Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le garanzie personali nel diritto civile italiano e nel diritto del commercio internazionale

Le garanzie in uso nella pratica dei commerci (nazionali ed internazionali) sono molte, ma non esiste una compiuta normativa che ne regoli i molteplici aspetti. In questo campo come in nessun altro, i ''pratici'' hanno creato una disciplina che va ben al di là delle singole normative nazionali.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 Introduzione Nell’attuale sistema economico, i soggetti (economici anch’essi) hanno bisogno di elementi di sicurezza – se non di certezza – per poter condurre i loro affari. Quest’esigenza ha creato e favorito lo sviluppo delle più diverse forme di garanzia che, in termini primitivi, potremmo definire come una misura o un rimedio per mettere al riparo da un pericolo. Oltre questa definizione non è agevole andare: già il legislatore italiano nel solo codice civile impiega il termine in una pluralità di accezioni. A voler essere drastici, si potrebbe ricondurre il termine “garanzia” a due ambiti: le garanzie del godimento di diritti (ad esempio, l’art. 1476 c. 3 c.c.) e le garanzie di adempimento delle obbligazioni (art. 2900 e ss. c.c.). All’interno di quest’ultima categoria, poi, dovremo distinguere tra garanzie reali e personali, tra garanzie prestate per un credito e quelle prestate per un risultato economico che il creditore si aspetta dalla prestazione del debitore. La sicurezza creata dalla garanzia rende possibile ottenere credito, che a sua volta stimola le iniziative economiche: il credito è, in definitiva, il cardine di un sistema economico dinamico e in espansione come è (o dovrebbe essere) l’attuale. La pratica cerca sempre nuovi strumenti per rendere più agevole la concessione di credito, senza antieconomiche immobilizzazioni di beni o denari, strumenti che devono valere al di là delle frontiere nazionali, transitando il meno possibile per i tribunali civili. Questi nuovi strumenti, per quanto nascano in un contesto transnazionale, devono in qualche modo ancorarsi agli ordinamenti statuali: il dogma stesso dell’autonomia contrattuale deve necessariamente fondarsi in un determinato ordinamento, nel quale l’autonomia si esplica, dal quale viene riconosciuta e condizionata. Tutto ciò, a meno di non voler considerare fondante quella lex mercatoria che o non è o non è più (i più ottimisti ritengono che non sia ancora). La nascita transnazionale di questi strumenti non li affranca, in somma, dal controllo degli stati i quali, in buona sostanza, hanno l’ultima parola nella valutazione di meritevolezza degli interessi che con essi si intendono perseguire: è necessario (almeno) un confronto con l’ordine pubblico internazionale, che non consente di garantire operazioni economiche illecite. Altra cosa è dire che poi tali operazioni (internazionali) hanno (o meriterebbero di avere) una disciplina particolare, diversa da quella che i singoli ordinamenti riservano a rapporti (analoghi ma) meramente interni.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Ruben Pescara Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5733 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.