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Indagine epidemiologica sull'infezione da virus dell'epatite C: prevalenza nella popolazione del Nord-Est d'Italia di un nuovo genotipo virale

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Fanni Canelles
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Luciano Campanacci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

L’individuazione di un nuovo genotipo dell’HCV non è di per sè un elemento di particolare interesse clinico ed epidemiologico, ma il genotipo 2c trovato nei pazienti del Friuli Venezia Giulia risulta di particolare interesse per una serie di motivi. Il primo di questi è la sua elevata prevalenza (17%) nello studio di coorte qui effettuato.
La maggior parte degli studi precedenti sulla distribuzione dei genotipi dell’HCV erano stati eseguiti su pazienti epatopatici preselezionati e pertanto non rispecchiavano quanto si verifica nella popolazione generale.
L’elevata prevalenza del genotipo 2c nella popolazione deve essere considerato come un dato incontrovertibile ottenuto su una popolazione aperta; inoltre questo genotipo è d’interesse clinico per la sua aggressività e per la scarsa risposta alla terapia antivirale. Questa associazione era del tutto inaspettata in quanto i genotipi del gruppo 2 (2a-2b) sono generalmente considerati genotipi benigni ed associati ad una buona risposta alla terapia con interferon. Tale dato è confermato anche nel nostro studio di coorte il quale indica che, tra i soggetti affetti dal genotipo del gruppo 2, ben il 70% può essere considerato portatore sano del virus. Al contrario solo il 45% dei soggetti infettati dal genotipo 2c può essere considerato portatore sano (p < 0,001).
Pertanto dal confronto con gli aspetti clinici della patologia questo genotipo può essere assimilato al genotipo 1b che, come è noto, determina una malattia cronica severa ed è associato a scarsissima risposta alla terapia antivirale.
Dal punto di vista epidemiologico il genotipo 2c sembra essere frequente esclusivamente in Italia, ma due casi sono stati segnalati anche a Parigi ed uno a Londra. L’analisi genomica di tali isolati ha confermato l’analogia con i casi del nord Italia ed infatti, sorprendentemente, è emerso che sia il caso di Parigi che il caso di Londra erano in realtà soggetti italiani riferiti a strutture chirurgiche locali per essere sottoposti a trapianto di fegato.
Sulla base di tali risultati possiamo quindi considerare il genotipo 2c come il “genotipo italiano” dell’HCV.
In conclusione possiamo affermare che è stato individuato nel nord Italia un genotipo dell’HCV con caratteristiche, oltre che molecolari, anche cliniche ed epidemiologiche singolari. Sono in corso studi per sviluppare primer specifici per individuare tale nuovo genotipo onde verificare in maniera approfondita la sua diffusione nella popolazione italiana.

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6 INDIVIDUAZIONE DEL VIRUS DELL'EPATITE C Il virus dell'epatite C è stato recentemente individuato grazie all'utilizzo di innovatrici tecniche di biologia molecolare, quasi contemporaneamente al virus dell'epatite E (epatite a trasmissione oro-fecale, diffusa in molti paesi in via di sviluppo, ove è causa di cicliche epidemie) [Choo Q-L et al 1989; Houghton et al 1991]. Il virus dell'epatite C è attualmente ritenuto il maggiore responsabile dell'epatite non-A, non-B post-trasfusionale, nonché delle forme definite criptogenetiche o "community acquired". Per molto tempo questo virus aveva eluso ogni tentativo di identificazione, favorito dalla scarsa viremia e dalla refrattarietà a crescere in colture cellulari [He L-F et al 1987]. Già da anni era evidente, sia ai clinici sia ai virologi, che l’epatite non-A, non-B era legata ad un agente trasmissibile [Alter et al 1978], infatti il sangue prelevato da individui appartenenti ai cosiddetti " gruppi a rischio" (i tossicodipendenti

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Parole chiave

epatite c
hcv
infezione da virus
interferon
epatopatie
epidemiologia
genotipo 2c
genotipi virali

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