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Atlantide tra mito e archeologia

Da quando per la prima volta venne resa nota, oltre duemila anni fa, forse mai nessun’altra storia quanto quella del mito di Atlantide ha affascinato e interessato l’uomo così a lungo.
Pare che la leggenda di questa elevata civiltà insulare, drammaticamente scomparsa per sempre, riesca a colpire l’attenzione e il cuore del lettore anzitutto, probabilmente, per quel senso di malinconica perdita di un mondo meraviglioso ed esemplare, secondo quanto il suo autore ci ha lasciato intendere.
In secondo luogo perché, a partire dai primi grandi viaggi del XV sec. d. C., alcuni hanno smesso di rimanere nella sfera fantastica per lanciarsi finalmente nell’effettivo ritrovamento dell’isola, in qualunque parte del mondo essa si trovi. Non sorprende dunque il fatto che Atlantide sia stata identificata quasi dappertutto e quasi con ogni grande civiltà del passato, né che su tale mito siano stati scritti migliaia di libri scientifici, fantastici , esoterici. Questo perché Platone, il primo narratore di un mito così longevo, mescola magistralmente in un unico resoconto, trascritto in due dialoghi, leggenda e realtà, creazione letteraria e conoscenze dell’epoca, concetti filosofici e tradizioni orali.
Poter scindere il “reale” dal letterario è il lavoro più arduo, specie se si è convinti davvero che un nucleo di verità sia giunto a Platone da fonti egizie e riguardi il declino di quell’antica e prospera civiltà che molti considerano essere Creta, drammaticamente colpita dalla distruttiva eruzione del vulcano di Thera.
Secondo il suo ordine strutturale, questa Tesi, una volta presentata la storia del mito nel suo contesto storico, analizza tutte le ipotesi avanzate sulla reale o meno ubicazione di Atlantide, espone poi i dati scientifici e archeologici riguardanti il nesso con Creta e Thera, per poi concludere illustrando una personale teoria che tenti di offrire una plausibile spiegazione alla genesi del mito stesso.
Nonostante anni di ricerche e congetture, pur con l’impressione di avvicinarsi sempre più alla verità, sembra comunque che non si riesca mai a cogliere appieno quel che si cela dietro tale inafferrabile mito, e probabilmente è proprio questo che ha contribuito per molti a rendere Atlantide stessa simbolo ideale della “ricerca”, sempre in bilico tra mito e realtà.

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V PRESENTAZIONE Da quando per la prima volta venne resa nota, oltre duemila anni fa, forse mai nessun’altra storia quanto quella del mito di Atlantide ha affascinato e interessato l’uomo così a lungo. Pare che la leggenda di questa elevata civiltà insulare, drammaticamente scomparsa per sempre, riesca a colpire l’attenzione e il cuore del lettore anzitutto, probabilmente, per quel senso di malinconica perdita di un mondo meraviglioso ed esemplare, secondo quanto il suo autore ci ha lasciato intendere. In secondo luogo perché, a partire dai primi grandi viaggi del XV sec. d. C., alcuni hanno smesso di rimanere nella sfera fantastica per lanciarsi finalmente nell’effettivo ritrovamento dell’isola, in qualunque parte del mondo essa si trovi. Non sorprende dunque il fatto che Atlantide sia stata identificata quasi dappertutto e quasi con ogni grande civiltà del passato, né che su tale mito siano stati scritti migliaia di libri scientifici, fantastici , esoterici. Questo perché Platone, il primo narratore di un mito così longevo, mescola magistralmente in un unico resoconto, trascritto in due dialoghi, leggenda e realtà, creazione letteraria e conoscenze dell’epoca, concetti filosofici e tradizioni orali. Poter scindere il “reale” dal letterario è il lavoro più arduo, specie se si è convinti davvero che un nucleo di verità sia giunto a Platone da fonti egizie e riguardi il declino di quell’antica e prospera civiltà che molti considerano

Tesi di Laurea

Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali

Autore: Fabio Truppi Contatta »

Composta da 180 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6734 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.