendenti; d) il rafforzamento delle politiche di pari opportunità fra uomini e donne. All’interno del pilastro “adattabilità” sono previste forme di riorganizzazione del lavoro (orari e contratti) e tra queste si collocano anche le temporary work agencies, le società di lavoro interinale.
Il terzo capitolo analizza in modo specifico l’introduzione e l’evoluzione del contratto interinale in Italia: nella prima parte vi è un’esposizione dettagliata della legge n° 196 del 24 giugno 1997, dei soggetti coinvolti e delle modifiche legislative che sono state successivamente apportate alla legge; nella seconda parte si definisce il ruolo di questo strumento legislativo nel mercato del lavoro italiano. Si argomenta che il contratto interinale interviene a risolvere almeno quattro rigidità che caratterizzano il nostro paese: la scarsa mobilità territoriale dei non occupati; le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro delle persone alla ricerca del primo impiego; la difficoltà a rispondere a shock positivi e inattesi della domanda di beni; le difficoltà/costi associati alla copertura permanente di un posto di lavoro vacante.
L’ultimo capitolo è infine dedicato ad un’analisi comparativa della regolamentazione dell’istituto nei Paesi dell’Unione Europea.

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V Introduzione Questa tesi ha per oggetto lo studio del contratto di lavoro interinale, introdotto in Italia con la legge n°196 del 24 giugno 1997; l’obiettivo che si pone è di definire il ruolo che questo contratto ha assunto all’interno del mercato del lavoro italiano. Tale strumento legislativo viene introdotto in Italia seguendo gli impegni assunti dai Governi dei Paesi dell’Unione Europea ad Essen nel dicembre del 1994, poi riconfermati a Cannes nel giugno del 1995, impegni con i quali ci si muoveva nella direzione di creare un sistema di incontro fra domanda e offerta di lavoro che fosse più efficace. Questo modo di procedere, vale a dire definendo a livello comunitario delle “linee guida” in materia di politiche per l’occupazione da sviluppare poi singolarmente a livello di ciascun paese, si ripeterà più avanti, segnando una tappa fondamentale con il Consiglio Europeo di Amsterdam del giugno 1997, che riprenderà il modello delle “linee guida”, chiamate in questo caso “pilastri” della strategia europea volta alla promozione di politiche per l’occupazione. Attualmente il lavoro interinale rappresenta circa lo 0,4% dell’occupazione dipendente ed anche se difficilmente raggiungerà quote superiori all’1,5-2%, come sottolineano i Rapporti di Monitoraggio del Ministero del Lavoro, il suo ruolo è rilevante non tanto dal punto di vista quantitativo, quanto da quello del contributo alla flessibilizzazione del mercato del lavoro.

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