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La gestione delle risorse umane nel volontariato, il caso Mondo X

Informazioni tesi

  Autore: Maida Caria
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Guido Lazzarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 237

Il protagonista di questa tesi è l’uomo nell’interezza della sua persona, con i suoi valori e le sue idee, soprattutto nel momento in cui questi ultimi diventano il motore d’azioni socialmente utili. Il nostro campo d’indagine si focalizza, quindi, sul volontariato sia perché ha fatto della solidarietà e del recupero della dignità umana la sua ragione di esistere, sia perché ha dimostrato di essere in grado di gestire sostanziosi gruppi di persone esclusivamente sulla base di un’ideologia comune.
Nel titolo di quest’elaborato è racchiuso il paradosso che si è cercato di approfondire: accostare una definizione aziendale di “risorsa umana” in cui il dipendente si colloca tra i fattori produttivi, ad una realtà che esiste solo grazie alla presenza di coloro che gratuitamente vi dedicano del tempo. Obiettivo della riflessione è stato dimostrare che, nell’ambito della gestione del personale, vi sono affinità, tra volontariato e impresa, che potrebbero favorire un produttivo scambio di conoscenze per migliorare l’organizzazione delle persone che vi aderiscono.
Negli ultimi anni si assiste ad un avvicinamento, sia del primo verso l’altro alla ricerca dell’efficienza, sia delle aziende verso tutti quegli aspetti “comportamentali” della gestione dei dipendenti. La capacità di apprendere e di fare innovazione insita in qualsiasi essere umano non può essere stimolata esclusivamente da un incentivo monetario. L’eccellenza nella prestazione nasce dal coinvolgimento di quella parte creativa che non si nutre di stimoli concreti, ma che trae forza dalle motivazioni personali e quindi dalla condivisione degli obiettivi aziendali. La realtà del volontariato è un ottimo esempio della capacità di organizzarsi potendo contare su persone non pagate, e non per questo meno affidabili, che ritrovano la ragione del proprio operare in gratificazioni non economiche.
Il percorso attraverso cui si svolge l’analisi è composto da due parti. Nella prima si vogliono fornire al lettore tutte le nozioni necessarie ai fini della nostra indagine.
Inizialmente si definiscono e si contestualizzano le organizzazioni di volontariato contemporanee, verso le quali è aumentato il riconoscimento di un’utilità sociale, a costo di una maggiore professionalità che le allontana dal modello caritatevole.
Successivamente, si apre una finestra sulle organizzazioni di profitto per acquisire alcune nozioni in merito alla gestione delle risorse umane.
Nel terzo capitolo, ambito di ricerca e strumento d’analisi confluiscono in una lettura imprenditoriale della gestione dei volontari che aderiscono ad un’organizzazione.
La possibilità di armonizzare il sociale con l’economico nasce dalla consapevolezza che qualsiasi organizzazione, sia essa di profitto o no, debba essere in grado di coordinare le energie individuali dei suoi membri per potere raggiungere uno scopo collettivo. Naturalmente è profondamente diverso il coinvolgimento di chi svolge un lavoro perché è retribuito da chi lo fa perché ci crede.
Seppure il raffronto teorico fornisca molteplici elementi ai fini della nostra comparazione, si è voluto, nella seconda parte, approfondire ulteriormente il tema in esame attraverso lo studio di un caso concreto. Si è, quindi, applicato un modello aziendale di “formazione permanente” ad un’associazione torinese di volontariato: Mondo X, che da sempre si distingue per la sua capacità di svolgere corsi di preparazione per operatori sociali. Si tratta di un’organizzazione di volontariato puro, sia per la mancanza di lavoratori retribuiti, sia per l’assenza di influenze politiche o religiose. Anche da questa sperimentazione emerge che, le varie fasi attraverso cui si articola la direzione del personale, presenti in questa associazione, sono più difficili da individuare in quanto caratterizzate dall’informalità. Le differenze, quindi, più che negli obiettivi di gestione sono da ricercare nelle procedure che vengono attivate per la realizzazione degli stessi.
A livello di qualità della prestazione in entrambe i casi, il lavoro è il risultato dell'impegno e delle capacità impiegate, ma per quanto un servizio possa essere svolto in maniera efficiente, se è svolto da un volontario, l’utente non si sente l’oggetto di una prestazione di lavoro, ma il soggetto di una relazione d’aiuto. Inoltre il contributo sociale del volontariato non si esaurisce nel servizio offerto, bensì è insito nella capacità, acquisita dagli operatori, di creare relazioni di valore all'interno della propria quotidianità. Quest'ottica non esclude, pertanto, che anche in una realtà dove predomina un orientamento al profitto, non si possa lavorare in un clima di solidarietà.

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1 INTRODUZIONE Il protagonista di questa tesi è l’uomo nell’interezza della sua persona, con i suoi valori e le sue idee. Esistono realtà, quelle che Minzberg 1 definisce “missionarie” dove l’elemento d’aggregazione tra i membri è proprio una forte ideologia condivisa, cosicché i fini individuali e quelli collettivi si fondono per realizzare la missione dell’organizzazione. Il volontariato, in questo senso, risulta essere un ambito d’indagine molto interessante, innanzitutto perché ha fatto della solidarietà e del recupero della dignità umana la sua ragione di esistere, ed in secondo luogo perché ha dimostrato, a fronte di un Welfare State in crisi, di essere in grado di gestire sostanziosi gruppi di persone esclusivamente sulla base di un’ideologia comune. Nel titolo di quest’elaborato è racchiuso il paradosso che si vuole approfondire nelle seguenti pagine: accostare una definizione aziendale di “risorsa umana” che colloca il dipendente tra i fattori produttivi, ad una realtà che può esistere solo grazie alla presenza di coloro che volontariamente dedicano del tempo all’organizzazione cui appartengono. D’altra parte non si può negare che lo sviluppo dell’impresa moderna non si risolva più solo in un gioco di funzioni tecniche con scopi esclusivamente produttivi. Oggigiorno si fa strada la consapevolezza che l’organizzazione imprenditoriale dipenda, per lo svolgimento di un’attività efficace, dalla collaborazione dei singoli e dei gruppi al suo interno. La spontanea solidarietà, nel lavoro quotidiano, riduce l’importanza e l’utilità dell’incentivo economico e determina la possibilità di guidare gli impulsi sociali al fine di promuovere un’attiva collaborazione dei lavoratori con la direzione. 1 H. Mintzberg, Management. Mito e realtà, Garzanti, 1991, cap. 12.

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