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Profili giuridici del sale and lease back

Dalle ultime risultanze statistiche è emerso che l’uso del contratto di leasing, ha registrato un cospicuo aumento ed in particolare il sale and lease back un’impennata. Da qui la necessità di individuare una disciplina che si potesse applicare a tale negozio giuridico. I riferimenti legislativi in materia di leasing, infatti, contemplano quasi esclusivamente il leasing finanziario oppure il leasing operativo e mai il lease back. Per cui data l’atipicità del contratto in esame, si è proceduto dapprima ad effettuare un confronto con gli altri tipi di leasing e nello specifico con il leasing finanziario e successivamente a ricondurre il lease back ai negozi contemplati dal nostro codice civile. Tale processo di riconduzione a contratti tipici ha tenuto conto di due aspetti fondamentali che lo caratterizzano: la contestuale presenza di due contratti tra loro collegati e la causa di finanziamento.
La vendita con patto di riscatto, il mutuo, il riporto e la locazione sono stati i negozi principali cui si è ricondotto il lease back, successivamente si è affrontato il problema dell’applicabilità dell’art. 1526 c.c.. E’ per questa via che si giunge dapprima alla qualificazione giuridica del contratto in esame e, pertanto, alla disciplina ad esso applicabile e successivamente alla riqualificazione giuridica posta in essere dall’Amministrazione Finanziaria.
Nel presente lavoro non si è trascurato l’importante problema della liceità del lease back. Il Secit (organo dell’Amministrazione Finanziaria) ed una parte della giurisprudenza di merito, infatti, lo hanno considerato, per diversi anni, un contratto illecito. Tale illiceità deriva dalla presunta violazione del patto commissorio sancito da una norma imperativa (art. 2744 c.c.) e dal fatto che si presta alla dissimulazione del contratto di mutuo oppure di quello della vendita assistita da garanzia reale. Nel presente volume si sono contemplate le diverse posizioni assunte dalla dottrina, dalla giurisprudenza di merito e di quella di legittimità. I tribunali e la corte di Cassazione, infatti, non hanno sempre avuto un approccio univoco nei confronti del suddetto problema. In particolare le sentenze della Suprema Corte hanno registrato uno storico revirement nel ’83. Solo da quest’anno in poi, infatti, la Corte di Cassazione ha avuto un comportamento prevalentemente favorevole nei confronti del sale and lease back. Questo successo ottenuto dal contratto in esame, nei tribunali, è da attribuire all'utilità riconosciuta dagli operatori economici, dovuta sia alla facilità con cui consente di reperire liquidità rispetto al tradizionale sistema creditizio, sia alla possibilità di smobilizzare investimenti strutturali, gli ha consentito di imporsi nel nostro ordinamento.

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PREFAZIONE Il contratto di lease back è ormai divenuto molto diffuso, tanto che è stato definito dalla dottrina e dalla giurisprudenza come socialmente tipico; ma, nonostante esista nel nostro ordinamento dal 1976, è tuttora un negozio atipico. Come se non bastasse, il sistema giuridico italiano, al contrario di altri, non è mai stato molto generoso con il contratto analizzato: dapprima per la sua particolare struttura bilaterale, anziché trilaterale, non è stato considerato un leasing, bensì un contratto che ne dissimulava un altro (avvolte il mutuo, altre volte la vendita con patto di riscatto, ecc.), successivamente, pur riconoscendo al lease back la natura di leasing finanziario, lo si è trattato come un negozio illecito per via della presunta violazione di una norma imperativa sancita dall'art.2744 c.c.. Insomma, è stato un negozio sin dagli inizi bistrattato sia dal punto di vista civilistico, sia dal punto di vista fiscale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Gianluca Vigna Contatta »

Composta da 144 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6261 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.