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Un modello di sviluppo socio-economico per Torino. Una città in forte cambiamento

il 19 giugno del 1999 è iniziata l’avventura dei XX Giochi Olimpici Invernali che si svolgeranno nel capoluogo piemontese fra poco meno di cinque anni: nel 2006.
Parere unanime è che questo evento possa rappresentare una grande opportunità di sviluppo per un’area, quella piemontese, che negli ultimi anni ha perso il ruolo di locomotiva economico-industriale del Paese e che solo ultimamente inizia a dare cenni di ripresa.
Il ridimensionamento dell’industria meccanica-automobilistica e del suo indotto, in termini occupazionali e di fiducia nel futuro da parte dei piemontesi e l’inserimento della nostra regione fra le zone industriali in crisi bisognose dei sussidi dell’Unione Europea possono diventare un ricordo, se tale evento verrà percepito dalla popolazione e soprattutto dalla classe dirigente come un poderoso shock, in grado di accelerare la riconversione dell’economia regionale e di cogliere le opportunità che si apriranno nei settori del turismo, dei servizi, dei prodotti tipici. Negli ultimi anni del secolo si è delineata un’evoluzione della concorrenza: non più fra imprese singole ma fra sistemi economici e territoriali. Proprio questo fenomeno sta alla base del declino delle realtà con forte concentrazione manifatturiera come quelli di Torino, Barcellona, Lione,
Glasgow e altri.La nuova forma di vantaggio competitivo è la capacità di accesso, utilizzo e sviluppo della conoscenza.
Proprio questi fattori sono alla base del processo di globalizzazione dell’economia e dei mercati.
Tale processo si traduce in un progressivo annullamento delle distanze e nel conseguente avvicinamento delle aree geografiche di tutto il mondo. Le nuove reti globali di comunicazione consentono di focalizzarsi sulle migliori condizioni offerte da un territorio in un dato momento, riducendo notevolmente i vincoli geografici.
I mutamenti nei servizi, nelle comunicazioni, nei trasporti, nei sistemi informativi e la grande rivoluzione di internet facilitano la crescente mobilità dei beni, dei servizi, delle persone, delle tecnologie e dei capitali attraverso i confini territoriali consentendo così alle imprese di spostarsi con grande velocità da un’area ad un’altra del mondo alla ricerca sia di costi più bassi che di risorse più qualificate.
Tale annullamento ha intensificato i processi competitivi tra i territori per l’ottenimento delle migliori risorse e per attrarre all’interno del proprio territorio insediamenti produttivi, imprese di servizi, visitatori d’affari, turisti ecc.
È in questo scenario che Torino deve competere e rinnovarsi, trovando al suo interno la volontà e le risorse per rendere possibile un processo di ammodernamento della propria struttura socio-economica.
Questo processo si sviluppa attraverso l’adeguamento della dotazione infrastrutturale agli standard delle città europee più avanzate, attraverso la riqualificazione delle aree degradate e il miglioramento degli arredi urbani, attraverso una presenza più forte e autorevole sullo scenario internazionale, diffondendo e rafforzando una nuova immagine della città, che fino ad ora è sempre rimasta nascosta agli occhi del grande pubblico. È un progetto che darà i suoi frutti in un’ottica di medio/lungo periodo, ma che è necessario avviare per recuperare il gap che separa Torino dalle altre capitali economiche, turistiche e culturali d’Europa.
In questo lavoro, vengono esaminati i modelli di sviluppo di città (Barcellona, Lione, Glasgow, Stoccolma, Detroit e altre ancora), che partendo da situazioni di declino industriale, hanno puntato su pianificazione strategica, comunicazione e promozione per creare un nuovo progetto di sviluppo futuro, in linea con i cambiamenti avvenuti nell'ambiente esterno.Il primo passo nella direzione di un cambiamento profondo della città è stato fatto con la nascita dell’Associazione Torino Internazionale, che si è impegnata nella redazione del Piano Strategico (il primo in Italia), formalizzando le direttrici che si intendono seguire per lo sviluppo della città, disegnando una visione della Torino del futuro, condivisa e con la partecipazione dei cittadini.
Il confronto continuo con altre realtà europee, ha permesso alla città di pianificare un progetto di sviluppo organico e differenziato, cercando di carpire il meglio dalle altre esperienze di successo.
Purtroppo Torino è rimasta un po' indietro, anche se le Olimpiadi del 2006 possono rappresentare un punto di svolta importante per costruire la città del futuro. A tal fine vengono esaminati tutti gli organismi e le associazioni preposte al rinnovamento, alla promozione e alla pianificazione della nuova Torino.

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1 INTRODUZIONE “City winner is…TORINO”. Con queste parole pronunciate dal presidente del CIO Juan Antonio Samaranch il 19 giugno del 1999 è iniziata l’avventura dei XX Giochi Olimpici Invernali che si svolgeranno nel capoluogo piemontese fra poco meno di cinque anni: nel 2006. Parere unanime è che questo evento possa rappresentare una grande opportunità di sviluppo per un’area, quella piemontese, che negli ultimi anni ha perso il ruolo di locomotiva economico-industriale del Paese e che solo ultimamente inizia a dare cenni di ripresa. Il ridimensionamento dell’industria meccanica-automobilistica e del suo indotto, in termini occupazionali e di fiducia nel futuro da parte dei piemontesi e l’inserimento della nostra regione fra le zone industriali in crisi bisognose dei sussidi dell’Unione Europea possono diventare un ricordo, se tale evento verrà percepito dalla popolazione e soprattutto dalla classe dirigente come un poderoso shock, in grado di accelerare la riconversione dell’economia regionale e di cogliere le opportunità che si apriranno nei settori del turismo, dei servizi, dei prodotti tipici, restituendo al Piemonte e soprattutto a Torino la sua immagine. Un’immagine forse unica in Italia, quella di una città e di una regione in grado di coniugare la sua tradizionale "severità sabauda” con l’eccellenza nel campo dell’industria, dell’innovazione, della New Economy,

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: William Malizia Contatta »

Composta da 330 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.