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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

I quotidiani italiani stanno affrontando una “prova di sopravvivenza”. Dati per spacciati dai fautori di Internet, afflitti dai mai risolti complessi d’inferiorità nei confronti della televisione, abbandonati dai lettori più giovani, i giornali sono in cerca della soluzione per non soccombere. Questo lavoro prende le mosse dalla constatazione che nessun nuovo mezzo, nella storia dei media, ha determinato la scomparsa dei precedenti. Li ha piuttosto costretti a una completa, a volte radicale, rivisitazione. Quella che Roger Fidler definisce mediamorfosi. L’obiettivo che ci siamo prefissati è stato dunque duplice: individuare quali sono i fattori che determinano il successo di un giornale e quali quelli che ne decretano l’insuccesso; indagare se e come i quotidiani abbiano avviato un processo di trasformazione in seguito all’apparizione dei mezzi digitali nel panorama mediatico.
Negli anni Novanta la stampa ha perso posizioni: il traguardo dei 6,8 milioni di copie giornaliere vendute, raggiunto all’inizio del decennio, non è stato più toccato. E resta un miraggio, alla luce degli ultimi dati: le vendite non riescono ad andare oltre i 6 milioni di copie. La raccolta pubblicitaria rimane stazionaria. Il costo della carta periodicamente balza in avanti. La professione giornalistica è investita da un profondo processo di cambiamento. In una società di massa, i quotidiani non sono riusciti a trasformarsi in un mezzo di comunicazione di massa. Nel nuovo scenario mediatico prodotto dall’irrompere di Internet e dei media digitali, i giornali sono chiamati ad un riposizionamento comunicativo, come è capitato alla radio dopo l’avvento della televisione. L’ipotesi da cui prende le mosse questo studio è che la chiave per il successo di un quotidiano, oggi, sia paradossalmente la stessa che è alla base della rivoluzione indotta dai mezzi elettronici: la personalizzazione dell’informazione. La mancata individuazione del proprio pubblico di riferimento provoca altrimenti una perdita d’identità editoriale che può decretare l’insuccesso del giornale.
Due casi ci sono apparsi paradigmatici: Il Sole-24 Ore, per l’eccezionale ascesa che lo ha contraddistinto negli ultimi dieci anni, e l’Unità, per le tormentate vicende che la hanno condotta, nell’estate del 2000, a cessare le pubblicazioni (per riprenderle, rinnovata nella grafica e nella linea editoriale, a marzo del 2001). Il primo ha giocato con intelligenza la carta della specializzazione, trasformandosi in strumento di lavoro, in prodotto da archiviare, in sceneggiatura del quotidiano per i propri lettori. In dieci anni, ha raddoppiato le copie vendute, passando da 200.000 a oltre 400.000. L’Unità, complice la crisi delle ideologie e il distacco dai partiti di riferimento, ha vissuto una fortissima crisi d’identità. Non è più riuscita a capire chi fossero i propri lettori. E ha visto dissolversi in un decennio un patrimonio di oltre 100mila copie.
Dalla nostra analisi è emerso un elemento chiave: il quotidiano, oggi, trova la sua ragion d’essere nell’utilità. E riesce a conquistarsi una nicchia nel sistema dei media soltanto se individua con precisione il suo pubblico di riferimento, fornendo un ordine al caos mediatico prodotto dall’eccesso di informazioni. Il giornale vince quando diventa uno stile di vita, un mezzo per facilitare la vita del lettore, un’abitudine indispensabile per orientarsi nella complessa cultura della contemporaneità. Ha successo se si accredita come manuale di sopravvivenza quotidiana, intermediario competente tra la massa delle notizie e le esigenze personali.

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5 Introduzione La stampa in Italia non è mai diventata un medium davvero di massa. Oggi, come venti anni fa, i quotidiani vendono in media meno di sei milioni di copie al giorno. Siamo l’unico Paese occidentale a non aver conosciuto un aumento della diffusione dei giornali proporzionale alla crescita del livello di alfabetizzazione della popolazione. La funzione di socializzazione alla comunicazione – e non all’informazione – è stata svolta infatti dalla televisione, collante linguistico e mediatico della penisola, fulcro dell’immaginario collettivo, protagonista indiscussa del media system italiano. Il predominio della cultura audiovisiva su quella scritta e la subalternità dei quotidiani rispetto al teleschermo sono dunque dati caratteristici del nostro panorama comunicativo. Il nostro lavoro prende le mosse dall’ipotesi che la personalizzazione dell’informazione, insieme con la funzione di servizio al cittadino, sia il fattore determinante perché un quotidiano, oggi, abbia successo. Allo stesso tempo, crediamo che la mancata definizione di una coerente strategia editoriale e la difficoltà nell’identificazione dei propri lettori siano le principali cause di insuccesso per un giornale. Per dimostrarlo, abbiamo scelto due casi che ci sono apparsi emblematici: Il Sole-24 Ore, per la success story che ha scritto nell’ultimo decennio; l’Unità, per le burrascose vicende che l’hanno portata a cessare le pubblicazioni nell’agosto del 2000, per poi riprenderle, completamente rinnovata, a marzo del 2001. La speranza è che, una volta verificata, la nostra tesi serva come indicazione operativa per la carta stampata italiana. Negli ultimi anni, la situazione di stagnazione in cui versano i quotidiani assume un significato più grave. Il sistema dei media è entrato in una fase di profonda trasformazione, legata all’avvento del digitale e allo sviluppo tumultuoso dei media elettronici. Internet ha rovesciato i paradigmi della comunicazione, annullando la tradizionale subordinazione del destinatario all’emittente, confondendo i ruoli, sovvertendo le regole. La proliferazione dei giornali on line e l’estrema velocità di circolazione delle notizie ha indotto qualcuno a profetizzare la scomparsa dei quotidiani cartacei, già incalzati dalla concorrenza della televisione e stremati dalla rincorsa dei mezzi audiovisivi. Ma la storia dei media insegna che l’affermazione di nuovi mezzi di comunicazione non ha mai determinato la scomparsa dei precedenti. Li ha piuttosto costretti a una rivisitazione completa delle proprie caratteristiche. Avviando quella che Roger Fidler ha definito mediamorfosi. E’ da tale considerazione che prende le mosse questo lavoro. Nel primo capitolo affronteremo il problema di una crisi della stampa non percepita come tale, perché in fondo la crisi è stata l’abituale dimensione del settore sin dalla sua nascita. Ripercorrendo le tappe dell’evoluzione dei quotidiani a partire dall’Unità d’Italia, evidenzieremo i difetti della stampa nostrana: l’incapacità di leggere la società, la dipendenza dal potere politico, i condizionamenti degli editori “impuri”, l’anomalia di un sistema distributivo centrato sull’edicola. Analizzeremo l’offerta, per evidenziare la fase di declino vissuta dai giornali nell’ultimo decennio del XXI secolo, dopo aver raggiunto nel 1990 il massimo storico di 6.808.501 copie vendute. Metteremo in luce le particolarità della domanda, rivedendo criticamente la diffusa convinzione che

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