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Il nuovo rapporto banca impresa: grandi fidi e legame partecipativo

Le considerazioni svolte lungo il percorso di questo lavoro, unitamente alle evidenze emerse dall’analisi e dal commento dei profili organizzativi e gestionali nell’area del corporate banking delle banche italiane, ci consentono di riprendere, l’ipotesi teorica che sta alla base di un nuovo modo d’intendere il rapporto tra banca ed impresa.
Tale ipotesi nasce dalla constatazione che la funzione allocativa delle banche italiane è inefficiente, e non consente di sostenere adeguatamente il sistema economico nel suo complesso. A testimonianza di ciò, basti ricordare il forte incremento del livello di sofferenze bancarie che, a partire dagli anni ottanta, ha rimesso in discussione il paradigma di sviluppo del sistema bancario italiano. Prendendo le mosse da queste considerazioni, ci si è domandati quali sono le cause scatenanti di siffatta situazione e quali interventi bisogna apportare affinché il sistema bancario possa effettuare in maniera più efficace i compiti che istituzionalmente gli sono demandati.
Un’analisi approfondita delle cause, ha evidenziato che esse, per lo più, sono imputabili all’assetto istituzionale che il sistema bancario italiano ha ereditato dalla Legge Bancaria del ’36 che, basandosi sul principio della stabilità, aveva mortificato il ruolo dell’impresa creditizia e, di conseguenza, la sua capacità di effettuare in maniera efficiente l’attività d’intermediazione. Sempre in ossequio a tale principio, fu notevolmente ridimensionato il giuoco concorrenziale tra le banche, pervenendo ad un mercato oligopolistico fortemente protetto e regolamentato che, di fatto, impediva la crescita dimensionale degli istituti di credito. A partire dagli anni cinquanta, con un sistema economico in forte crescita ed un mercato azionario del tutto insufficiente a supportarlo, le imprese furono costrette a finanziarsi mediante un massiccio ricorso all’indebitamento, che in un sistema bancario con basso grado di concentrazione, si dovette “spalmare” su numerosi istituti di credito, creando il cosiddetto fenomeno dei fidi multipli. Tale approccio ha sicuramente garantito uno sviluppo equilibrato e stabile del sistema economico italiano per tutto il dopoguerra, tant’è che ha consentito di superare in maniera quasi indenne la crisi degli anni settanta, ma non ha più retto, quando la sfida concorrenziale si è fatta più forte, e soprattutto quando questa si è spostata sul versante dell’efficienza e dell’innovazione. Ed è proprio il pluriaffidamento che in ultima analisi penalizzava il sistema creditizio italiano, in quanto, comportava l’instaurarsi di un rapporto banca-impresa basato sulla transazione e non su un modello relazionale, e da qui scaturiva il disinteressamento della banca ad effettuare un’analisi dell’impresa sovvenuta, limitandosi ad accertare la rischiosità d’ogni singola operazione, all’interno di una logica assicurativa tra le varie banche. La mancanza di un’attività di screeening e monitoring sull’impresa finanziata, comportava, di conseguenza, un basso livello informativo, dell’effettiva capacità dell’impresa di rimborsare il credito, e per questa via, un sistema allocativo inefficiente.
Nasce, quindi, l’esigenza di ridisegnare il sistema creditizio italiano anche alla luce, sia dei cambiamenti epocali sul piano normativo, sia della spinta all’innovazione nell’utilizzo di strumenti finanziari più sofisticati e moderni. Così, gran parte della dottrina ha individuato in rapporto più forte e duraturo tra banca ed impresa la soluzione ottimale ai problemi allocativi del sistema bancario italiano. Molti hanno ipotizzato che il ricorso ad un modello basato sulla figura della banca di riferimento d’ispirazione tedesca (la cosiddetta Hausbank), potesse, in effetti, risolvere i problemi di asimmetria informativa che caratterizzano il legame in discussione.

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ABSTRACT Le considerazioni svolte lungo il percorso di questo lavoro, unitamente alle evidenze emerse dall’analisi e dal commento dei profili organizzativi e gestionali nell’area del corporate banking delle banche italiane, ci consentono di riprendere, l’ipotesi teorica che sta alla base di un nuovo modo d’intendere il rapporto tra banca ed impresa. Tale ipotesi nasce dalla constatazione che la funzione allocativa delle banche italiane è inefficiente, e non consente di sostenere adeguatamente il sistema economico nel suo complesso. A testimonianza di ciò, basti ricordare il forte incremento del livello di sofferenze bancarie che, a partire dagli anni ottanta, ha rimesso in discussione il paradigma di sviluppo del sistema bancario italiano. Prendendo le mosse da queste considerazioni, ci si è domandati quali sono le cause scatenanti di siffatta situazione e quali interventi bisogna apportare affinché, il sistema bancario possa effettuare in maniera più efficace i compiti che istituzionalmente gli sono demandati. Un’analisi approfondita delle cause, ha evidenziato che esse, per lo più, sono imputabili all’assetto istituzionale che il sistema bancario italiano ha ereditato dalla Legge Bancaria del ’36 che, basandosi sul principio della stabilità, aveva mortificato il ruolo dell’impresa creditizia e, di conseguenza, la sua capacità di effettuare in maniera efficiente l’attività d’intermediazione. Sempre in ossequio a tale principio, fu

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Carmelo Lo Verde Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.