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La creazione e lo sviluppo della conoscenza nell'impresa - L'informazione come risorsa strategica - Note metodologiche

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Angeli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Anna Maria Caciagli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 211

Lo scopo di questo lavoro è evidenziare la problematicità che caratterizza la creazione e lo sviluppo della conoscenza.
Le note sono il “diario di bordo” di un’indagine sullo stato dell’informazione e sulla capacità cognitiva dell’uomo di ricevere, elaborare, comunicare, produrre, tradurre in azione la conoscenza in un contesto in cui il carattere dominante è la complessità.
L’impostazione prevede la partenza dalla prospettiva epistemologica; grazie ad essa è possibile dotarsi delle categorie che consentono di affrontare “l’inconsistenza materiale” della conoscenza e di individuarne gli effetti reali. Una volta messo a fuoco lo stato attuale dell’informazione e sondato il livello cognitivo del soggetto, è possibile porre l’attenzione sulle modalità del processo di apprendimento, sulla capacità dell’uomo di esercitare la “riflessione in azione” in un’impresa sempre più “orientata al pensiero”. L’importanza della trasmissione dell’informazione, della conservazione e dell’implementazione continua della conoscenza emerge nel momento in cui analizziamo i flussi del sapere in un ambito spaziale: lo sviluppo del “quoziente intellettivo” delle imprese è favorito da un humus territoriale ad alta densità di relazioni. E’ possibile pertanto intraprendere una lettura territoriale della conoscenza grazie alla quale ogni impresa può divenire consapevole della complessità del proprio “racconto della conoscenza”.
L’importanza che questa assume è suffragata dalla scommessa posta dall’Unione Europea nell’Agenda 2000, strumento di diffusione di un autorevole segnale indirizzato agli stati membri sul futuro orientamento delle risorse. Il secondo capitolo dell’Agenda si intitola “Porre la conoscenza in primo piano” e identifica il legame tra conoscenza e nuove tecnologie: “L’economia mondiale è caratterizzata oggi essenzialmente dal suo rapido sviluppo verso la globalizzazione e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Tali tecnologie determineranno la competitività di tutti i settori economici a livello mondiale e favoriscono l’emergere di nuovi beni immateriali…E’ necessario privilegiare lo sviluppo, la circolazione e l’utilizzo di questi beni immateriali. D’altronde le politiche della conoscenza – ricerca, innovazione, educazione e formazione – rivestono un’importanza determinante nel futuro dell’Unione”. Conoscenza, beni immateriali, tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono componenti di una filigrana comune, tuttavia il grado di discontinuità delle nuove tecnologie rispetto alle precedenti comporta che queste compiano prima processi di istituzionalizzazione e di diffusione consapevole per poter “maturare”. I contorni della sfida sono più chiari: è richiesta una evoluzione delle proprietà cognitive dell’attore, che deve essere in grado di partecipare consapevolmente al processo di “ri-creazione” del mondo. Le note tracciano alcune coordinate di questo passaggio nella speranza di fornire come messaggio l’importanza di mettersi ora in una posizione di competenza sul futuro.
Il lavoro si conclude con due casi esemplari, l’esperienza di uno scienziato-imprenditore e di uno scrittore, che racchiudono le “due anime” della conoscenza: da una parte il nostro “essere nel mondo” rende ineludibile il confronto con lo stato mutevole delle informazioni, dall’altra, come uomini, possiamo avere a disposizione nella nostra ricerca una forma mentis in grado di consentirci l’orientamento.

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1 1. La trasmissione dell’informazione. Il problema della codificazione Ipotesi di lavoro è la possibilità di indagare sulla problematicità della trasmissione dell’informazione a partire dalla distinzione “classica” tra conoscenza codificata e conoscenza tacita, tra dominio esplicito ed implicito dell’informazione. E’ possibile osservare come le azioni finalizzate dei soggetti, le azioni focali dei soggetti si esplichino in una cornice di azioni sussidiarie inconsapevoli nel momento d’azione principale, ma che ne determinano il corretto esito. Il corollario delle azioni sussidiarie sono esempio di conoscenza tacita, queste sono raggiunte attraverso apprendimento incrementale ed affiancano le azioni focali consapevoli nell’ottenimento del prodotto. Assunte come modalità compositive della conoscenza la forma tacita e codificata, il meccanismo di trasmissione della conoscenza tacita possiede dei limiti, propri dell’“essere” della conoscenza tacita. La conoscenza tacita non è trasmissibile velocemente nel tempo. Proprio in quanto il meccanismo è tacito, la trasmissione avviene mediante l’osservazione da parte dell’allievo dei gesti, delle tecniche del maestro. L’allievo, almeno inizialmente, concentra la propria attenzione sulle azioni focali del maestro, trascurando le azioni sussidiarie che in realtà sono quelle che conferiscono valore aggiunto alla creazione del prodotto. Le azioni sussidiarie sono apprese quasi inconsciamente, procedendo per tentativi ed errori. Tale processo di apprendimento richiede tempo e solo gli allievi migliori riescono ad impossessarsi completamene delle azioni sussidiarie, alcune di esse richiedono anni di apprendimento e di lavoro. Emerge un limite ulteriore che consiste nel fatto che la trasmissione di conoscenza tacita è soggettiva, dipende sia dall’abilità del maestro ad insegnare sia dall’abilità dell’allievo di apprendere; scaturisce dall’incontro di due elementi soggettivi, la capacità del maestro e quella dell’allievo, il cui risultato in termini di quantità di conoscenza tacita appresa e di tempo per apprendere è incerto, non prevedibile a priori. Il limite è anche spaziale. La conoscenza tacita non può essere trasferita nella distanza, necessita della contemporaneità temporale e spaziale del maestro e dell’allievo. Solo nello stesso tempo e nel medesimo luogo maestro ed allievo possono effettuare il trasferimento, dai tempi incerti, di conoscenza tacita. La conoscenza tacita deve essere codificata, bisogna tentare di estrapolarla dallo stesso contesto originario grazie alla quale è venuta alla luce; va semplificata, standardizzata, trascritta in manuali, tradotta in routine comportamentali, deve trasformarsi in un linguaggio codificato. In questa maniera la conoscenza può essere trasferita velocemente e differita nel tempo come nello spazio, adeguandosi alla dinamica degli eventi. “Precauzione all’uso” nel passaggio da conoscenza tacita a codificata è la consapevolezza che questa soluzione ha in sé un limite che risiede la trasferibilità del patrimonio compreso nella conoscenza tacita è incompleta. In una fase di accelerazione della competizione a livello globale, adattarsi ai mutamenti diventa insufficiente: è necessario anticiparli; la creazione di realtà che ancora non sono concretizzate non può avvenire unicamente attraverso un metodo induttivo, associabile alla forma tacita, ma scaturisce dall’unione con una metodologia deduttiva o teorico formale della conoscenza codificata. Questo pensiero fonda la trasformazione di parte della conoscenza tacita in conoscenza formale o codificata, dai risultati probabilistici.

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Parole chiave

atlante della conoscenza
epistemologia aziendale
evoluzione cognitiva
learning organization
psicotecnologie
knowledge management
economia della conoscenza

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