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Mancanza di qualità pattuite ed Aliud pro Alio

L’art. 1497 cod. civ. stabilisce che, quando la cosa venduta non abbia le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso a cui la cosa è destinata, il compratore può chiedere la risoluzione del contratto secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento, purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.
Il diritto di chiedere la risoluzione è comunque subordinato ai limiti di decadenza e di prescrizione stabiliti dall’art. 1495: il compratore in sostanza, per poter accedere alla risoluzione del contratto, ha l’onere di denunciare al venditore il difetto di qualità nel termine di decadenza di otto giorni dalla scoperta e l’azione si prescrive in ogni caso entro un anno dalla consegna.
Evidenziamo subito quali elementi distinguono la tutela concessa al compratore che abbia acquistato un bene privo di qualità pattuite o essenziali, rispetto alla normale tutela prevista dagli artt. 1453 ss.. Nei contratti con prestazioni corrispettive, il contraente che ha subito l’inadempimento non ha alcun onere di denuncia nei confronti della parte inadempiente, e l’azione di risoluzione è assoggettata alla ordinaria prescrizione decennale. (art. 2946 cod. civ.)
Inoltre l’art. 1455 subordina la risoluzione al fatto che l’inadempimento non abbia scarsa importanza rispetto agli interessi della controparte, mentre l’art. 1497 stabilisce che il contratto può risolversi solo se il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi; ovvio che, laddove non ci siano usi, il rinvio operato dall’art. 1497 consente di applicare, anche in questo caso, il criterio della scarsa importanza dell’inadempimento previsto dall’art. 1455 (1).
L’onere della denuncia, stabilito a pena di decadenza dall’azione di risoluzione e il brevissimo termine di prescrizione previsto dall’art. 1495 cod. civ. costituiscono senz’altro una pesante compressione della tutela concessa all’acquirente di un bene privo di qualità, compressione che può spiegarsi solo in funzione di una tutela della certezza e della speditezza dei traffici commerciali.
Si vuole evitare, in sostanza, che l’alienante si trovi assoggettato, dopo troppo tempo, alla risoluzione del contratto, al fine di poter contare sul buon esito dell’affare.
Tenendo conto che l’onere della denuncia, nel brevissimo termine di otto giorni, è stabilito a pena di decadenza dal diritto di chiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno e tenendo conto altresì del brevissimo termine di prescrizione, previsto dall’art. 1495 cod. civ., diventa problema di enorme importanza stabilire se l’art. 1497 cod. civ. comprenda in sé anche l’ipotesi di “consegna di cosa diversa”, l’ipotesi cioè in cui il venditore consegni “aliud pro alio”.
Il problema è cioè quello di capire se, nell’ipotesi in cui il venditore consegni un bene “radicalmente diverso” da quello pattuito, il compratore sia assoggettato ai limiti previsti dall’art. 1495 cod. civ., o se possa accedere alla normale tutela prevista dagli artt. 1453 ss. cod. civ., senza pertanto alcun onere di denuncia e usufruendo dell’ordinaria prescrizione decennale.
La relazione al Re del Guardasigilli (n. 138) depone senz’altro per la seconda soluzione: “Finora sotto la pressione delle cose e delle complicate sanzioni, la giurisprudenza per ragioni pratiche, era stata indotta a deviare dai precisi concetti di vizio e di difetto di qualità, mentre adesso l’aliud pro alio, ai fini di evadere dal secondo comma dell’art. 1497 cod. civ., cioè ai fini di escludere la necessità della denuncia entro otto giorni e di applicare il termine normale di prescrizione si avrà soltanto quando la cosa rientri in un genere diverso da quello contrattato”.
Certo, l’autonoma rilevanza dell’“aliud pro alio” rispetto alla mancanza di qualità, non può basarsi su tale relazione: le norme devono essere interpretate oggettivamente, e qualunque fosse l’intenzione dei codificatori, essa non ha alcuna rilevanza per l’interprete.
In ogni caso la dottrina e la giurisprudenza sono pressoché unanimi nell’attribuire autonoma rilevanza all’“aliud pro alio”, e quindi a sganciare la relativa tutela dai limiti dell’art. 1495 cod. civ.

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1 PREMESSA 1 - Oggetto dell’indagine. L’Art. 1497 cod. civ. stabilisce che, quando la cosa venduta, non abbia le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso a cui la cosa è destinata, il compratore può chiedere la risoluzione del contratto secondo le disposizione generali sul- la risoluzione per inadempimento, purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi. Il diritto di chiedere la risoluzione è comunque subordinato ai limiti di decadenza e di prescrizione stabiliti dall’Art. 1495: il compratore in sostanza, per poter accedere alla risoluzione del contratto, ha l’onere di denunciare al venditore il difetto di qualità nel termine di decadenza di otto giorni dalla sco- perta e l’azione si prescrive in ogni caso entro un anno dalla consegna. Evidenziamo subito quali elementi distinguono la tutela con- cessa al compratore, che abbia acquistato un bene privo di qualità pattuite o essenziali, rispetto alla normale tutela pre- vista dagli Artt. 1453 ss. Nei contratti con prestazioni corri- spettive, il contraente che abbia subito l’inadempimento, non ha alcun onere di denuncia nei confronti della parte inadem- piente, e l’azione di risoluzione è assoggettata alla ordinaria

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberto Battista Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.