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Il rischio di interesse e gli strumenti per un suo controllo

Le gestioni bancarie sono esposte al rischio derivante da variazioni inattese dei tassi di interesse di mercato. Tale rischio, definito ''rischio di interesse'', ha assunto particolare rilievo solo negli ultimi anni poichè, fino agli anni Settanta, la sostanziale stabilità dei tassi non ha richiesto alle aziende di credito una particolare attenzione per il suo controllo. A cominciare dagli anni Settanta invece, i mercati creditizi e finanziari, nazionali ed internazionali, hanno subìto profonde trasformazioni che hanno modificato il contesto operativo degli intermediari determinando anche una maggiore variabilità dei tassi di interesse.
Questi mutamenti hanno significato per le aziende di credito una maggiore concorrenza sia nell'offerta che nella domanda di credito, una relativa contrazione dell'attività nelle tra-dizionali aree di operatività e della redditività di gestione. Gli intermediari hanno reagito con la ridefinizione delle loro strategie e politiche gestionali, non più adeguate ad un contesto estremamente dinamico ed instabile. Questo processo evolutivo ha portato ad una ricomposi-zione dell'attivo e del passivo: si sono modificate le proporzioni tra poste a tasso variabile e poste a tasso fisso e tra indebitamento e capitali propri, sono state differenziate le caratteristiche economico-tecniche dei contratti, sono stati acquisiti nuovi strumenti finanziari da iscrivere in bilancio o fuori bilancio. Il ridimensionamento della redditività ha anche portato gli in-termediari ad adottare specifiche metodologie di rilevazione e controllo dei rischi assunti e a diversificare le funzioni svolte.
Questa Tesi approfondisce le problematiche che gli intermediari creditizi e le autorità di vigilanza affrontano, seppure da punti di vista differenti, a motivo della variabilità dei tassi di interesse.
I primi si devono dotare di adeguate strumentazioni, quali i modelli quantitativi, per la rilevazione e la gestione del rischio di interesse insito nella struttura di bilancio; essi trovano nella negoziazione di strumenti derivati una soluzione rapida e relativamente poco costosa per la copertura e la gestione attiva del rischio. Con riguardo ai modelli quantitativi più importanti e agli strumenti derivati esistenti si descrivono le caratteristiche salienti, le logiche e le modalità di utilizzo, le implicazioni gestionali.
Le autorità di vigilanza si propongono di evitare crisi sistemiche provocate da moda-lità di gestione del rischio poco accorte e ricercano schemi di rilevazione del rischio di interes-se semplici ed espressivi. Per l'ambiziosità di tale obiettivo le soluzioni adottate non sono an-cora definitive.
Nella prima parte di questa Tesi, si considerano le peculiarità della gestione creditizia, gli effetti che su di essa produce un'alta variabilità dei tassi di interesse e i possibili approcci di valutazione dell'esposizione al rischio di tasso.
Il rischio di interesse deriva da variazioni dei tassi di interesse di mercato. Una variazione dei tassi di interesse si riflette sulla performance, espressa in termini di una data variabile-obiettivo, di un'azienda di credito passando attraverso la struttura per scadenze di bilancio ma seguendo percorsi diversi: i tassi rinegoziati sull'attivo e sul passivo, il valore di mercato delle poste, i volumi di attività e passività. Dunque una variazione dei tassi di mercato non ha solo effetti reddituali, ma anche sui volumi di attività e sul valore di mercato del patrimonio netto. Poichè solitamente non vi è una (perfetta) simmetria tra la composizione dell'attivo e quella del passivo, e tale simmetria renderebbe nullo tale rischio, una variazione dei tassi di interesse rischia di non produrre le stesse modifiche sulle caratteristiche delle poste attive e passive e quindi di rendere l'intermediario esposto al rischio di interesse.
Ora, poichè nella struttura per forme tecniche, scadenze e rendimenti delle poste di bilancio risiede sia l'equilibrio finanziario.....

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7 INTRODUZIONE I mercati creditizi e finanziari, nazionali ed internazionali, hanno su- bìto, a cominciare dagli anni Settanta, profonde trasformazioni. Nei principali paesi industrializzati, le politiche di controllo degli ag- gregati monetari sempre più frequentemente si sono basate sulla manovra dei tassi di interesse rendendo i tassi stessi più variabili. I grandi complessi industriali hanno acquisito fiducia presso i rispar- miatori e gli investitori e si sono finanziati sui mercati direttamente, senza intermediari. I risparmiatori hanno preferito ai depositi bancari altre forme di investimento più remunerative quali i valori mobiliari di emissione pub- blica e privata. La domanda e l’offerta di credito tradizionali si sono quindi modificate ed altri e diversi prodotti finanziari si sono diffusi tra gli opera- tori. Nell’intento di migliorare l’allocazione globale delle risorse, le auto- rità competenti dei paesi più evoluti hanno avviato un processo di integra- zione dei mercati creditizi e finanziari internazionali. Questa circostanza ha creato le condizioni per una maggiore concorrenzialità tra gli operatori dei mercati stessi, già aumentata per la presenza delle imprese e dello Stato. L’integrazione dei mercati li ha resi interdipendenti e più instabili.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Sue Virginia Russo Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6527 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.