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Il sindacalismo europeo. Dalle premesse storiche alla Confederazione europea dei sindacati.

Informazioni tesi

  Autore: Loris Gherra
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Luigi Bonanate
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 363

Il presente lavoro parte dalle premesse storiche al sindacalismo internazionale nella seconda metà del secolo scorso e si sviluppa sino ai giorni nostri, prendendo in considerazione le diverse organizzazioni susseguitesi, con particolare attenzione alla dimensione sovranazionale europea e alle ragioni dell’indeterminatezza del ruolo del sindacato europeo nel contesto sovranazionale contemporaneo.
I sindacati sono solitamente considerati come delle istituzioni nazionali, operanti nell’ambito di norme statuali. Da oltre un secolo, però, essi hanno creato delle associazioni internazionali allo scopo di collaborare ed aiutarsi reciprocamente. La dimensione di tali associazioni sino alla prima guerra mondiale era circoscritta all’Europa, con obiettivi ristretti ed essenzialmente di carattere pratico, all’interno di una prospettiva socialdemocratica. La visione socialista del mondo di fine Ottocento considerava il capitalismo come un fenomeno internazionale che richiedeva un “contropotere” da parte dei lavoratori, ma una concezione limitativa delle possibilità dell’azione internazionale definiva i compiti di tale “contropotere” in termini relativamente semplici: scambio di informazioni tra centrali sindacali nazionali, aiuto reciproco nei conflitti contro il governo ed i datori di lavoro, dichiarazioni di protesta contro politiche governative antisindacali, richiesta di riduzione dell’orario di lavoro. I caratteri ideologici della lotta contro il capitalismo erano dominio dei partiti politici ed i sindacati, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, erano soggetti alla volontà dei partiti.
Durante gli anni “formativi” del sindacalismo internazionale, tra fine Ottocento e l’inizio di questo secolo, emersero due tipi fondamentali di organizzazioni sindacali internazionali, tutt’oggi esistenti. La prima era quella composta da sindacati di vari paesi, secondo i vari mestieri o professioni: minatori, sarti, tipografi, lavoratori del cuoio, ecc. Queste associazioni divennero note come “segretariati professionali internazionali”, una denominazione ancora in uso, anche se le organizzazioni che compongono i segretariati non sono più formate da sindacati per singoli mestieri come nel passato, ma da sindacati che rivendicano la propria giurisdizione su intere industrie o settori economici. (Una denominazione che se avesse seguito i cambiamenti avvenuti sarebbe quella di “segretariati industriali internazionali”). L’attenzione dei segretariati professionali era (ed è) concentrata sui problemi connessi a una particolare professione o settore economico. La seconda organizzazione fondamentale era quella che univa le centrali sindacali nazionali in un organismo confederale, concentrando una maggiore attenzione sui problemi generali dei lavoratori, sulle tematiche sociali ed economiche e sulla legislazione del lavoro. Questa seconda tipologia di aggregazione portò alla nascita, alla fine della seconda guerra mondiale, delle tre attuali organizzazioni sindacali mondiali: la CISL Internazionale, di ispirazione socialdemocratica, la CISC (oggi CMT), di ispirazione cristiana, e la FSM, di ispirazione comunista (quest’ultima, dal futuro incerto, dopo il crollo dell’impero sovietico). Dopo la seconda guerra mondiale prese inoltre corpo, sempre nell’ambito dell’organizzazione sindacale internazionale, il concetto operativo del “regionalismo”. Tale idea, voluta in particolare dagli Stati Uniti, portò alla formazione, in diverse aree geografiche del mondo, di federazioni regionali indipendenti, tra le quali, nel 1973, la Confederazione europea dei sindacati. Oggi, la CES riunisce quasi tutte le organizzazioni sindacali europee ed è pronta ad accogliere le centrali sindacali dell’Europa orientale. Di grande importanza, inoltre, il ruolo che essa riveste nel processo di costruzione europea, per il suo inserimento, formalizzato in un protocollo allegato al trattato sull’Unione europea di Maastricht, nel dialogo sociale europeo.

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13 INTRODUZIONE I sindacati sono solitamente considerati come delle istituzioni nazionali, operanti nell’ambito di norme statuali. Da oltre un secolo, però, essi hanno creato delle associazioni internazionali allo scopo di collaborare ed aiutarsi reciprocamente. Come è ovvio immaginare, la dimensione di tali associazioni sino alla prima guerra mondiale era circoscritta all’Europa, con obiettivi ristretti ed essenzialmente di carattere pratico, all’interno di una prospettiva socialdemocratica. La visione socialista del mondo di fine Ottocento considerava il capitalismo come un fenomeno internazionale che richiedeva un “contropotere” da parte dei lavoratori, ma una concezione limitativa delle possibilità dell’azione internazionale definiva i compiti di tale “contropotere” in termini relativamente semplici: scambio di informazioni tra centrali sindacali nazionali, aiuto reciproco nei conflitti contro il governo ed i datori di lavoro, dichiarazioni di protesta contro politiche governative antisindacali, richiesta di riduzione dell’orario di lavoro. I caratteri ideologici della lotta contro il capitalismo erano dominio dei partiti politici ed i sindacati, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, erano soggetti alla volontà dei partiti.

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