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Responsabilità sociale d'impresa e strategie contrattuali transnazionali

Lo stato dell’arte degli scambi transnazionali ha portato alla rivisitazione degli effetti subiti nelle varie economie, primo fra i quali è l’estensione dei diritti cosiddetti “sociali” a tutti i lavoratori del mondo. Con tale dicitura si intende quel corpus di diritti inerenti alla sfera lavorativa delle persone fisiche, con particolare riguardo alle condizioni di lavoro (retribuzione, età minima, benefit, ecc.) e al lavoro minorile.
In effetti, l’aumento degli scambi si è ripercosso sui Paesi prevalentemente esportatori sia di materie prime sia di manodopera, con delle conseguenze spesso molto critiche. Queste ultime, in particolare nei Paesi del sud-est asiatico e in molti Paesi del continente africano, si sono tradotte in abusi di potere contrattuale da parte delle imprese che, nell’intento di mettere a profitto i vantaggi competitivi di diverse nazioni, sono incorse in situazioni di sfruttamento delle popolazioni ancora molto poco tutelate in termini lavorativi.
Tutelare ed estendere globalmente i diritti sociali dei lavoratori non solo fa parte di una tendenza quanto più incalzante delle maggiori imprese a vocazione mondiale, ma è altresì un segno concreto di civiltà degli operatori economici, che si attengono a pratiche informate a criteri di Responsabilità Sociale d’impresa, vale a dire applicando a se stessi ed ai propri stakeholder regole etiche di condotta aziendale che diventano effettive e rispettate nel momento in cui sono incluse in specifici strumenti giuridici e in appositi piani aziendali di sviluppo sostenibile.
Nel quadro sopra descritto si innesta il lavoro di ricerca svolto nella tesi, con l’obiettivo di delineare in primis una panoramica sulle strategie contrattuali transnazionali implementate dalle imprese che hanno preso coscienza della loro incidenza nella comunità internazionale, e che hanno deciso di portare avanti politiche di Responsabilità Sociale mediante l’inserimento di specifiche clausole di tutela all’interno del contratto internazionale, nonché attraverso la cernita dei propri fornitori e subfornitori, come nel caso di Coop Italia.
Si è proceduto ad un approfondimento giuridico-aziendale della Responsabilità Sociale d’impresa poiché i fenomeni insorgenti oggigiorno non sono più spiegabili demandando il tutto ad un unico settore disciplinare, né tanto meno relegando il problema dell’abuso dei diritti (in particolare, quello sui minori) alle sole istituzioni politiche, preposte al governo delle popolazioni ove tale diniego è ancora presente. D’altro canto, sono le imprese che hanno attuato piani di delocalizzazione in Paesi, per esempio, aventi un basso costo della manodopera, che più di ogni altro operatore economico, influenzano nel piccolo le realtà locali dei lavoratori. E, in linea di tendenza, questo saggio tenta di spiegare quelle metodologie attuate da imprese leader con l’unico intento di promuovere e far diffondere a macchia d’olio tale modus operandi, ricalcando esperienze assodate, azioni di responsabilità e di civiltà di cui la singola impresa non può fare a meno, nell’ottica di una condotta deontologicamente corretta.
Per far ciò, si è abbozzato dapprima il quadro normativo dei contratti maggiormente utilizzati nella prassi del commercio internazionale e delle metodologie contrattuali mediante le quali si attua la tutela dei diritti sociali, per poi focalizzarsi su quanto avviene concretamente nel caso di due operatori della Grande Distribuzione Organizzata (GDO): Coop e Carrefour. Di questi si è proceduto ad una rassegna delle politiche di Responsabilità Sociale coerentemente con la propria mission aziendale, molto diversa secondo il caso preso in considerazione. In particolare, si è ravvisata la necessità di analizzare in modo più esteso il modello Coop, al fine di capirne il substrato operativo per il semplice fatto che è la prima impresa a livello europeo ad essere stata certificata con il primo standard attestante l’eticità del proprio operato, denominato SA 8000.
Infine, il processo di codificazione etica in materia di “business” (sia sul piano normativo, sia su quello delle consuetudini sociali) sembra, in generale, rallentato a causa della funzione particolare che il business svolge nei Paesi industrialmente sviluppati: quella di luogo privilegiato per la messa in gioco, in forma sublimata, degli istinti aggressivi dell’uomo in lotta per la sua sopravvivenza. Tuttavia, nemmeno il più irriducibile “liberista” potrebbe negare che il sistema del commercio – internazionale e non – vive e si perfeziona solo seguendo alcuni princìpi regolatori generali, che impediscono il regresso verso un sistema arretrato, produttivo di povertà e violenza.
La sfida etica consiste quindi nel non limitarsi solo all’enunciazione di questi princìpi, bensì nel promuovere la loro completa implementazione.

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III Prefazione Nel corso degli ultimi decenni, la prassi del commercio internazionale ha imposto agli occhi dell’opinione pubblica il fenomeno dell’incremento dell’interdipendenza tra tutti i Paesi del mondo, dovuto all’aumento delle transazioni economiche internazionali, nonché all’interscambio crescente di informazioni grazie alle moderne tecnologie di comunicazione. Lo stato dell’arte degli scambi transnazionali ha, pertanto, portato alla rivisitazione degli effetti subiti nelle varie economie, primo fra i quali è l’estensione dei diritti cosiddetti “sociali” a tutti i lavoratori del mondo. Con tale dicitura si intende quel corpus di diritti inerenti alla sfera lavorativa delle persone fisiche, con particolare riguardo alle condizioni di lavoro (retribuzione, età minima, benefit, ecc.) e al lavoro minorile. In effetti, l’aumento degli scambi si è ripercosso sui Paesi prevalentemente esportatori sia di materie prime sia di manodopera, con delle conseguenze spesso molto critiche. Queste ultime, in particolare nei Paesi del sud-est asiatico e in molti Paesi del continente africano, si sono tradotte in abusi di potere contrattuale da parte delle imprese che, nell’intento di mettere a profitto i vantaggi competitivi di diverse nazioni, sono incorse in situazioni di sfruttamento delle popolazioni ancora molto poco tutelate in termini lavorativi. Tutelare ed estendere globalmente i diritti sociali dei lavoratori non solo fa parte di una tendenza quanto più incalzante delle maggiori imprese a vocazione mondiale, ma è altresì un segno concreto di civiltà degli operatori economici, che si attengono a pratiche informate a criteri di Responsabilità Sociale d’impresa, vale a dire applicando a se stessi ed ai propri stakeholder regole etiche di condotta aziendale che diventano effettive e rispettate nel momento in cui sono incluse in specifici strumenti giuridici e in appositi piani aziendali di sviluppo sostenibile. Nel quadro sopra descritto si innesta il lavoro di ricerca svolto nella tesi, con l’obiettivo di delineare in primis una panoramica sulle strategie contrattuali transnazionali implementate dalle imprese che hanno preso coscienza della loro incidenza nella comunità internazionale, e che hanno deciso di portare avanti

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Alfonso Apicella Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3984 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.