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Il cinema e l'impatto del terrorismo sulla società italiana. Alcune ipotesi storiografiche sulla svolta degli anni Ottanta

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Cecchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Alberto Tovaglieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 335

La tesi ha cercato di verificare la fecondità dell’utilizzo del cinema come fonte storiografica, scegliendo come periodo storico d’esame i primi anni Ottanta e come fenomeno il terrorismo.
Ho scelto quattro film per cercare di chiarire quale fosse e dove stesse il problema di fondo del controverso rapporto fra il cinema e la Storia di quegli anni: La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci, Tre fratelli (1980) di Francesco Rosi, Colpire al cuore (1982) di Gianni Amelio, Segreti segreti (1985) di Giuseppe Bertolucci.
Nella prima parte della tesi propongo un’analisi dei film. Nella seconda ho confrontato i risultati delle analisi dei film con ciò che emerge dalla ricerca storica, esplicitando anche il metodo di lavoro. La ricerca storica interroga il terrorismo da due punti di vista: o ne ricerca le radici storiche, analizzando in termini storiografici la crisi di sistema che investe l’Italia negli anni ’70 e ricercandovi i fattori scatenanti la nascita delle organizzazioni terroriste. Oppure, interrogando i terroristi stessi, cerca di ricostruire le storie di vita dei militanti e trovare in queste altre ragioni ed un altro punto di vista sul fenomeno. Il grande cambiamento sociale, politico, economico e culturale che ha luogo in Italia dai primi anni ’80, la svolta del nuovo decennio, è da entrambi i metodi di ricerca visto come la risultante di altri fattori, che magari contribuiscono al declino del terrorismo ma che non sembrano molto legati ad esso.
Dai film, invece, emerge da subito un diverso modo di guardare al proprio tempo e alla società nella Storia. Questi quattro sguardi sulla realtà italiana dei primi anni ‘80 nascondono infatti anche riflessioni precise sulla loro natura, ovvero, un modo di interrogarsi sulla forma da dare al proprio sguardo. E, incentrati sul biennio ‘80-’81, significativamente si interrogano non sulle ‘ragioni’ del terrorismo, ma sull’impatto del terrorismo sulla realtà sociale e sulle coscienze individuali: mentre riflettono sul modo di ricostruire sullo schermo la realtà del proprio tempo, mettono in scena una realtà che non è quella del terrorismo ma che risulta percorsa ed invasa dal terrorismo. Partendo da questo modo di porsi nei confronti della realtà, che trova un eco diretta nei rapporti fra personaggi e mondo e fra i personaggi stessi, ed ancorandosi alla ricerca storica, si è ricostruito un modo di sentire tipico di quegli anni, una sensibilità diffusa, che trova il suo cuore centrale nella percezione del mondo come un qualcosa di magmatico, confuso, indefinibile. E i film scelti propongono proprio il terrorismo come chiave di volta di questa deflagrazione che investe la comprensibilità della realtà: è l’impatto del terrorismo - un impatto in primo luogo mediatico (e di qui l’importanza, nel confronto con la ricerca storica, di ricostruire il ruolo dei media nella costruzione della realtà) – a far perdere al mondo le sue coordinate, a smarrire attori e spettatori in una realtà indistinta e senza chiari punti di riferimento. Recuperando, metodologicamente, il valore della soggettività in relazione al divenire storico – analizzando, cioè, l’interazione fra psiche e Storia e guardando all’immaginario collettivo come luogo di interazione fra la vita interiore dell’individuo, la sua coscienza, e la vita collettiva, sociale, storica, come un qualcosa che si fa e si forma a partire dalla vita interiore degli individui -, si è letto in questa confusione interna al soggetto, in questa sua incapacità di capire il mondo che lo circonda e di capirsi, un momento forte nel processo di ridefinizione dei rapporti tra pubblico e privato. Nella perdita del senso storico, nell’impossibilità di capirsi in relazione al proprio tempo, si è visto un momento forte non solo nel rapporto del soggetto con se stesso, ma anche nel rapporto fra soggetto e società, fra l’io e gli altri. Di qui il valore storico della rappresentazione, nei film, di universo sociale e dei rapporti interpersonali che vede nel sospetto, nella finzione, nella menzogna la sua chiave di volta. Da qui,tornando al confronto con la ricerca storica, si capisce meglio perché i film utilizzino il terrorismo per leggere la società di quegli anni e il cambiamento storico e sociale: sembrano dirci che il terrorismo ha mandato in crisi la possibilità di trasmettere una memoria storica certa e definita, di trovare in questo passaggio di memorie un momento fondamentale nel rapporto fra generazioni diverse. Mettendo in discussione anche una coscienza storica che è in primo luogo capacità di capirsi come parte della Storia. I film leggono questo passaggio epocale verso un altro mondo alla luce del terrorismo, presentandoci il terrorismo come un momento di catastrofe che conduce verso una diversa socialità ed un diverso senso storico individuale.

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