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La pena di morte tra etica della vita e autorità dello Stato

La questione della pena di morte, tema classico della teologia morale, è oggetto da tempo di vivaci discussioni, sia all’interno della Chiesa che nell’ambito del pensiero “laico”. Recentemente essa è tornata di grande attualità, in seguito alla presa di posizione ufficiale della Chiesa cattolica, con la pubblicazione della prima versione del Catechismo (1992) e poi con l’enciclica Evangelium Vitae (1995). Si tratta di due importanti testi magisteriali che, se da un lato continuano ad affermare la legittimità della pena capitale, sia pure in casi eccezionali, dall’altro contengono degli elementi di indubbia novità rispetto al passato, tanto che ci si è chiesti se si possa parlare di cambiamento sostanziale del Magistero della Chiesa a questo proposito.
La dissertazione intende studiare sistematicamente la questione della pena di morte, tenendo conto, in primo luogo, delle motivazioni tradizionali pro e contro, in secondo luogo, dell’apporto del Magistero recente della Chiesa e della proposta di un “Vangelo della vita”. La prospettiva viene poi arricchita da elementi di etica della vita per confluire, infine, nella riflessione sul ruolo dello Stato (in particolare la democrazia), che deve avere come fondamento il diritto alla vita e come fine la promozione del bene comune, derivante da un’equilibrata gerarchia di valori e da un’esatta comprensione della dignità e dei diritti della persona, primo fra tutti il diritto alla vita. Il lavoro si conclude con una particolare attenzione alla promozione di una cultura della vita, nell’ambito della quale l’avversione alla pena di morte da parte dei cristiani risulti parte integrante di una strategia globale della Chiesa a favore della vita umana.
Il metodo sarà prevalentemente descrittivo nella prima parte, con una presentazione dei vari temi (argomenti pro e contro – dottrina cattolica – sensibilità contemporanea per la vita umana) accompagnata da una valutazione critica. Più concettuale e sistematico nella seconda, dove la visione cristiana del valore della vita umana e dell’autorità dello Stato nell’ambito del diritto alla vita vengono a confrontarsi.

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INTRODUZIONE All’inizio del terzo millennio, la pena di morte continua ad essere diffusa in molti Paesi, anche se si nota una tendenza lenta, ma inesorabile, verso la sua abolizione 1 . Intorno a questo tema è stato scritto moltissimo, in questi ultimi decenni, ma potremmo dire secoli, soprattutto da quando, nel 1764, Cesare Beccaria, con il suo famoso libretto Dei delitti e delle pene, pose il problema, dicendo che dimostrare la non utilità e la non necessità della pena capitale avrebbe significato vincere la causa dell’umanità 2 . In verità il giovane giurista illuminista milanese non escludeva la pena di morte in assoluto, ammettendola infatti in casi particolari, ma il tono e il tenore di tutto il suo libro portarono una ventata di novità nei governidi tutta Europa, consegnandolo alla storia come il simbolo degli abolizionisti dell’epoca moderna. Sulla pena di morte si concentrano tanti problemi e tante riflessioni, in ambito sia ecclesiale che extra ecclesiale, tanto da fare di essa uno dei temi più difficili di tutta la teologia morale, come dice Ghünthör nel suo manuale 3 . La difficoltà di questo tema possiamo esprimerla con una serie di domande, cui questo lavoro tenterà di dare una risposta: come è possibile accettare la pena di morte da parte della Chiesa, quando uno dei comandamenti divini ordina perentoriamente di non uccidere? Esiste, a questo proposito, un reale cambiamento nel Magistero recente della Chiesa rispetto al passato (pensiamo al Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e soprattutto all’enciclica Evangelium Vitae del 1995), o si tratta solo di una presa di coscienza di mutate condizioni storiche e sociali che hanno portato a giudicare inopportuna oggi la pena capitale? Perché nelle società occidentali in genere si lotta contro la pena di morte, ma nello stesso tempo si accettano altri crimini contro la vita, come l’aborto, l’eutanasia? 1 Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 01, i Paesi totalmente abolizionisti nel mondo sono 78, quelli abolizionisti per crimini ordinari 13, quelli abolizionisti di fatto 30, i Paesi che attuano una moratoria 4, i Paesi europei impegnati ad abolire la pena di morte 2 (per un totale di 127 Paesi praticamente abolizionisti), mentre i Paesi mantenitori sono 69 (i dati sono presi dal sito internet www.nessunotocchicaino.it). A conferma del fatto che c’è una tendenza verso l’abolizione della pena capitale, all’inizio del nostro lavoro, più di due anni fa, i Paesi praticamente abolizionisti erano 112. 2 Cfr. C. BECCARIA, Dei delitti e delle pene, 80. 3 Cfr. A. GÜNTHÖR, Chiamata e risposta, III, 557.

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Facoltà di teologia

Autore: Roberto Tamanti Contatta »

Composta da 373 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.