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La ''Beatitudine dei poveri'' in Matteo e Luca

La tesi analizza, dal punto di vista filologico-letterario, la forma dei macarismi o beatitudini, così come di trovano nel vangelo di Matteo al capitolo 5 e nel vangelo di Luca, al capitolo 6.
Partendo dai testi omerici, e passando, seppur in maniera per i testi scritti in lingua ebraica, il lavoro giunge ad analizzare il lessico della beatitudine partendo dalla grecità profana fino a giungere alla esperienza neotestamentaria, rilevandone sfumature semantiche e nuove proposte di traduzione. Non prende, però, in considerazione tutta la ricca produzione patristica a riguardo, come pure la filologia neotestamentaria più attenta per l'appunto ai testi della letteratura cristiana antica che ad un approccio squisitamente filologico e storico della lingua greca.

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I PREMESSA La presente tesi di laurea è dedicata all’analisi linguistica della prima beatitudine, quella “dei poveri”, che l’evangelista Matteo e l’evangelista Luca riportano nei rispettivi vangeli, uno al capitolo 5, 3, l’altro al capitolo 6, 20, tramandando così parole proferite da Gesù di Nazareth in un discorso che l’esegesi biblica suole denominare “Discorso della Montagna” in Matteo (comprendente i capitoli 5, 2 - 7, 27), e “Discorso della Pianura” in Luca (comprendente il capitolo 6, 17-49). Questa beatitudine (o macarismo) non è isolata, ma fa parte di una pericope più ampia che in Matteo (5, 3-12) presenta nove beatitudini che si iniziano con l’aggettivo Makãrioi seguito dalla categoria da “esaltare come beata”, mentre in Luca (6, 20-26) il numero delle beatitudini, introdotte sempre dallo stesso aggettivo, passa da nove a quattro, a cui, però, l’evangelista contrappone specularmente quattro maledizioni introdotte dall’interiezione oÈa‹. Il fatto che, tra i vangeli sinottici, le Beatitudini siano contenute soltanto nei vangeli di Matteo e Luca, mentre sono assenti in Marco, ha indotto gli studiosi interessati al problema della teoria delle due fonti, elaborata dalla ricerca sui sinottici, ad affermare che la pericope delle Beatitudini fosse contenuta nella cosiddetta fonte dei Loghia o dei “Detti” (“Q”, dal tedesco Quelle, fonte), di cui farebbe parte il materiale tradizionale accolto in comune da Matteo e Luca, indipendentemente da Marco. Questa ipotesi è avvalorata dal confronto tra questi due vangeli che concordano non soltanto nei loghia isolati, ma anche in più grandi unità compositive: queste, oltre ad essere composte da associazioni di parole (cosa che può verificarsi per la tradizione orale), sono ordinate per argomenti. Le divergenze fra i due testi evangelici si spiegano, come nel caso

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ignazio Tauro Contatta »

Composta da 272 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3460 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.