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La Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996 sull'esercizio dei diritti da parte dei minori e la sua applicazione nell'ordinamento italiano

Il 25 gennaio 1996 a Strasburgo il Consiglio d'Europa ha aperto alla firma e alla ratifica degli Stati la Convenzione europea sull'esercizio dei diritti da parte dei minori. Essa mira a promuovere un'ampia partecipazione del minore nei procedimenti familiari che lo concernono riconoscendogli il diritto ad essere sempre ascoltato, ad essere rappresentato in giudizio da un proprio rappresentante, a rivestire, in alcuni casi, il ruolo di parte nei procedimenti che investono la sua persona. L'elaborazione di questa Convenzione, durata oltre quattro anni, ha inizio nel 1990 sulla base della Raccomandazione n. 1121 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e sulla spinta della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 realizzata dalle Nazioni Unite. La Convenzione europea ambisce, infatti, ad essere considerata un completamento della Convenzione di New York, in particolare del suo articolo 12 in cui si afferma il diritto del bambino ad essere ascoltato in tutte le procedure giudiziarie o amministrative che lo concernono e in tal senso, sulla base della Raccomandazione 1121, vuole porsi come strumento giuridico complementare e specifico dell'area europea in materia di diritti dei minori.
L'idea di minore che la Convenzione propone, di un minore, cioè, capace di agire autonomamente, nei procedimenti che lo riguardano, per la tutela dei suoi diritti, è il frutto di un lungo e contrastato cammino nel quale i minori hanno visto progressivamente riconosciuta la propria soggettività di fronte al diritto. Tale cammino è stato notevolmente accelerato dalla Convenzione di New York che, per prima, ha individuato nel minore un soggetto di diritti e non un oggetto di diritti. La Convenzione europea recepisce appieno questo principio che la Convenzione sui diritti del fanciullo sostiene, e tenta di applicarlo in un campo più specifico: le procedure familiari che riguardano un minore.
Questo studio si propone di esaminare, alla luce degli strumenti giuridici internazionali che hanno portato all'odierna concezione di minore, il contenuto della Convenzione e tenterà di verificare le difficoltà applicative che la stessa potrà incontrare una volta che sia entrata in vigore. Attualmente essa, infatti, non ha ancora ottenuto la terza ratifica necessaria per poter essere attuata e l'Italia è tra i numerosi Stati che hanno già firmato la Convenzione ma che attendono di ratificarla. Lo studio di tale applicazione ha come punto di riferimento proprio l'ordinamento giuridico italiano dato che ogni Stato ha caratteristiche peculiari proprie che determineranno, di volta in volta, modalità (e difficoltà) di attuazione diverse.
Più specificatamente tenteremo di individuare se nel nostro ordinamento già esistano principi generali tendenzialmente assimilabili a quelli contenuti nella Convenzione, con la conseguenza di rendere molto semplice l'applicazione della stessa. Nel caso in cui non si riesca a verificare la presenza di tali principi, o addirittura si ravvisi la presenza di orientamenti contrari, si cercherà d'individuare le ragioni di tale assenza o di tale contrarietà; in effetti è solo attraverso l'individuazione delle motivazioni che stanno alla base dell'attuale legislazione o degli attuali orientamenti giurisprudenziali o dottrinali, che si può verificare se l'applicazione della Convenzione abbia comunque delle possibilità di riuscita e, in questo caso, quali e quante modifiche, all'ordinamento attualmente vigente, si renderanno necessarie.

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- 5 - INTRODUZIONE Il 25 gennaio 1996 a Strasburgo il Consiglio d'Europa ha aperto alla firma e alla ratifica degli Stati la Convenzione europea sull'esercizio dei diritti da parte dei minori. Essa mira a promuovere un'ampia partecipazione del minore nei procedimenti familiari che lo concernono riconoscendogli il diritto ad essere sempre ascoltato, ad essere rappresentato in giudizio da un proprio rappresentante, a rivestire, in alcuni casi, il ruolo di parte nei procedimenti che investono la sua persona. L'elaborazione di questa Convenzione, durata oltre quattro anni, ha inizio nel 1990 sulla base della Raccomandazione n. 1121 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e sulla spinta della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 realizzata dalle Nazioni Unite. La Convenzione europea ambisce, infatti, ad essere considerata un completamento della Convenzione di New York, in particolare del suo articolo 12 in cui si afferma il diritto del bambino ad essere ascoltato in tutte le procedure giudiziarie o amministrative che lo concernono e in tal senso, sulla base della Raccomandazione 1121, vuole porsi come strumento giuridico complementare e specifico dell'area europea in materia di diritti dei minori. L'idea di minore che la Convenzione propone, di un minore, cioè, capace di agire autonomamente, nei procedimenti che lo riguardano, per la tutela dei suoi diritti, è il frutto di un lungo e contrastato cammino nel quale i minori hanno visto progressivamente riconosciuta la propria soggettività di fronte al diritto. Tale cammino è stato notevolmente accelerato dalla Convenzione di New York che, per prima, ha individuato nel minore un soggetto di diritti e non un oggetto di diritti. La Convenzione europea recepisce appieno questo principio che la Convenzione sui diritti del fanciullo sostiene, e tenta di applicarlo in un campo più specifico: le procedure familiari che riguardano un minore.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Chiara Federici Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11616 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.