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Fattori meteorologici: impatto su qualità della vita e salute

Nello sviluppo di questa tesi ci si è sforzati di mettere in evidenza la complessa rete di relazioni che legano la salute umana all’ambiente ed alle variazioni climatiche.
La vita di tutte le specie viventi ed anche di quella umana, è condizionata dalla temperatura, dall’umidità, dal vento, dall’irraggiamento solare e da tutti gli altri fattori che caratterizzano l’ambiente.
Il primo capitolo ha messo in evidenza la risposta del fisico umano alle sollecitazioni derivanti da variazioni della temperatura, dell’umidità, e del vento; nel secondo capitolo si è parlato dell’ambiente montano ed in particolare della complessa interazione dell’organismo umano con le variazioni di pressione atmosferica con la quota. Nel terzo capitolo si è dimostrato come sia fondamentale non sottovalutare gli effetti dell’irraggiamento solare sulla salute umana.
La correlazione tra i decessi e lo stress climatico viene analizzata nel quarto capitolo, evidenziando le differenze che si riscontrano tra Milano, Roma, e Palermo.
L’indice di Thom si è rivelato come un parametro prezioso per rappresentare le condizioni di disagio climatico. Esso ha il vantaggio della semplicità di elaborazione in funzione di temperatura ed umidità, anche se non tiene conto esplicitamente della radiazione solare che ha un impatto notevole nella determinazione delle sensazioni biologiche. Nell’ambito di questo studio è stato introdotto un nuovo parametro rappresentato dai giorni di persistenza di condizioni di stress termico. La persistenza di situazioni critiche ha trovato un riscontro nel numero dei decessi.
Significativo è poi il fatto che la correlazione non sia stata trovata solo in un sito, ma in tre città rappresentative del nord, del centro, e del sud d’Italia. Ciò indica che il fenomeno non è legato ad una realtà locale, ma costituisce una caratteristica generalizzata sull’intero territorio.
Ovviamente la corrispondenza trovata tra i decessi e lo stress climatico deve considerarsi come una prima indicazione da confermarsi con indagini più estese nello spazio e nel tempo. Il nesso di causalità tra lo stress ambientale e la mortalità dovrà essere esplicitato e confermato da studi ulteriori. Altre indagini sono state tentate in particolar modo è stata usata la formula del “windchill” per calcolare il disagio nei mesi invernali.
Purtroppo la mancanza di dati omogenei facilmente reperibili riguardanti la velocità del vento, ha ostacolato l’approfondimento dell’impatto sulla salute di questa importante grandezza che condiziona la perdita di energia del corpo umano attraverso il processo fisico della convezione. Inoltre si è riscontrata qualche difficoltà nell’applicazione della tabella di Sharlau descritta nel primo capitolo, perché non si dispone di una relazione matematica in grado di convertire una gran mole di dati in risultati ben definiti.
L’uomo, nell’ampio spettro delle sue attività, non può fare a meno di tenere presente l’ambiente, non dimenticando la natura e rispettandola al massimo. E’ necessario poi che le organizzazioni governative e le amministrazioni locali comprendano come sia importante disporre di reti di monitoraggio coordinate ed omogenee per il rilevamento dei dati ambientali, perché solo in questo modo la ricerca scientifica sarà in grado di progredire nella comprensione dei complessi processi che coinvolgono l’uomo e l’ambiente.

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CAPITOLO 1 L’influenza della temperatura, dell’umidità, e del vento sulla salute umana Per comprendere quali siano le implicazioni degli elementi, meteorologici nel settore della salute umana è opportuno cominciare ad analizzare i vari fattori che influiscono sul bilancio termico del corpo umano. Sarà bene considerare quest’ultimo come un motore che necessita di carburante per funzionare. Il calore prodotto dal metabolismo Dopo questa premessa, in conformità a conoscenze già acquisite, si può affermare che un essere umano “normale” (peso 70 kg e superficie totale di circa 2 metri quadrati), quando si trova a riposo astenendosi da qualsiasi attività fisica (per esempio nel sonno), deve perdere 80 kcal/ora; se non riuscisse a dissipare quest’energia la sua temperatura corporea aumenterebbe di circa 1°C/ora. Per una persona che cammina a passo moderato (4-5 km/ora) il calore da dissipare è di circa 200kcaI/ora. Un lavoro fisico molto intenso, come quello di un addetto ai traslochi, arriva a produrre 600kcal/ora. Durante il lavoro muscolare quindi il 70% del calore prodotto costituisce una sorta di “scarto” da dissipare.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sirio Cardinale Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2363 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.