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La gestione dei beni durevoli dismessi: creazione del sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclaggio

Informazioni tesi

  Autore: Simone Contini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Vittorio D'Arrigo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 299

Il problema dei rifiuti e della loro gestione solleva da tempo apprensione ma anche intraprendenza aziendale. Si prende coscienza del fenomeno in tutta la sua gravità, ma al tempo stesso si studiano soluzioni d’avanguardia per gestirlo nel migliore dei modi. Dal “problema rifiuti” originano interessanti potenzialità, ambientali ed economiche: le iniziative finalizzate a minimizzare l’impatto dei rifiuti rappresentano occasione di profitto per le imprese, di lavoro per le persone e di benessere e salute per l’intera collettività. Entro questo contesto trova perfetta collocazione la gestione dei beni durevoli dismessi, o più in generale, dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Partendo dal grande frigorifero, arrivando al più piccolo telefono cellulare, passando per TV, computer e forni a microonde, tutti i prodotti elettr(on)ici dei quali ci vogliamo disfare diventano beni durevoli dismessi. Gli aspetti correlati all’argomento sono due: ambientale ed economico. Dal punto di vista ambientale bisogna prendere atto che all’interno dei beni durevoli dismessi (BDD) sono contenuti una varietà di materiali e sostanze altamente inquinanti, che quindi bisogna intercettare e smaltire correttamente. Dal punto di vista economico si realizza come i BDD contengano una molteplicità di materiali (preziosi, metalli, plastica, vetro…) che, se recuperati, possono essere avviati a nuova vita in altri cicli produttivi, con conseguente generazione di valore. La tesi si propone quindi di illustrare la situazione seguendo un percorso logico: nel primo capitolo si presentano i dati sulle vendite di beni durevoli in Italia. Nel secondo capitolo si espongono le cifre relative alla quantità di prodotti dismessi in Italia. Si indicano poi le sostanze/materiali pericolosi contenuti nei BDD nonché le risorse che possono essere recuperate da questi rifiuti e quindi avviate al riciclo. Il terzo capitolo vuole illustrare gli approcci normativi e tecnologici che vari paesi (specie europei) hanno adottato per risolvere il problema; particolare riguardo è dedicato alla situazione italiana. Il capitolo quarto è riservato all’esposizione delle proposte di direttiva europee (WEEE e ROHS) inerenti al problema beni durevoli dismessi. Si conclude con il quinto capitolo che introduce l’iniziativa intrapresa in Italia per cercare di costruire un sistema che promuova su larga scala la raccolta, il riciclaggio e lo smaltimento corretto per questi rifiuti. Tale sistema coinvolgerà produttori di apparecchi elettr(on)ici, rivenditori/distributori, riciclatori e consumatori. A questi ultimi verranno effettivamente imputati i costi per il funzionamento di questo sistema, inizialmente attraverso un “contributo ambientale” pagato sull’acquisto dei nuovi prodotti.

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1 INTRODUZIONE Negli ultimi anni, il mercato dei beni durevoli ha conosciuto uno sviluppo notevole, con le famiglie disposte a riservare una quota sempre maggiore del loro reddito disponibile per la spesa in prodotti elettrici ed elettronici, e le imprese forti sostenitrici degli investimenti in nuove tecnologie informatiche e di comunicazione. In particolare, il mercato delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (facenti parte dei beni durevoli) è uno dei settori in cui si registra la crescita più rapida; l’innovazione tecnologica, lo sviluppo economico ma anche il dilagante consumismo “impongono” l’acquisto e la sostituzione sempre più repentina di tali prodotti. Gli apparecchi che consentono applicazioni informatiche e multimediali, per esempio, sono indispensabili per le aziende e un numero sempre più elevato di famiglie ne subisce il fascino; un po’ per moda, un po’ per necessità indotta dai nuovi stili di vita. Non va dimenticato che l’Italia rappresenta circa la metà della produzione europea di grandi elettrodomestici, con gran parte dei prodotti destinata all’estero. I beni durevoli presidiano case, aziende, luoghi di ritrovo e sono diventati in molte occasioni compagni “intimi” di vita, nostri assistenti personali destinati a condividere con noi giornate di lavoro o di svago: è il caso del telefonino, diventato ormai un apparecchio indispensabile, nonostante in molti casi non lo sia, e fin troppo presente nelle nostre relazioni sociali. Il mercato dei beni durevoli è composto da una notevole varietà di prodotti, che l’esperienza industriale ha per convenzione suddiviso in comparti. Il trend di crescita è presente per tutti questi beni, ma ci sono picchi di aumento legati ad alcuni prodotti in particolare (si pensi ai telefoni cellulari, PC e apparecchi informatici in generale). L’andamento vigoroso nella tendenza delle vendite è interessante ma, al tempo stesso, preoccupa. Interessante perché fa trasparire un mercato forte e con ottime prospettive di sviluppo. Preoccupa perché ad ogni prodotto messo oggi in circolazione corrisponderà, tra qualche anno, un rifiuto del quale prendersi cura, ritirandolo dalla circolazione e facendo di tutto perché non entri nei normali circuiti dei rifiuti urbani. L’aumento della quantità di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche induce quindi ad una maggiore considerazione verso metodi di minimizzazione dell’impatto ambientale, sia quantitativo che qualitativo, generato da tali rifiuti. Visto che questa tipologia di rifiuto rappresenta contemporaneamente una fonte di inquinamento ed una risorsa di materiali, si pone la necessità di integrare, nella loro gestione, gli aspetti ambientali con gli aspetti economici.

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Parole chiave

ecocompatibilità
sviluppo sostenibile
tutela ambientale
gestione dei rifiuti
valorizzazione delle merci
beni durevoli dismessi
riciclaggio dei rifiuti

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