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Studio dell'autoritarismo e dell'etnocentrismo in gruppi di anziani e di adolescenti

Informazioni tesi

  Autore: Michela Rabasca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Antonio Aiello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

L’obiettivo principale di questa ricerca, è stato quello esplorare se esiste una differenza nella manifestazione del pregiudizio etnico e dell’autoritarismo in due campioni caratterizzati per le fasce di età di appartenenza (95 “giovani” e 95 “anziani”) in una prospettiva di studi intergenerazionale. Si è preso inoltre in considerazione, per meglio caratterizzare il campione, l’orientamento politico di appartenenza dei soggetti, misurato mediante la scala di autocollocazione politica (Areni, Arioli e Dammacco), e successivamente prendendo in considerazione i “punteggi di autoritarismo”.
Ci si è posti infine l’obiettivo di valutare la diversa organizzazione del sistema dei Valori, ovvero come siano ritenuti maggiormente importanti in tali differenti sottogruppi differenziati principalmente sulla base della diversa età e del diverso orientamento politico.
Lo strumento d’indagine utilizzato è un questionario composto da tre sezioni differenti: la prima sezione consiste nella Scala d’Etnocentrismo e di Autoritarismo elaborata da De Grada e rivista e riadattata da Aiello e Areni nel 1998, la seconda sezione consiste in un questionario sui Valori messo a punto nella versione italiana dal prof. G. Tanucci, e nella terza sezione finale vengono richieste informazioni di tipo socio- demografico quali genere, età, titolo di studio, attività lavorativa principale; si chiede inoltre ai soggetti di indicare il personale orientamento politico.
Un ulteriore obiettivo è quello di sottoporre a verifica la struttura monofattoriale della Scala di Etnocentrismo della Scala di Autoritarismo, ed inoltre confermare la convergenza tra le due misure e tra queste singolarmente considerate ed i Valori.

Ipotesi: attraverso l’analisi della letteratura esistente sull’argomento si è ipotizzato l’eventuale esistenza di una differenza significativa nel nostro campione nella manifestazione del pregiudizio soprattutto quando si consideri l’orientamento politico, in altre parole coloro che hanno ideologie politiche rivolte a “destra” dovrebbero mostrare un più spiccato atteggiamento autoritario ed etnocentrico rispetto a coloro che hanno ideologie politiche rivolte a “sinistra”.
In relazione all’analisi dei Valori considerati come più connotati ideologicamente di “destra” o di “sinistra” secondo l’opinione comune (in base all’aiuto di uno studio preliminare ), si ipotizza che esista una differenza dell’organizzazione del sistema di tali Valori, ovvero i soggetti del campione che hanno dichiarato di avere un orientamento politico rivolto a “Sinistra” dovrebbero dare maggiore priorità ai Valori che si presume siano riconducibili ad una tendenziale ideologia politica di “Sinistra”, ed i soggetti del campione che hanno dichiarato di avere un orientamento politico rivolto a “Destra” dovrebbero dare maggiore priorità ai Valori che si presume siano riconducibili ad una tendenziale ideologia politica di “Destra” .
Si ipotizza inoltre che esista una correlazione tra la Scala di Autoritarismo e la Scala di Etnocentrismo, come era stato già confermato nei precedenti lavori di (De Grada 1975; Aiello e Areni 1998 ).
Infine s’ipotizza che un atteggiamento autoritario ed etnocentrico elevato sia correlato positivamente ai Valori che sono ritenuti di “Destra”, mentre un basso atteggiamento autoritario ed etnocentrico sia correlato positivamente con i Valori definiti di “Sinistra”.

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Capitolo primo Modelli di riferimento teorici 1.1 Definizioni di Etnocentrismo, Pregiudizi e Stereotipi • Gli Stereotipi ed i Pregiudizi sono definibili come tratti psicologici universali (in Delle Donne1998). • Ad essi sono attribuibili tante discriminazioni, e spesso anche di guerre e conflitti, sono stati studiati ampiamente da psicologi e sociologi, tentando di comprenderne le ragioni e di trovarne anche le cause (in Mazzara 1996). • Stereotipi • Il concetto di Stereotipo fu introdotto da W. Lippmann nel 1922(cit. in Mazzara 1996;Jost e Banaji 1994), un giornalista interessato a comprendere i meccanismi di formazione dell’opinione pubblica. L’autore definì gli stereotipi come “immagini delle nostre menti”: egli sosteneva che, poiché la realtà che ci circonda è troppo complessa per essere conosciuta nella sua pienezza, viene semplificata mediante immagini mentali; questi sono appunto gli Stereotipi, i quali consentono di spiegare e razionalizzare l’organizzazione sociale esistente. • Adorno 1950, Allport 1954 Katz e Braly 1935 (cit. in Jost e Banaji 1994) ritenevano che gli Stereotipi servissero a giustificare il proprio comportamento in relazione ad altre categorie sociali. • Gli Stereotipi sono stati poi definiti da ricercatori e studiosi di scienze sociali come credenze socialmente e largamente condivise e trasmesse culturalmente, che guidano anche i comportamenti e le conoscenze verso le persone e influenzano molte delle azioni quotidiane (in Delle Donne 1998). Essi determinano l’attribuzione di qualità sfavorevoli o favorevoli verso l’oggetto dello stereotipo. Secondo l’approccio cognitivo sono anche descrivibili come schemi poiché sono utilizzati per comprendere la realtà sociale di un gruppo, riferendosi ad alcuni tratti che sono ritenuti tipici, alle esperienze e all’insieme dei valori e dei giudizi, completando anche le informazioni mancanti al fine di ricostruire una configurazione di stimoli coerente. Allport(1954 cit. in Mazzara 1996), in particolare, considera lo stereotipo come la dimensione ideativa delle categorie, un contenuto di immagini fisse, valutazioni e aspettative, che si aggiunge ad una categoria per descriverla e per razionalizzare la nostra condotta rispetto ad essa. Sicuramente un effetto rilevante degli Stereotipi è il fenomeno della de-individuazione, cioè la tendenza ad a ignorare le caratteristiche

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