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Il pensiero di Ferdinando Villani. ''La legge e le riforme'' - Discorso inaugurale del Prof. Ferdinando Villani per la riapertura della cattedra di Diritto Penale nel Real Collegio delle Scuole Pie di Foggia - Novembre 1860

Il manoscritto di Ferdinando Villani, un inedito della Biblioteca Provinciale di Foggia, costituisce l’incipit ideale per una ricerca intorno al pensiero dell’insigne giurista e filosofo foggiano. Comprenderemo il momento storico in cui il discorso fu scritto; quali fossero gli orientamenti ideologici e politici del giurista ed in che modo egli fosse influenzato da idealismo e/o positivismo. Forte il legame tra il pensiero di Villani e quello di Gioberti. Gioberti derivava, dalle sue premesse dottrinarie, i programmi politici incentrati sul primato degli Italiani e sul movimento neoguelfo. Di qui, l’auspicio di un Paese libero sotto l’egida del Papa, espresso in “Del Primato civile e morale degli Italiani”, ove si parlava di un principio federativo che unisse le regioni d’Italia nel rispetto delle tradizioni regionali. Più tardi, in “Del rinnovamento civile d’Italia”, deluso dalla condotta di Pio IX, abbandona le idee federative e propugna una unificazione ad opera del Piemonte, affidando un ruolo di rilievo anche al popolo istruito.Villani come aveva fatto Gioberti nel “Primato” riconosce all’Italia "le preminenze di lei rispetto alle condizioni morali perché centro della cristianità", ma se Gioberti era scomparso nel 1852, Villani si muoveva nell’Italia in cui l’idealismo era pervenuto al potere. Ci troviamo così di fronte ad un cattolico che prima del 1861 sottolinea la necessità del rispetto dei costumi, mentre nelle opere successive, a differenza di molti neoguelfi, non ripropone mai motivi autonomistici. Il giurista foggiano pur restando vicino allo spiritualismo cristiano, sembra aver intrapreso altre strade. Di qui, le sue critiche all’hegelismo, ma contestualmente l’accodarsi al movimento moderato liberale, hegeliano, che spingeva per la soppressione delle autonomie in favore del Piemonte. Vicino a Mancini, di cui abbiamo già osservato l’orientamento centralista. I motivi patriottici restano inalterati, mentre scompaiono quelli particolaristici, perché Villani fa parte della classe moderata borghese rappresentata in egual misura tanto dalla Destra storica, quanto dalla Sinistra di De Pretis; quella classe egemone fautrice di un rigido accentramento. Egli è ispirato dal neoplatonismo o spiritualismo di Gioberti; è un cattolico che vive negli anni in cui gli stessi uomini della Destra, che avevano raccolto i principi di Cavour della libertà della Chiesa e della incompetenza dello Stato in materia religiosa, sono costretti dalla loro considerazione dei poteri pubblici a superare quei principi; è ispirato dal pragmatismo di Filangieri; ed è in posizione conflittuale rispetto all’idealismo hegeliano, pur potendo essere considerato un idealista-platonico, convinto confutatore delle teorie positiviste, che nascondevano in molti casi la volontà di scardinamento del cattolicesimo, nella convinzione illusoria che la scienza potesse sostituire negli uomini la fede.
Volendo dare infine una lettura attualizzante alle questioni da noi affrontate, non si può fare a meno di considerare le recenti istanze localistiche, emerse da alcune regioni d’Italia. Se è vero che la dilatazione della spesa pubblica giustificherebbe di per sé l’antistatalismo, che potrebbe anche trovare spiegazione in eccessive intrusioni dello Stato nell’economia, non ci sentiamo di dissentire totalmente rispetto alle suddette istanze. Non possono negarsi le difformità storiche più volte indicate e tutt’oggi esistenti, né che, pur esistendo un costume nazionale, il localismo penetri "nel costume corrispondente alle diverse porzioni della entità nazionale italiana"; non può negarsi che il costume si frazioni territorialmente in relazione ad interessi, luoghi, popoli, cadendo nell’errore, prospettato già da altri, di considerare l’Unità "intangibile nella sua sacralità". Si dice che il difetto che ha suscitato le suddette istanze non sarebbe "nella struttura dell’ordinamento, ma nella sua offesa". In effetti, si potrebbe condividere tale posizione, considerata l’esistenza di norme per cui la Repubblica italiana sia "una e indivisibile", e nonostante ciò, debba promuovere le autonomie locali (art. 5 Cost.), ma ci pare opportuno osservare che tali norme sono formulate proprio in ossequio alle mai sopite aspirazioni localistiche. Ciò che Villani stesso non comprese, o su cui sorvolò, come tanti altri idealisti, fu che la tanto agognata “coscienza nazionale”, allora, come probabilmente oggi, proprio a causa di una difformità endemica di costumi, non aveva costituito il collante ideale per quel mosaico nazionale dalle molteplici e difformi tessere, che ancora oggi sono sì unite, ma grazie solo ad un gioco di incastri, pronte pertanto sempre ad essere separate quando siano mancanti di “adesivo ideale” che le vincoli indissolubilmente.

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PREMESSA Il manoscritto dell’avvocato e magistrato cavalier Ferdinando Villani, qui trascritto in Appendice da un inedito della Biblioteca Provinciale di Foggia costituisce l’incipit ideale per una ricerca intorno al pensiero dell’insigne giurista e filosofo foggiano. Già una prima lettura, mette in luce numerosi spunti storici, filosofici e giuridici, suscettibili di specifico approfondimento. Sviluppandone alcuni, è dato comprendere il particolare momento storico in cui il discorso fu scritto; quali fossero gli orientamenti ideologici e politici del giurista in esame; se ed in che modo egli fosse influenzato da idealismo e/o positivismo. L’esistenza di un forte legame tra il pensiero di Villani e quello di Gioberti costituisce un aspetto prioritario e preliminare. Il suddetto legame sia considerato il punto fermo della nostra analisi.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Nicola Giuseppe Igor Lombardi Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1167 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.