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Applicazione dell'Indice di Funzionalità Fluviale nel fiume Fella e nel torrente Bartolo (Friuli Venezia Giulia)

Il presente lavoro consiste nell’analisi dei fattori di modificazione della funzionalità di due corsi d’acqua (Fella e Bartolo) e nel confronto delle diverse cause di alterazione presentate da un fiume e da un torrente, entrambi inseriti all’interno della Foresta di Tarvisio, ambiente caratterizzato da un elevato grado di naturalità diffuso su tutto il territorio. In particolare, nel caso del Fiume Fella, sono state analizzate le problematiche relative alla forte presenza di infrastrutture viarie, il fattore che sicuramente influenza maggiormente la funzionalità del fiume, dal momento che agisce sia a livello di permeabilizzazione e mutamento della morfologia del territorio sia come fonte di inquinanti. Nel Bartolo si è valutata l’importanza del materiale vegetale di grosse dimensioni (Large Woody Debris), largamente disponibile in questo bacino, che non si limita alla sola formazione di strutture ritentive di sostanza organica ma che origina locali escavazioni, divergenze del flusso e accumuli di detrito che si rivelano vitali per le componenti biologiche del corso d’acqua.

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2 INTRODUZIONE “L’autentico viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi ma nel guardare con nuovi occhi” Marcel Proust I corsi d’acqua hanno rivestito nella storia dell’uomo grande importanza per l’inestimabile risorsa che essi rappresentano. Ciò ha sempre determinato un forte controllo delle loro dinamiche da parte delle comunità interessate, con un approccio di volta in volta diversificato a seconda dei caratteri socio-economici-culturali del territorio, dell’epoca e delle conoscenze e tecniche in possesso. La preminenza di un controllo delle acque correnti in funzione della difesa di abitati, viabilità e delle attività economiche che si svolgono lungo un corso d’acqua, ha determinato fino a pochi anni fa un approccio teorico ed applicativo basato principalmente sul loro funzionamento idraulico. Il fiume era visto in pratica come un collettore di acque superficiali con la principale funzione di drenaggio delle acque in eccesso, in modo da trasferirle al collettore finale, eventualmente arricchite da scarichi civili ed industriali. Solo in conseguenza del forte impatto ambientale determinato da questo tipo di approccio e dall’utilizzo di tecniche e strumenti sempre più potenti è cresciuta la consapevolezza della necessità di preservare gli ambienti naturali che ancora sopravvivono all’interno di territori quasi totalmente antropizzati. Ciò ha permesso lo sviluppo di numerosi metodi per la misura del grado di naturalità di un ambiente (o viceversa per misurarne il livello di inquinamento e manomissione) che però fino a qualche anno fa si concentravano prevalentemente sull’elemento acqua, individuandone le caratteristiche chimiche, fisiche e microbiche ma ignorando completamente tutte le altre numerose componenti dell’ambiente fluviale come la fauna ittica e macrobentonica, la vegetazione acquatica e riparia e la struttura fisica del fiume. L'introduzione in Italia dell'Indice Biotico Esteso (IBE), il cui utilizzo è iniziato negli anni '80 e si è consolidato negli anni '90, ha rappresentato un momento di rottura di questi schemi mentali. Il suo impiego spezza l'approccio antropocentrico dei metodi chimici e batteriologici. Per la prima volta il giudizio non è più limitato alla sola componente acqua, ma incorpora la presenza di microhabitat, il perifiton, la vegetazione acquatica, la diversità ambientale, il regime idraulico.

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Marco Cavalli Contatta »

Composta da 176 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2134 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.