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Diagnosi e prognosi nel neonato pretermine con iperecogenicità patologica all'ecografia cerebrale: studio della motilità spontanea con videoregistrazioni

Negli ultimi vent’anni la sopravvivenza dei neonati prematuri è notevolmente migliorata. Al contrario la morbilità, soprattutto neurologica, dei neonati prematuri non è migliorata di pari passo: disabilità gravi (paralisi cerebrali infantili, cecità, sordità, gravi ritardi dello sviluppo) insorgono nel 10% circa dei casi. Le disabilità meno gravi (alterazioni lievi del tono e/o della postura rilevabili all’esame neurologico, ritardi di sviluppo lievi, disturbi comportamentali e dell’apprendimento, del linguaggio e della coordinazione oculo-motoria) hanno un’incidenza elevata, variabile tra il 25 e il 60%. La valutazione diagnostica di routine del danno neurologico (che attualmente comprende l’ecografia cerebrale transfontanellare e l’esame clinico neurologico) ha una buona correlazione con l’evoluzione neurologica a distanza, ma solo per le alterazioni più gravi e purtroppo la diagnosi è spesso tardiva (1° anno di età corretta).
Da circa un ventennio è stata sviluppata da Prechtl una nuova tecnica d’indagine, basata sull’analisi qualitativa della motilità spontanea del neonato. Questa tecnica, assolutamente non invasiva e non costosa (si effettuano delle semplici videoregistrazioni che non “disturbano” nemmeno i neonati più piccoli e fragili) si è dimostrata sensibile e specifica nel predire precocemente (entro il 3° mese di vita) l’insorgenza di disabilità gravi.
Uno studio multicentrico, realizzato in collaborazione da più università italiane ed europee, si prefigge di dimostrare che, anche per quanto riguarda le patologie neurologiche minori, lo studio della motilità spontanea è uno strumento efficace, affiancato alle metodiche tradizionali, per diagnosticare precocemente l’eventuale insorgenza di disabilità minori. La casistica raccolta presso gli Spedali Civili di Brescia, qui presentata, suggerisce alcuni dati interessanti: lo studio della motilità spontanea può essere uno strumento utile per valutare già a tre mesi di età corretta (anziché nel 2° anno di vita), la probabilità di insorgenza di disabilità minori, in modo da poter attuare interventi educativi e riabilitativi precoci.

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Introduzione 1 Introduzione La sopravvivenza dei neonati prematuri è notevolmente migliorata negli ultimi vent’anni e nell’ultima decade l’aumento della percentuale di sopravvivenza dei neonati prematuri con peso alla nascita uguale od inferiore a 1000 grammi (extremely low birth weight o ELBW) è stato ancor più sorprendente. I dati riguardanti gli anni ’80 riportavano per gli ELBW una percentuale di sopravvivenza del 30% circa e, anche solo nella prima metà degli anni ’90, la sopravvivenza di questi neonati di bassissimo peso non superava il 60-80% [1, 22]. Un recente studio retrospettivo britannico che ha analizzato dati riguardanti 3760 neonati europei ed asiatici nati tra il 1994 e il 1997, ha stabilito che un altro parametro predittivo di mortalità dei neonati prematuri è l’età gestazionale alla nascita. Dei neonati di età gestazionale compresa tra le 22 e le 32 settimane di gestazione che erano stati reclutati, 738 morirono durante lo svolgimento dello studio: la percentuale di sopravvivenza complessiva è stata così dell’80.4%. Valutando questo dato per classi di età gestazionale i dati ottenuti erano così distribuiti: • per i neonati di 22 settimane: 2-3% di sopravvivenza, indipendentemente dal loro peso

Tesi di Laurea

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Barbara Frittoli Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 19329 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.