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La ricerca e sviluppo industriale: situazione negli Stati Uniti

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Orioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: G. Barbiroli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

La ricerca e sviluppo (R&S) industriale consiste in quell’insieme di attività intraprese in modo sistematico con lo scopo sia di accrescere le conoscenze dell’impresa sia di realizzare invenzioni ed individuare scoperte utilizzabili commercialmente. La R&S è la prima fase del processo di innovazione che include anche la sperimentazione dei prototipi di nuovi prodotti/processi, la messa a punto delle caratteristiche in relazione alle esigenze specifiche della clientela, la produzione su scala industriale e l’introduzione sul mercato. Il processo di innovazione tecnico-scientifica non è altro che un particolare processo produttivo nel quale l’impresa impegna degli input (personale, risorse finanziarie e infrastrutture) nella speranza di realizzare output (nuova tecnologia o miglioramento di quella esistente). Tale ciclo ha quindi inizio con l’opportunità di ricerca (la decisione di effettuare studi e sperimentazioni su un determinato argomento) e si conclude con la disponibilità di un "plus tecnologico" che si traduce in valore addizionale per l’impresa (Petroni, 1984). Tale risultato è comunque incerto e l’incertezza riguarda sia l’interesse per l’impresa delle conoscenze acquisite, sia, e soprattutto, la capacità di utilizzare quelle conoscenze per migliorare la posizione dell’azienda stessa (in termini di realizzazione tecnica, successo commerciale o cessione di know how).
Lo svolgimento di attività di R&S è quindi uno strumento chiave su cui basare la strategia competitiva di un’impresa o di un’intera nazione. Si vuole in questa sede dimostrare come l’economia statunitense dagli anni settanta all’inizio degli anni novanta abbia registrato un rallentamento nella capacità innovativa e quindi abbia perso terreno nella competizione internazionale. Sebbene i dati che verranno esaminati mostrino un impegno crescente in termini assoluti nell’attività di ricerca, tale impegno non è aumentato in modo proporzionale alla crescita dell’economia e ciò ha causato la perdita della leadership statunitense in molti settori manifatturieri. Robert Reich (Reich, 1983) nel 1983 stilò un elenco delle industrie in crisi nei primi anni ottanta, questa lista comprendeva 16 categorie di prodotti industriali superati dalla concorrenza giapponese: dall’automobile alla fotografia, dalle attrezzature mediche agli apparecchi per stereofonia, dai chip per calcolatori ai robot industriali.
Gli Stati Uniti si trovano quindi da una ventina di anni in una situazione di “stallo tecnologico” caratterizzata cioè da un tendenziale declino del potenziale innovativo del sistema industriale.
A questa situazione stagnante del sistema innovativo americano si è contrapposto il modello di sviluppo giapponese che dagli anni settanta è riuscito a conquistarsi rilevanti quote di mercato anche in settori industriali maturi come la siderurgia e la cantieristica. La logica giapponese si è fondata su un’ottica di lungo periodo e su una forte propensione a condividere le responsabilità per favorire l’assunzione del rischio che è connaturale all’attività di ricerca. Attorno ai progetti sono stati incentivati comportamenti fortemente “integrati” e si è realizzato un intenso scambio interfunzionale e interdisciplinare, che costituisce un fattore critico per il successo dei progetti stessi.
La realtà statunitense è stata al contrario caratterizzata, soprattutto negli anni ottanta, da quello che è stato definito il “managing by numbers” e da una gestione poco strategica dei progetti industriali, ai quali si richiedevano risultati immediati.
La situazione sembra comunque in miglioramento negli ultimissimi anni e, in ogni caso, gli Stati Uniti continuano a giocare un ruolo fondamentale a livello mondiale nel campo della ricerca: da soli coprono una quota pari a circa il 44% di tutte le spese per R&S sostenute dai paesi appartenenti all’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development).

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INTRODUZIONE La ricerca e sviluppo (R&S) industriale consiste in quell’insieme di attività intraprese in modo sistematico con lo scopo sia di accrescere le conoscenze dell’impresa sia di realizzare invenzioni ed individuare scoperte utilizzabili commercialmente. La R&S è la prima fase del processo di innovazione che include anche la sperimentazione dei prototipi di nuovi prodotti/processi, la messa a punto delle caratteristiche in relazione alle esigenze specifiche della clientela, la produzione su scala industriale e l’introduzione sul mercato. Il processo di innovazione tecnico-scientifica non è altro che un particolare processo produttivo nel quale l’impresa impegna degli input (personale, risorse finanziarie e infrastrutture) nella speranza di realizzare output (nuova tecnologia o miglioramento di quella esistente). Tale ciclo ha quindi inizio con l’opportunità di ricerca (la decisione di effettuare studi e sperimentazioni su un determinato argomento) e si conclude con la disponibilità di un "plus tecnologico" che si traduce in valore addizionale per l’impresa (Petroni, 1984). Tale risultato è comunque incerto e l’incertezza riguarda sia l’interesse per l’impresa delle conoscenze acquisite, sia, e soprattutto, la capacità di utilizzare quelle conoscenze per migliorare la posizione dell’azienda stessa (in termini di realizzazione tecnica, successo commerciale o cessione di know how). Lo svolgimento di attività di R&S è quindi uno strumento chiave su cui basare la strategia competitiva di un’impresa o di un’intera nazione. Si vuole in questa sede dimostrare come l’economia statunitense dagli anni settanta all’inizio degli anni novanta abbia registrato un rallentamento nella capacità innovativa e quindi abbia perso terreno nella competizione

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