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Fenomenologia del film e della visione cinematografica: struttura, identificazione, percezione, incanto.

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Cacciatore
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Consulenza grafologica
  Relatore: Franco Federici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

Questo studio cerca di analizzare e decostruire, i segreti di quel particolare fenomeno dell’“incanto” cinematografico. Analizzando quella particolare condizione che ci appartiene quando ci proiettiamo nella visione cinematografica, quando ci distacchiamo da tutto ciò che è presente al di fuori di quella sala essendo stati “catturati” dalla proiezione filmica ed avendo instaurato una relazione d’oggetto con la proiezione cinematografica.
Per la particolarità del tema in questione, questo studio sfocia in ben diverse aree di interesse, la psicologia (e la psicofisiologia), la semiotica, i mezzi di comunicazione di massa, la sociologia, la comunicazione visiva e, perché no, il marketing.
Si è provato a dare una spiegazione quindi, a quello che a volte ci viene giustificato con un semplice “è solo un film!” molto simile a “era solo un sogno!”. Diverse infatti le similitudini tra questi due particolari stati psicofisici.
L’arte cinematografica è resa possibile grazie ad una particolare imperfezione dei nostri occhi: la ''resistenza retinica'', poiché il cinematografo riesce a darci l’illusione del movimento facendo scorrere davanti ai nostri occhi ventiquattro immagini statiche al secondo che vengono però percepite ai nostri occhi come una sequenza in movimento.
Oggi tutti noi siamo consapevoli della finzione filmica proiettataci in sala, ma nonostante ciò siamo spesso profondamente turbati all’uscita dalla sala cinematografica perché il film ci ha toccato nel profondo, quasi fosse realtà.
Grazie al cinema, si spostano su un grado più avanzato, i limiti tra realtà e illusione, corpo proiettato-riprodotto e fantasma, fotografia dinamica e reinvenzione dell’immaginario.
I mezzi audiovisivi si rivolgono immediatamente ai sensi per poi esercitare attraverso questa mediazione un influsso intellettuale.
Gli aspetti negativi di tale cultura da schermo sono molteplici e da non sottovalutare: un certo livellamento culturale, il rifiuto dello sforzo mentale per tutto ciò che non è intuitivo e afferrabile, conformismo e atrofia della sensibilità delle coscienze, sino al pericolo dell’immoralità in ogni campo.
L’immagine è il mezzo più appropriato per trasmettere emozioni, sentimenti e per far filtrare delle idee in modo inavvertito. Questa forza le deriva dalle qualità tecniche dello spettacolo cinematografico (grandezza dello schermo, colore, inquadrature, buio…). Se però lo spettatore non si venisse a trovare in una situazione specifica, tale suggestione sarebbe sminuita grandemente: lo spettatore nel buio della sala è isolato dalla realtà quotidiana e perciò è tutto concentrato su quanto avviene sullo schermo.
Così il cinema può influenzare il comportamento dell’individuo nelle situazioni reali dell’esistenza.
II cinema si pone nella società contemporanea come il mezzo più capace per trasmettere nuovi bisogni, un nuovo stile di vita. Il cinema propone in continuazione divi e modelli. Vi è una presenza costante del divo-modello nella vita di ogni giorno, anche quando meno ce ne accorgiamo. Noi non siamo liberi neppure negli atteggiamenti più comuni, come nel modo di fumare una sigaretta o nella scelta dell’abito, perché il divo, direttamente o indirettamente, ce li ha imposti, essendo un oggetto efficacissimo di pubblicità.
Generalmente, la massa affronta il cinema soprattutto come mezzo di piacere, di “loisir”, nel senso cioè che intende scegliere nel cinema lo strumento adatto per una giusta evasione dalla fatica e dalle preoccupazioni quotidiane: un’evasione desiderata. Spesso sono ricercati quei generi i quali presentano situazioni brillanti e divertenti della vita che sono viste come rivincita sulle banalità e le tristezze della vita quotidiana.
Inconsciamente avviene un dialogo fra chi propone un messaggio (gli autori) e chi lo riceve (lo spettatore), tale dialogo può concludersi con l’accettazione della proposta-messaggio o con un rifiuto di tale proposta o, nel caso intermedio, in un adattamento del messaggio alla concezione del ricevente. L’esito di tale processo può determinare il piacere o dispiacere nei confronti del film. I fattori di diversificazione nell’influsso filmico possono essere i più svariati. Naturalmente ci sono fattori che fanno reagire in modo differente gli spettatori, sia nel momento in cui ricevono l’immagine, sia nei momenti successivi. Il film viene quindi di volta in volta decodificato ed interpretato in modo diverso da ognuno di noi, raggiungendo distinte sintesi mentali audio/visiva.
Probabilmente, alcune particolarità del fenomeno del piacere cinematografico ci restano ancora poco chiare, ma forse proprio per questo suo particolare potere d’incanto, è preferibile non svelarne ogni suo segreto, per evitarne il rischio di non poterne poi più esserne piacevolmente suggestionati.

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6 Introduzione Personalmente nutro da diverso tempo, una certa passione per il cinema e le sue diverse declinazioni (cortometraggi e videoclip). Questo studio nasce infatti, proprio dal mio interesse maturato nei confronti dell’arte del XX secolo. Adoro recarmi al cinema e proiettarmi nella visione cinematografica, distaccandomi da tutto ciò che è presente fuori da quella sala. Purtroppo però, non sempre ho la fortuna di assistere a visioni cinematografiche in grado di permettermi questo particolare stato d’animo. Da diverso tempo mi ponevo una serie di domande alle quali potevo rispondere solo con alcune semplici e confuse deduzioni. A chi non è capitato per esempio di “incantarsi” guardando la televisione o, meglio ancora, durante una visione cinematografica? Di vivere quindi quelle particolari sensazioni di alienazione dalla realtà e di sentirsi (inconsapevolmente) proiettato e “catturato” nella finzione televisiva o cinematografica. Ignorando per alcuni attimi tutto ciò che ci circonda realmente, l’acqua che bolle, la sigaretta che si era acceso poco prima o una persona che ci ha rivolto, invano, una domanda per ben due volte. Come mai quindi la visione cinematografica e televisiva hanno questo “magico” potere d’incanto? Da cosa ne scaturisce? Quante volte ci è capitato di rilevare giudizi differenti o a volte addirittura opposti riguardo alcuni film, da persone che pertanto hanno gli stessi nostri gusti musicali, letterari, ideologie politiche, stessa educazione ed altro ancora? Com’è possibile che questo possa accadere?

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Parole chiave

cinema
fenomenologia
identificazione
arte cinematografica
psicologia dei processi cognitivi

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