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L'avvento del fascismo attraverso le pagine del ''Corriere della Sera'' (1919-1925)

La tesi si occupa di come il Corriere della Sera abbia trattato la nascita e l'avvento del movimento fascista in Italia tra il 1919 e il 1925.
Si sono analizzati gli articoli che durante questo periodo si occuparono di Mussolini e del suo movimento politico nella sua evoluzione da Fasci di combattimento a Partito Nazionale Fascista per finire con la nascita del primo governo fascista. L'arco temporale analizzato inizia con la nascita dei Fasci di Combattimento (marzo 1919) per concludersi con l'estromissione di Luigi Albertini (novembre 1925) dalla direzione e dalla proprietà del quotidiano da parte del regime mussoliniano, allo scopo di avviarne la fascistizzazione.

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2 INTRODUZIONE I quotidiani influenzano e formano l’opinione pubblica? Se la risposta a questa domanda è affermativa per quel che riguarda i giorni nostri lo è, a maggior ragione, per gli anni del primo dopoguerra. In un mondo nel quale non erano diffuse né radio né televisione, i quotidiani rappresentarono il principale mezzo attraverso il quale si veniva a conoscenza di quanto accadeva nel mondo . Essi erano gli strumenti principali di orientamento dell’opinione pubblica e quindi di creazione di consenso. Attraverso la lettura dei giornali di quell’epoca è possibile verificare come l’uomo della “strada” abbia percepito i fatti che noi abbiamo conosciuto solo attraverso i libri di storia e quindi ci consente di acquisire una chiave di lettura in più sull’evoluzione degli eventi di allora. La scelta di analizzare le vicende che portarono all’avvento del fascismo in Italia attraverso le pagine del “Corriere della Sera” deriva da tre ordini di motivi. Il primo è che nella società italiana del primo dopoguerra esso era il quotidiano più autorevole e più venduto e perciò il principale veicolo di formazione dell’opinione pubblica; il secondo è il fatto che il “Corriere” esprimeva delle posizioni politiche moderate, quelle di coloro che davanti al fascismo non si ponevano nè a favore nè contro a priori; il terzo è che il quotidiano milanese era il più letto tra le classi dirigenti dell’epoca e quindi influenzava in modo importante quella parte di popolazione che aveva in mano le leve del potere politico ed economico. Se la grande diffusione del Corriere della Sera (negli anni ‘20 il quotidiano milanese tirava circa 450 mila copie in un paese nel quale vi era un forte analfabetismo) era dovuta specialmente alla completezza ed alla tempestività dei servizi dall’Italia e dall’estero, la sua autorevolezza derivava dalla grande qualità degli uomini che vi scrivevano: basti ricordare Luigi Barzini, Giovanni Amendola e Luigi Einaudi , per citare solo alcuni dei nomi più noti. E se questo era il livello dei collaboratori, a dirigere questa grande macchina dell’informazione non vi poteva essere che un

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandro Pezzimenti Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9987 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.