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Il caso Exxon Valdez e il danno ambientale: valutazione economica, prevenzione e rimedi

Nel marzo di dodici anni fa le immagini dei notiziari televisivi di tutto il mondo mostrarono gli effetti dell’ingente fuoriuscita di petrolio dalla nave Exxon Valdez che si trovava incagliata nel mare antistante la costa meridionale dell’Alaska. Ricordo che mi colpì particolarmente la vista della nera, densa e oleosa sostanza che contaminava quello scenario naturale di così rara bellezza ed i suoi «abitanti».
Adesso mi occuperò di tale evento con un diverso atteggiamento, più distaccato e “scientifico”; tuttavia, prima di illustrare la struttura di questo lavoro, sono opportune alcune precisazioni. Innanzitutto è bene sottolineare che, data la natura del mio indirizzo di studi, adotterò un approccio teso a rivelare, per gli sversamenti delle petroliere, le cause, i rimedi e le misure preventive soprattutto dal punto di vista economico, ma saranno necessariamente toccati anche risvolti legati alla legislazione e alla giurisprudenza. Cercherò di capire nel caso specifico, per quanto possibile:
1. le ragioni immediate e quelle indirette del tragico evento;
2. quale sia stato il danno effettivo subito dall’ambiente nello stretto di Prince William e nelle zone confinanti;
3. chi siano stati riconosciuti colpevoli e quali le loro sanzioni e/o pene;
4. che cosa si possa fare per evitare nel futuro simili disastri.
Come ho dichiarato sopra, la neutralità sarà un altro mio obiettivo, ma l’annosa diatriba tra ambientalisti e sostenitori dello sviluppo “ad ogni costo” emergerà inevitabilmente tra le righe di questa tesi, in quanto costruita anche sui contributi di esponenti, più o meno dichiarati, di una delle due posizioni.
La struttura del lavoro si articolerà in due fasi espositive precedute da un resoconto di tipo giornalistico sull’incidente e le sue immediate conseguenze. Nella prima parte saranno trattate sinteticamente tematiche e teorie sia economiche che giuridiche riguardanti i danni ambientali a livello generale, mentre nella seconda l’attenzione verterà principalmente sul caso Exxon Valdez e sugli inquinamenti accidentali da idrocarburi. Non mancherò di illustrare gli strumenti elaborati dagli esperti per migliorare prevenzione e riduzione di questo genere di rischio ecologico, la responsabilità civile che qui riveste un ruolo di primo piano, i dati sul traffico delle petroliere e alcuni aspetti dei temi in questione messi in luce dalla letteratura economica. L’ultimo capitolo trarrà le conclusioni emerse nel corso del lavoro.

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Parte I - Il danno ambientale... 30 CAPITOLO III La valutazione economica del danno ambientale: metodi generali 3.1 Il mutamento ideologico nel rapporto uomo-natura La questione ambientale ha fatto sorgere problematiche nuove nei campi scientifici e umanistici; questi ultimi in particolare sono stati teatro dei mutamenti filosofici e morali che hanno poi provocato effetti indiretti sulle discipline economiche e giuridiche. A partire dagli anni ’70 dall’idea dell’uomo dominatore della natura è stato necessario passare a quella dell’essere umano parte di essa [Capone e Mercone; 1998]; si sono fatte strada concezioni come il biocentrismo naturalistico e l’estensionismo (il quale, partendo dal riconoscimento del fatto, dovuto al contributo della biologia, che anche altre specie viventi possiedono determinate caratteristiche di “razionalità e sensibilità” ritenute fino a quel momento nostra prerogativa, ha esteso ad esse l’applicazione di tradizionali concetti morali quali dovere, utilità, diritti, autonomia e giustizia [Page; 1991]), che sono andate a sostituirsi all’antropocentrismo di matrice illuministica. L’uomo, pertanto non rappresenta più il centro e il «metro» della natura, ma ha la responsabilità esclusiva nei confronti dell’intera comunità biotica di mantenerne l’integrità anche, ma non solo, per la tutela del proprio benessere [Capone e Mercone; 1998]. 3.2 L’ambiente come bene pubblico Molte risorse rientrano nella categoria dei beni pubblici in quanto ne possiedono le due caratteristiche peculiari: la non escludibilità dal consumo o dai suoi benefici e la non rivalità. Inoltre le stesse sono soggette alla cosiddetta “tragedia dei beni comuni o di libero accesso”: poiché su di esse non sono assegnati diritti di proprietà o non vi è adeguata tutela giuridica, il loro utilizzo, che spesso comporta esternalità negative e per il quale quasi mai si paga un prezzo positivo, va oltre la quantità che consentirebbe di eguagliare al margine benefici privati e costi sociali. Ciò implica sia un sovradimensionamento nella produzione, sia uno sfruttamento eccessivo delle risorse. Le esternalità negative possono anche essere dovute ad

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Cristiano Balderi Magnini Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.