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Un'analisi linguistica dello spazio ipertestuale

Informazioni tesi

  Autore: Nicoletta Trombini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Giovanni Gobber
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

L’ipertesto è una realtà poliedrica. Probabilmente, chiamarlo con il suo secondo nome, cioè quello di testo elettronico, può servire a chiarire il senso delle sue molte facce.
Testo elettronico, dunque. Basta considerare questi due termini singolarmente per rendersi conto che essi evocano e fanno riferimento a due mondi per molto tempo estranei. La parola testo certo ci rimanda ad un ambito umanista, alla lingua, alla letteratura. Testo rinvia, in sostanza, all’uomo, a colui che lo elabora, a colui che lo legge ed alla comunicazione fra questi due soggetti. Al contrario, il termine elettronico ci suggerisce un universo completamente diverso, quello delle scienze, dei numeri, delle reazioni stimolo-risposta, in altre parole il mondo delle macchine. Il nome testo elettronico, quindi, mette in relazione i due mondi e, con essi, le loro implicazioni.
Queste brevi considerazioni dovrebbero aver perlomeno lasciato intuire la complessità che si cela dietro questa realtà. Una complessità che è stato possibile raggiungere solo all’interno di un terzo mondo, che potesse comprendere gli altri due: il mondo virtuale creato dalle macchine computer. L’ipertesto così descritto è, dunque, frutto contemporaneamente delle discipline umanistico-linguistiche e degli studi scientifico-tecnologici.
In questo lavoro, la prospettiva d’analisi che ho adottato riguarda l’ipertesto in quanto realtà linguistica e comunicativa. Tuttavia, non ho potuto prescindere, almeno in parte, da considerazioni legate alla tecnica ed alla tecnologia. Il computer, infatti, è il nuovo supporto di scrittura del testo elettronico e per questo lo plasma, così come il supporto rappresentato dal libro modella il testo tradizionale.
Per l’ipertesto si può, dunque, parlare di un testo nuovo, connesso ad un nuovo spazio di scrittura. In effetti, la mia analisi si propone di essere proprio di tipo testuale e di tipo spaziale. Ho considerato l’ipertesto un testo e, successivamente, in quanto tale ne ho esaminato l’aspetto formale, strutturale, quello che gli deriva dal fatto di essere textum, cioè una trama, un intreccio, insomma, una rete.
Nel primo capitolo ho dimostrato effettivamente la testualità dell’ipertesto. Per fare ciò ho utilizzato come strumento d’analisi la linguistica testuale di Eugenio Coseriu. Grazie ad essa metterò in luce il fatto che le caratteristiche ipertestuali della reticolarità, della multisequenzialità e dell’interattività sono presenti anche nei testi tradizionali, anche se in modo, in un certo senso, implicito.
Una volta dimostrata la testualità elettronica, ne ho illustrato le più importanti implicazioni. Queste sono state a lungo studiate nell’ambito del dibattito teorico sviluppatosi intorno all’ipertesto. Per dare conto, quindi, dell’anarchia del testo elettronico, della perdita d’unicità del singolo testo e della ridefinizione del ruolo d’autore e del suo rapporto con il lettore riproporrò in modo critico le posizioni di due studiosi di letteratura americani: G. P. Landow e J.D. Bolter.
Per illustrare le caratteristiche ipertestuali e le loro conseguenze, entrambi questi autori hanno ripreso nozioni elaborate dalla teoria letteraria e linguistico-semiotica, in particolare la teoria decostruzionista di J. Derrida e la semiotica di C.S. Peirce.
Nel secondo capitolo ho considerato le specifiche tecniche espressive e comunicative di questa nuova tipologia testuale. Per dare ragione della nuova modalità di scrittura e lettura ipertestuale è stato necessario assumere una prospettiva strutturale e spaziale. Lo spazio di scrittura elettronico, infatti, è multidimensionale ed è tale a causa del supporto utilizzato. Dal momento, infatti, che la macchina permette di visualizzare sullo schermo il testo in modo solo frammentato, la sua macrostruttura rimane ad un livello più profondo, invisibile e, tuttavia, ne costituisce una necessaria premessa logica.
Al fine di evidenziare le tecniche comunicative dei diversi spazi di scrittura ipertestuali ho riproposto l’analisi svolta da G. Bettetini, B. Gasparini e N. Vittadini. Questo studio ha un’evidente impostazione semiotica ed in questa prospettiva descrive sia il primo momento della scrittura di un testo elettronico, cioè quello profondo e topografico, sia il secondo, cioè quello che riguarda l’elaborazione delle singole pagine/schermate. Di queste ultime viene illustrato il linguaggio plastico e quello figurativo, ma solo in minima parte quello verbale. Per questo motivo, nell’ultimo capitolo, mi sono occupata di una tipologia ipertestuale, il sito giornalistico, in cui, invece, la comunicazione verbale assume un ruolo primario.
Avvalendomi del supporto offertomi dalla teoria della rilevanza di D. Wilson e D. Sperber ho dimostrato che lo stile di scrittura ideale per la rete è lo stile della piramide invertita.

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INTRODUZIONE L’ipertesto è una realtà poliedrica. Probabilmente, chiamarlo con il suo secondo nome, cioè quello di testo elettronico, può servire a chiarire il senso delle sue molte facce. Testo elettronico, dunque. Basta considerare questi due termini singolarmente per rendersi conto che essi evocano e fanno riferimento a due mondi per molto tempo estranei. La parola testo certo ci rimanda ad un ambito umanista, alla lingua, alla letteratura. Testo rinvia, in sostanza, all’uomo, a colui che lo elabora, a colui che lo legge ed alla comunicazione fra questi due soggetti. Al contrario, il termine elettronico ci suggerisce un universo completamente diverso, quello delle scienze, dei numeri, delle reazioni stimolo-risposta, in altre parole il mondo delle macchine. Il nome testo elettronico, quindi, così come riunisce in sé i due termini, allo stesso modo mette in relazione i due mondi e, con essi, le loro implicazioni. Queste brevi considerazioni dovrebbero aver perlomeno lasciato intuire la complessità che si cela dietro questa realtà. Una complessità che è stato possibile raggiungere solo all’interno di un terzo mondo, che potesse comprendere gli altri due: il mondo virtuale creato dalle macchine

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