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Tempo ed eternità nel pensiero di Karl Barth. Con riferimento al Roemerbrief del '22 e al Kurze Erklaerung

Partendo dalla nota tesi barthiana (di origine kierkegaardiana) dell’«infinita differenza qualitativa» tra il tempo e l’eternità, tra il piano umano e storico e quello divino e assoluto, l’autore porta avanti un’analisi accurata dei presupposti e delle conseguenze di questa tesi.
Lo scontro con la teologia liberale, l’esperienza pastorale diretta, l’impegno politico, l’incontro con il pensiero di Kierkegaard, dei Blumhardt, di Dostoevskij diventano lo spunto nel Roemerbrief del 1922 per l’elaborazione di un pensiero dirompente che intende riaffermare l’assolutezza e la trascendenza di Dio nei confronti della relatività storica in tutte le sue manifestazioni segnate da un’insuperabile problematicità.
Accanto a questa istanza però Barth ne accompagna sempre un’altra per certi versi opposta, in un procedere “dialettico” che rifiuta ogni irrigidimento dogmatico quando si parla dell’imperscrutabile realtà di Dio... è il momento della relazione, dell’incontro della rivelazione di Dio che nonostante la sua trascendenza continua a farsi presente «tra i tempi» nella sfuggente dimensione dell’«attimo eterno». Gesù Cristo, la fede, la grazia, l’uomo nuovo sono i frutti di questo incessante e indeducibile intervento di Dio che dall’eternità ha scelto di entrare «tra i tempi» ponendo così un limite all’indefinita dispersione del tempo, della storia, del disordine umano. L’eternità diventa così il principio di significazione di un mondo in sè privo di significato e sempre minacciato dalla caducità e dal non-senso.
Con gli anni Barth arriverà ad un ammorbidimento progressivo delle asperità del Roemerbrief, accentuando sempre più il momento della relazione e dell’incontro tra Dio e uomo, eternità e tempo, rispetto alla rottura e alla trascendenza di Dio. Ne è testimonianza il più maturo Breve commentario all’epistola ai Romani pensato circa vent’anni dopo. In esso, senza nulla perdere del precedente commento, Barth pone maggiore attenzione alla figura di Gesù Cristo, luogo in cui avviene una nuova allenza tra Dio e uomo e in cui l’eternità entra «nel tempo». In questa più matura esposizione trova una dignità propria la filosofia.
Nonostante l’evoluzione, il pensiero di Barth rimane ancorato ad un'idea di fondo: il mondo, l’uomo, la storia in sè pieni di problematicità possono trovare un «significato parabolico», possono diventare «testimonianza» di qualcosa di più grande, di irraggiungibile, di vero e stabile in virtù di un intervento di grazia fondato in Dio e in Dio solo.
L’analisi si conclude con un’indagine di carattere teoretico sul rapporto vivo tra il pensiero di Barth e l’attualità filosofica contemporanea, entrando in dialogo con le proposte del cosiddetto «pensiero debole» di Vattimo, di cui il pensiero barthiano rappresenta una stimolante alternativa, e con la concezione di una filosofia come «ermeneutica» della Parola che trova in Pareyson un iniziatore. In questo contesto la «Verità» nella sua assolutezza non è una struttura impositiva opprimente e violenta, ma un appello inesauribile che viene dall’eternità e che si offre alla nostra temporale interpretazione.

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CAPITOLO I _____________________________________________________________________________________ 1 GENESI DEL PENSIERO BARTHIANO Fonti e influenze nel Römerbrief «Non è più possibile pensare il ‘900 senza Barth» 1 . Così un commentatore ha inequivocabilmente definito l’opera di Karl Barth. Un’opera notevole per mole e per contenuti, che ha segnato la teologia protestante e cattolica nonché la filosofia del XX secolo. Nato a Basilea il 10 maggio 1886 da una famiglia di forte tradizione calvinista (il padre era pastore evangelico), Karl Barth intraprese presto la strada che lo avrebbe condotto agli studi teologici. «La sera della mia confermazione [il 23 marzo 1902] decisi audacemente di diventare teologo» 2 . Non è nostro compito fare ora una biografia completa dell’autore, ci limiteremo a delineare il percorso intellettuale che ha portato il giovane Barth a maturare un pensiero originale e dirompente. Per seguire il filo delle fonti e delle influenze cui Barth ha attinto abbiamo scelto di seguire il più possibile l’ordine cronologico della sua biografia, convinti che il pensiero di un autore non può essere disgiunto dall’esperienza vissuta. Ci soffermeremo sugli anni decisivi della sua formazione: dagli studi all’Università di Berna (1904) fino alla seconda edizione de L’Epistola ai Romani (Der Römerbrief, 1922) 3 . Per la nostra analisi su quegli anni cruciali della vita di Barth ci siamo avvalsi della approfondita ricostruzione fornita da Eberhard Busch, ultimo segretario e assistente di Barth, nel testo Karl Barths Lebenslauf 4 ricco di citazioni tratte da lettere e testi autobiografici. 1 E.Jüngel, L’essere di Dio è nel divenire. Due studi sulla teologia di Karl Barth, Marietti, Torino, 1986, p.7 (prefazione all’edizione italiana). 2 Systematische Theologie, in Lehre und Forschung an der Universität Basel, 1960, p.35, cit. in E. Busch, Karl Barth. Biografia, Queriniana, Brescia, 1977, p.33. Quasi tutte le citazioni autobiografiche sono tratte da questo testo particolarmente prezioso. 3 Karl Barth, L’Epistola ai Romani, a cura di Giovanni Miegge, Feltrinelli, 1962, 1974 2 , 1989 3 , 1993 4 . Le pagine citate si riferiscono all’edizione del 1993. 4 I riferimenti del testo originale tedesco sono: E.Busch, Karl Barths Lebenslauf. Nach seinen Briefen und autobiografischen Texten, Chr. Kaiser Verlag, München, 1975, 1976 2 .

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mauro Cinquetti Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.