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Criminalità minorile: aspetti medico-legali e nuovi orientamenti normativi e giurisprudenziali

È un dato di fatto che negli ultimi anni si è riscontrato un sempre più crescente numero di minorenni che attraverso la loro condotta, o anche un singolo evento di essa, rientrano nel quadro della criminalità. Al fine di individuare, definire e spiegare il fenomeno della criminalità minorile, quindi, che da sempre ha interessato la società nel suo complesso, si rileva indispensabile il compito di rendere più chiari i concetti basilari di esso, quali il minore, la criminalità e, infine, la criminalità minorile che spesso si confonde con il termine di devianza.
Il fondamento della condizione giuridica del minore viene innanzitutto individuato nell’esigenza di protezione di un soggetto, nella media dei casi impossibilitato a curare proficuamente i propri interessi. Non va comunque dimenticato che fino al 1975 la maggiore età era fissata a ventun anni, mentre il soggetto era ritenuto penalmente imputabile a diciotto. Tale disparità veniva, in effetti, giustificata dall’affermazione che l’individuo acquista la consapevolezza delle conseguenze delittuose del suo comportamento prima dell’idoneità ad attendere ai propri interessi.
Mentre comunemente si definisce minore l’individuo che non ha ancora compiuto i diciotto anni di età, l’ordinamento vigente, invece, stabilisce che il minore imputabile, e cioè sottoponibile ad un procedimento penale, è solo il soggetto infradiciottenne ma che abbia raggiunto i quattordici anni di età.
Quando si parla di criminalità minorile, ci si riferisce prevalentemente all’insieme dei fatti che costituiscono la fattispecie di reato posti in essere da soggetti la cui età varia in una fascia dai quattordici ai diciotto anni.
Per quanto attiene, invece, al termine devianza, essa si adopera per sostituire quello del disagio, così come il disadattamento quello di emarginazione.
Alcune delle cause principali determinanti il rischio dei giovani si possono individuare nell’allentarsi delle relazioni significative, nella scarsa frequenza dei rapporti di tipo primario, nell’inadeguatezza e nella precarietà delle relazioni familiari.
In questo modo, i vari soggetti istituzionali sono chiamati a riconsiderare le loro funzioni, le modalità di attuazione degli interventi e le pratiche operative, al fine di poter rispondere in modo coerente e decisivo alle esigenze di questa particolare fascia di età.
In tal senso, nasce l’esigenza, sia nel mondo accademico, sia in quello dei servizi di attribuire ad ogni termine il corretto significato.
Termini quindi come disagio, emarginazione, povertà, spesso acquisiscono un contenuto diverso da quello originario o dalla loro storia e vengono utilizzati come sinonimi intercambiabili.
Quasi sempre, in effetti, si ha la convinzione che essi abbiano lo stesso significato forse perché condividono una matrice ed origine comune che va ricercata nel filone di studi sociologici che fanno riferimento alla devianza e al controllo sociale.
Il concetto di devianza ha subito nel corso degli anni un processo di ''normalizzazione'' che ha portato alla sua dissolvenza teorica ed alla nascita di una nuova categoria, quella appunto del disagio.
Tale processo vuole rappresentare quell’orientamento in base al quale si è cercato di rispondere all’esigenza di introdurre un approccio maggiormente cauto verso quei comportamenti che non sono necessariamente riconducibili alla semplice riproduzione di norme e valori del sistema sociale degli adulti o in contrapposizione ad essi.
Lo scopo di questo lavoro consiste nel fornire tutti gli elementi che permettano di avere una visione generale sul fenomeno della criminalità minorile.
Dopo aver preso in esame, in altre parole, l’evoluzione storica e giuridica della disciplina avente ad oggetto i minori come autori di reato, viene analizzata successivamente sia la dimensione quantitativa, con elementi statistici, sia quella qualitativa, arricchita dalle varie figure del minore che delinque, di questo tipo di criminalità.
Tutto questo però sarebbe insufficiente senza un approfondito esame delle cause che si trovano alla base di questo fenomeno.
Vengono analizzati, in seguito, i concetti relativi all’imputabilità - anche in base ai nuovi orientamenti normativi e giurisprudenziali - ed alla pericolosità sociale mettendo a fuoco il cosiddetto “sistema del doppio binario”.
Seguendo infine un ordine logico e consequenziale si analizzano, attraverso le varie riforme subite, l’ordinamento penitenziario minorile e coerentemente gli interventi applicati dal sistema penale per quanto attiene alla riabilitazione ed alla rieducazione dei minorenni devianti nonché ai fini di un'eventuale comparazione si riporta l'ordinamento penale minorile greco nei suoi elementi principali.

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5 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE ™ Nozioni introduttive � un dato di fatto che negli ultimi anni si � riscontrato un sempre pi� crescente numero di minorenni che attraverso la loro condotta, o anche un singolo evento di essa, rientrano nel quadro della criminalit�. Al fine di individuare, definire e spiegare il fenomeno della criminalit� minorile, quindi, che da sempre ha interessato la societ� nel suo complesso, si rileva indispensabile il compito di rendere pi� chiari i concetti basilari di esso, quali il minore, la criminalit� e, infine, la criminalit� minorile che spesso si confonde con il termine di devianza. Il fondamento della condizione giuridica del minore viene innanzitutto individuato nell�esigenza di protezione di un soggetto, nella media dei casi impossibilitato a curare proficuamente i propri interessi. Non va comunque dimenticato che fino al 1975 la maggiore et� era fissata a ventun anni, mentre il soggetto era ritenuto penalmente imputabile a diciotto. Tale disparit� veniva, in effetti, giustificata dall�affermazione che l�individuo acquista la consapevolezza delle conseguenze delittuose del suo comportamento prima dell�idoneit� ad attendere ai propri interessi. Mentre comunemente si definisce minore l�individuo che non ha ancora compiuto i diciotto anni di et�, l�ordinamento vigente, invece, stabilisce che il minore imputabile, e cio� sottoponibile ad un procedimento penale, � solo il soggetto infradiciottenne ma che abbia raggiunto i quattordici anni di et�. Quando si parla di criminalit� minorile, ci si riferisce prevalentemente all�insieme dei fatti che costituiscono la fattispecie di reato posti in essere da soggetti la cui et� varia in una fascia dai quattordici ai diciotto anni. Il processo a cui � sottoposto il minore � regolato da normativa speciale che fa capo al D.P.R. n. 448/88 che tende ad applicare principi che possono essere sintetizzati nell�affermazione sancita dalla Carta Europea dei diritti del fanciullo al punto 8.23: ��ogni fanciullo ha diritto alla certezza giuridica; i fanciulli presunti autori di un reato hanno diritto di avvalersi di tutte le garanzie di un regolare processo, ivi

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pavlos Dritsas Contatta »

Composta da 248 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.