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Il lavoro a tempo parziale: recepimento della direttiva 97/81/Ce nell'ordinamento giuridico italiano e della Gran Bretagna

La tesi si propone di analizzare i modi con cui i legislatori italiano e inglese hanno recepito la direttiva 97/81/CE in materia di contratti a tempo parziale, comparando alcuni dei diversi istituti di tale tipo di rapporto di lavoro.

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INTRODUZIONE Il tema della flessibilità nel mercato del lavoro è, da sempre, stato un argomento di in- tensa discussione sia nelle aule parlamentari che tra le parti sociali, ed è un termine che evoca sentimenti e reazioni contrastanti, nonché prese di posizione di tipo ideolo- gico. Il legislatore italiano ha sempre dimostrato poca propensione verso gli strumenti di gestione flessibile della forza lavoro e non fa eccezione la disciplina del part-time, a lungo nettamente disincentivata a favore del tempo pieno. Al contrario l’Unione Europea ha spinto, sin dagli anni ’70 e ’80, gli Stati Membri ad adottare tutti gli strumenti adeguati a modernizzare l’organizzazione del lavoro, anche attraverso le forma flessibili di impiego, con lo scopo di rendere le imprese produttive e competitive, cercando di raggiungere l’equilibrio tra flessibilità e sicurezza. Un cammino, questo, iniziato dall’Unione già a partire dagli anni ’80, con la proposta di diverse direttive in materia di lavoro atipico nelle sue varie forme (tempo parziale, tempo determinato, lavoro temporaneo), che si è concretizzato con l’emanazione della Direttiva n° 81 del 1997 in materia di lavoro a tempo parziale (primo capitolo). Tale Direttiva in materia di lavoro a tempo parziale, dal canto suo, non ha mancato di suscitare perplessità, ma è stata, comunque, un grande passo in avanti nella armoniz- zazione delle diverse normative nazionali, ed è interessante vederne l’impatto in ordi- namenti anche molto diversi tra loro, come quello inglese e italiano. Una direttiva maturata grazie alla concertazione delle parti sociali, le quali hanno la- sciato agli Stati membri una ampia possibilità di scelta in sede di implementazione, ponendo si dei “paletti”, attraverso una serie di diritti minimi uguali per tutti ma, tut- tavia, senza imbrigliare le parti contraenti ad una serie eccessiva di adempimenti bu- rocratici, ponendo l’accento, anche a livello nazionale, sulla necessità della collabora- zione di tutte le forze sociali. La linea tracciata è quella di una flessibilità, che non consiste in una precarizzazione dei rapporti di lavoro, ma una flessibilità che si combina con la sicurezza, ridimensio-

Diploma di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Agostino Antonello Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2684 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.