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La crisi finanziaria russa e l'impatto sul sistema bancario internazionale

L'obiettivo è stato quello di mettere in grado il lettore di comprendere i meccanismi che hanno portato alla crisi finanziaria russa nell'agosto 1998; fornire un quadro della condizione macroeconomica della Russia e del suo sistema bancario, delle sue debolezze e del ruolo che ha avuto nel diffondere e propagare la crisi anche verso Paesi con solide strutture economiche; capire la struttura dei titoli di stato, la loro complessità e la totale incapacità della Russia di onorare i propri prestiti; evidenziare il ruolo ricoperto dagli organismi internazionali come il FMI nella gestione e risoluzione della crisi; confrontare la crisi russa con quelle che hanno scosso il pianeta negli ultimi dieci anni; cercare di far luce sull'impatto che la crisi ha avuto sul sistema bancario internazionale; queste sono le linee guida dell'opera.

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1 Introduzione Dalla caduta del comunismo fino alla crisi asiatica, il settore del business in Russia è stato in continuo rialzo. Mosca stava attraversando una fase di boom nel settore delle costruzioni, trainato dalle multinazionali e da imprenditori locali che avevano bisogno di nuovi spazi per gli uffici. Nel 1996, il mercato azionario russo aveva guadagnato circa il 120 per cento ed aveva continuato a crescere per tutta la prima parte del 1997. I fondi di investimento stranieri specializzati nel mercato russo erano tra quelli che offrivano le migliori performances. I rientri sui titoli di stato normalmente eccedevano il 100 percento. La Russia era un mercato emergente molto caldo. Le speranze riposte sulla Russia avevano alimentato la considerevole evidenza che il Paese doveva ancora porre in essere un sistema legislativo funzionante, un prerequisito indispensabile di qualsiasi stato per divenire una vera economia di mercato. La fine del comunismo, risorse naturali inesauribili e pronte per essere utilizzate, una popolazione con una buona base scolastica ed una apparentemente insaziabile domanda dei consumatori per i prodotti occidentali, suggerivano un mercato pronto per il commercio con l’estero e capace di generare profitti smisurati per gli investitori. Ma alla fine del 1997, la Russia stava già mostrando segnali di dissesto politico e di stagnazione economica. Il boom prima esposto non era sostenibile per una serie di ragioni: la continua mancanza di una classe politica dominante, l’assenza di consenso su argomenti fondamentali quali la proprietà delle terre, il federalismo e la protezione dell’industria domestica; ed inoltre la cronica difficoltà del governo nell’effettuare la raccolta delle tasse. La raccolta delle tasse in Russia è di una burocrazia estrema; per fare un esempio alcune compagnie petrolifere debbono pagare

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Gaia Gabellini Contatta »

Composta da 154 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3517 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.