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La normativa sulle Controlled Foreign Companies nel diritto interno e in una prospettiva internazionale

La tesi riguarda l'art. 127-bis del Tuir rubricato "Disposizioni in materia di imprese estere partecipate" che ha introdotto nell'ordinamento tributario italiano una norma antielusiva volta a contrastare la concorrenza fiscale dannosa attuata tra gli Stati che è conosciuta anche come harmful tax competition nell'ambito della fiscalità internazionale.
La Controlled Foreign Companies Legislation italiana ha lo scopo di attrarre a tassazione in Italia i redditi che fanno riferimento a soggetti residenti ma che sono delocalizzati in Stati o territori a fiscalità privilegiata.
Nella tesi, in particolare nel capitolo IV che ne costituisce la parte sostanziale, sono stati analizzati in modo approfondito i numerosi aspetti controversi della norma facendo ricorso anche agli interventi più autorevoli della dottrina.
Accanto all’aspetto giuridico è stato approfondito anche il lato economico del problema (cap. I) e quello più internazionale che riguarda le problematiche fiscali che interessano sia l’OCSE (cap. II) che l’Unione Europea (cap. III).
Infine (cap. V) è stata condotta un’analisi degli elementi caratterizzanti le CFC Legislations di alcuni paesi comunitari (Germania, Regno Unito e Francia) e non (Stati Uniti d’America).

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Introduzione - 1 - Introduzione L�obiettivo del presente lavoro, sar� l�analisi della nuova normativa sui redditi delle imprese estere partecipate introdotta nell�ordinamento italiano con l�art. 1 della legge n. 342 del 21 novembre 2000. La legge in oggetto � il collegato fiscale alla finanziaria del 2000. Come � noto, l�art. 81 della Costituzione della Repubblica Italiana al terzo comma prevede che i nuovi tributi, e quindi anche le modifiche delle norme tributarie esistenti, non possono essere introdotti con la legge d�approvazione del bilancio; quest�ultima � conosciuta comunemente anche come legge finanziaria 1 . E� tramite il collegato quindi che in occasione dell�approvazione del rendiconto dello Stato e con riferimento alle previsioni di spesa relative all�esercizio successivo, sono introdotte nuove norme tributarie o modificate quelle gi� esistenti. Per completezza si ricorda che la riserva di legge prevista dall�art. 23 della Costituzione 2 non copre tutta la materia fiscale; infatti, mentre il Parlamento rimane l�unico legislatore tributario legittimato a determinare gli elementi fondamentali dei tributi, per quanto riguarda gli elementi accessori o secondari degli stessi, il Parlamento pu� delegare l�attivit� normativa ad altri organi quali, tipicamente, il Governo o i Ministeri. In quest�ultimo caso � necessario per� considerare oltre alla gerarchia delle fonti anche l�oggetto e l�ampiezza della delega, nella fase di interpretazione e di applicazione della norma; inoltre, la riserva di legge non opera con riferimento alle altre disposizioni, quali sono ad esempio quelle relative all�accertamento, non riguardanti direttamente i tributi. 1 Pi� precisamente il comma prevede: �Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese�. 2 L�art. 23 Cost., com�� noto, dispone: �Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge�.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Davide Sancin Contatta »

Composta da 217 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.