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La scissione di società

La scissione di società, introdotta nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo n° 22/91, attuativo della direttiva CEE n° 891/82, è l’operazione che, secondo l’art. 2504-septies c.c., determina l’attribuzione di tutto il patrimonio di una società o di parte di esso ad una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, in cambio dell’assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle beneficiarie del trasferimento patrimoniale.
La sostanza dell’articolo di cui sopra dimostra che il legislatore non ha voluto fornire una definizione classificatoria della scissione, ma ha voluto indicare che la definizione dell’istituto in esame risiede nella sua stessa dinamica, cioè nella sua funzione economica e nei suoi effetti giuridici.
A ben vedere, non è proprio possibile definire l’operazione in parola tramite un’espressione motteggiante , in quanto essa risulterebbe riduttiva della varietà del fenomeno. Non è un caso, infatti, che l’art. 2504-septies c.c. sia introdotto dalla rubrica “Forme di scissione”, perché con questa rubrica il legislatore dichiara immediatamente di voler rinunciare ad una qualificazione statica e monolitica della scissione, ossia ad una sua definizione generale, sottolineando, al contrario, il polimorfismo del fenomeno, derivante dalla sua multifunzionalità.
La scissione ha in primo luogo una funzione economica e strategica, poiché si configura come strumento di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale, ma il suo ruolo non si esaurisce in quest’aspetto. L’operazione in esame, infatti, si pone anche come mezzo di composizione stragiudiziale delle controversie tra soci, consentendo a questi ultimi di risolvere i propri contrasti con un atto di autonomia privata (quale la scissione è) che permette di scomporre la compagine sociale in gruppi omogenei rispetto agli interessi perseguibili tramite lo strumento societario .
Se si esaminano i “considerando” che hanno motivato l’adozione della direttiva CEE n° 891/82 , relativa alle scissioni societarie, risulta chiaro che le esigenze a cui il legislatore comunitario ha voluto rispondere tramite essa sono le seguenti:

1) evitare che le garanzie disciplinari già fornite in materia di fusione (con la direttiva CEE n° 855/78) fossero eluse nell’ambito della scissione;
2) coordinare la legislazione dei Paesi CE relativamente alla scissione;
3) tutelare in modo adeguato gli interessi dei soci appartenenti agli enti coinvolti nella vicenda scissoria;
4) tutelare i diritti dei creditori sociali, in particolare degli obbligazionisti, visti i rischi derivanti dalla scissione per tali soggetti;
5) tutelare i diritti dei terzi tramite un’adeguata pubblicità dell’operazione;
6) garantire la certezza dei rapporti giuridici relativi alla scissione attraverso la limitazione dei casi di nullità dell’operazione, limitazione ottenuta tramite sanatorie, quando possibile, e tramite un termine breve per l’esercizio dell’azione di nullità.

Vista la rilevanza degli obiettivi che il legislatore comunitario ha inteso perseguire mediante la disciplina della scissione, mi pare chiaro che la sua introduzione nel nostro ordinamento ha come scopo ulteriore quello di renderlo più adattabile alle esigenze di una realtà economica dinamica come quella odierna e forse ancor più dinamica nel futuro prossimo, perciò tale da costringere gli assetti societari a rapide e continue riorganizzazioni strutturali e patrimoniali.

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1 Capitolo primo L’introduzione della scissione nell’ordinamento italiano SOMMARIO: 1. Considerazioni introduttive sulla scissione. – 2. La situazione giurisprudenziale precedente l’introduzione dell’istituto. – 3. La posizione della dottrina prima dell’introduzione dell’istituto. – 4. La scissione nella direttiva CEE n° 891/82. – 5. La scissione nella legge delega n° 69/90. – 6. La scissione nel decreto legislativo n° 22/91. 1. Considerazioni introduttive sulla scissione. La scissione di società, introdotta nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo n° 22/91, attuativo della direttiva CEE n° 891/82, è l’operazione che, secondo l’art. 2504-septies c.c., determina l’attribuzione di tutto il patrimonio di una società o di parte di esso ad una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, in cambio dell’assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle beneficiarie del trasferimento patrimoniale. La sostanza dell’articolo di cui sopra dimostra che il legislatore non ha voluto fornire una definizione classificatoria della scissione, ma ha voluto indicare che la definizione dell’istituto in esame risiede nella sua stessa dinamica, cioè nella sua funzione economica e nei suoi effetti giuridici. A ben vedere, non è proprio possibile definire l’operazione in parola tramite un’espressione motteggiante 1 , in quanto essa risulterebbe riduttiva della varietà del fenomeno. Non è un caso, infatti, che l’art. 2504-septies c.c. sia introdotto dalla rubrica “Forme di scissione”, perché con questa 1 In questo senso v. G. F. CAMPOBASSO, Diritto commerciale, 2, Diritto delle società, Torino, 1995, p. 564. L’Autore definisce la scissione come “l’operazione economicamente inversa alla fusione”, ma tale definizione, oltre ad essere poco tecnica, è impulsiva e limitata, perché si basa solo sull’effetto decentrativo della scissione, opposto a quello concentrativo della fusione. L’effetto decentrativo, però, riguarda solo la società scindente, che trasferisce il patrimonio, non le beneficiarie, rispetto alle quali, se sono già costituite, l’operazione ha addirittura un effetto concentrativo, dato che esse acquistano nuovi mezzi patrimoniali.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Fabio Fornalè Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11979 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.